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Il cognac francese non inebria più Stati Uniti e Cina

Nel 2025 le esportazioni francesi di vino e liquori sono calate per le tensioni commerciali con Usa e Cina, colpendo soprattutto il cognac, mentre mercati emergenti come Sudafrica e Australia mostrano segnali positivi. L'articolo di Le Monde

 

Secondo la Federazione degli esportatori di vini e liquori, nel 2025 le vendite all’estero di vino, champagne e cognac sono diminuite dell’8% in valore su base annua, raggiungendo i 14,3 miliardi di euro, scrive Le Monde.

UN SETTORE IN FORTE TURBOLENZA

Il settore francese dei vini e dei liquori sta attraversando un periodo di forte turbolenza. A causa delle tensioni commerciali con gli Stati Uniti e la Cina, sta subendo un calo delle esportazioni. Dopo i cali già registrati nel 2023 e nel 2024, l’annata 2025 si rivela più amara. Secondo i dati pubblicati martedì 10 febbraio dalla Federazione degli esportatori di vini e liquori (FEVS), le esportazioni di vino, champagne e cognac hanno registrato un calo dell’8% in valore su base annua, raggiungendo i 14,3 miliardi di euro. Per quanto riguarda i volumi, questi sono diminuiti del 3,3%.

SURPLUS COMMERCIALE IN DIMINUZIONE

La FEVS tiene tuttavia a sottolineare che, nonostante questa battuta d’arresto, il settore registra un surplus commerciale di 13,2 miliardi di euro, in calo però del 7,6% su base annua. Questo calo, stimato in 1,1 miliardi di euro, ha contribuito al crollo della bilancia commerciale agroalimentare francese che, per il 2025, si è attestata a 200 milioni di euro, il livello più basso da oltre venticinque anni.

L’IMPATTO DEI DAZI STATUNITENSI

L’impatto più forte si è fatto sentire sul mercato americano. Donald Trump ha infatti fatto dei vini e dei liquori francesi il suo bersaglio preferito. Il suo ritorno alla Casa Bianca ha preoccupato gli operatori del settore, già scottati dai dazi doganali applicati sulle importazioni di vini francesi durante il suo precedente mandato. Fin dal suo insediamento, Trump si è lanciato in una violenta battaglia commerciale, arrivando a minacciare tasse fino al 200%. Alla fine, la pressione si è leggermente allentata con una tassazione fissata al 10% a partire da aprile 2025 per i vini e i liquori che entrano nel territorio americano. Un’aliquota che è stata rivista al rialzo in agosto e che ora è fissata al 15%.

CORREZIONE SUL MERCATO AMERICANO

A questa barriera tariffaria si è aggiunto lo svantaggio di un tasso di cambio euro-dollaro sfavorevole. Il risultato, secondo Gabriel Picard, presidente della FEVS: «L’anno si è svolto in due fasi, con un primo semestre piuttosto stabile grazie alle spedizioni precauzionali, seguito da un secondo semestre con un forte calo delle vendite. Alla fine, abbiamo subito una vera e propria correzione sul mercato americano nel 2025, con un calo delle esportazioni di vini e liquori del 21%, pari a 3 miliardi di euro”. Di cui 1,1 miliardi di euro corrispondenti alle vendite di liquori, in primo luogo il cognac.

IL CROLLO DEL COGNAC E IL CASO CINESE

Nonostante questa performance inferiore, gli Stati Uniti rimangono il primo paese di destinazione dei vini e dei liquori, molto davanti al Regno Unito. La Germania si colloca al terzo posto, scalzando la Cina, retrocessa al quarto posto. E a ragione: anche le esportazioni verso la Cina sono crollate del 20% nel 2025, attestandosi a 767 milioni di euro. Un calo legato in gran parte a quello delle vendite di cognac. Nel gennaio 2024, Pechino aveva infatti avviato un’indagine antidumping sulle esportazioni europee di acquaviti a base di vino, che interessava principalmente il cognac. Una sorta di ritorsione alla decisione di Bruxelles di tassare pesantemente le importazioni di automobili cinesi in Europa.

LA FINE DELLA CONTROVERSIA E LE DIFFICOLTÀ DEL MERCATO CINESE

Dopo l’introduzione di dazi provvisori, la controversia si è conclusa a luglio con l’impegno da parte degli industriali a vendere a un prezzo minimo, che si traduce in un aumento delle tariffe dal 12% al 16%. Inoltre, anche il rallentamento economico e il divieto di consumare alcolici durante le attività ufficiali hanno penalizzato questo mercato.

Nel complesso, il cognac è senza dubbio l’alcol che ha sofferto maggiormente di queste battute d’arresto in Cina e negli Stati Uniti. […]

PROSPETTIVE INCERTE PER IL 2026

In questo contesto teso, è difficile fare previsioni per il 2026. «Le tendenze che abbiamo osservato alla fine del 2025 continuano. Non si avverte alcuna ripresa», afferma Picard, sottolineando che «la Francia deve far sentire la propria voce in Europa, senza distinguersi troppo, perché mettersi in mostra non è sempre efficace». Un messaggio che ha trasmesso a Emmanuel Macron, venuto a inaugurare Wine Paris, il salone internazionale del vino, lunedì 9 febbraio a Parigi. Il presidente della Repubblica si è detto pronto a difendere l’esportazione del vino francese, citando mercati come India, Canada o Brasile.

[…]

NUOVI MERCATI PROMETTENTI
”L’accordo di principio con l’India è importante, ma la sua traduzione economica richiederà tempo”, precisa Picard. La FEVS mette in evidenza mercati promettenti, come il Sudafrica, dove le vendite di alcolici sono aumentate del 22%, raggiungendo i 182 milioni di euro nel 2025, o l’Australia, con un aumento delle esportazioni di vino del 20%, pari a 225 milioni di euro.

(Estratto dalla rassegna stampa estera a cura di eprcomunicazione)

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