Economia

Il dl che non piace alla maggioranza: detraibilità delle spese legali agli assolti

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Fonte: Consiglio dell'Ordine degli Avvocati di Roma

Detraibilità delle spese legali agli assolti in sede penale. Parrebbe un principio giuridico conclamato: se lo Stato ti porta alla sbarra “per sbaglio” e un giudice ti dichiara innocente con formula piena, è giusto che le spese affrontate per difenderti da accuse immotivate che si sono sgretolate in giudizio vengano pagate dallo Stato stesso. E infatti in molti Paesi è già così. Ma non in Italia. Le cose potrebbero presto cambiare se passasse un emendamento alla legge di Bilancio presentato da Enrico Costa che però rischia di creare fratture all’interno della maggioranza.

L’EMENDAMENTO SULLA DETRAIBILITÀ DELLE SPESE LEGALI AGLI ASSOLTI

Un processo costa molto, è noto (leggi anche: Giustizia, la marca da bollo diventa virtuale. E aumentano le spese per gli avvocati). In termini di stress, salute psicofisica e pure meramente economici. Un disagio che accresce più il processo dura e in Italia sappiamo che la Giustizia non è certo una folgore. Secondo quanto riporta Il Dubbio, l’emendamento alla legge di Bilancio prevede la detraibilità fino a 10.500 euro dei costi sostenuti da chi è stato processato ingiustamente e quindi assolto con formula piena. Una proposta che – viene ricordato dal quotidiano – riprende l’idea avanzata già dal Consiglio nazionale forense tre anni fa. L’emendamento sulla detraibilità delle spese legali agli assolti non piace a tutti nella maggioranza ma intanto ha già compiuto un piccolo passo: è stato infatti dichiarato ammissibile, nell’ambito della fase che fa da filtro prima dell’approdo in Parlamento, dal presidente della commissione Bilancio della Camera Fabio Melilli.

LA CROCIATA SOLITARIA DI COSTA

Continua insomma la crociata solitaria di Enrico Costa che si conferma molto attento in tema di diritti e pure spina nel fianco della maggioranza. Qualche settimana fa il deputato, passato tra le file di Azione, si era visto respingere dalla commissione Giustizia della Camera l’emendamento che avrebbe vietato per legge la cosiddetta “gogna mediatica” che gli imputati subiscono – da innocenti, dovendo ancora essere provata la loro colpevolezza – per colpa di improvvide dichiarazioni di autorità dello Stato, magistratura compresa, rilasciate a processo in corso, che li presentano agli occhi dell’opinione pubblica quali colpevoli e non rispettano il principio di presunzione di non reità. La disposizione, peraltro, si limitava a recepire nel nostro ordinamento una direttiva europea del 2016 che impone agli Stati membri di adottare “le misure necessarie per garantire che, fino a quando la colpevolezza di un indagato o imputato non sia stata legalmente provata, le dichiarazioni pubbliche rilasciate da autorità pubbliche e le decisioni giudiziarie diverse da quelle sulla colpevolezza non presentino la persona come colpevole”.

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