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Il business della Luiss, Vigilanza Bankitalia diamantina, le capriole di Maggioni (Tg1), Travaglio e Gruber vanno a nozze

Arnese

Vigilanza Bankitalia, Luiss Business School, Covid, rinnovabili, Tg1, Travaglio e non solo. Pillole di rassegna stampa nei tweet di Michele Arnese, direttore di Startmag

 

 

CHE COSA SUCCEDE ALLA VIGILANZA DI BANKITALIA?

 

CHE COSA SUCCEDE ALLA LUISS BUSINESS SCHOOL?

 

CONTI IN COMUNE

 

CARTOLINE DALL’AFGHANISTAN

 

PILLOLE COVID

 

BUON VENTO

 

FACILE DIRE RINNOVABILI…

 

PAROLA DI BANCA INTESA RUSSIA

 

IL CENTRO SONO ME

 

GIORNALISMI

 

QUISQUILIE & PINZILLACCHERE

 

RICORDI

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ESTRATTO DI UN ARTICOLO DI TAG43 SU LUISS BUSINESS SCHOOL:

La visibilità di Bonomi, che dopo lo spaesamento del lombardo calato a Roma sta acquistando una certa abilità nel muoversi nei palazzi e salotti che contano, sta mandando in bestia Abete e Boccia che hanno deciso di profittare del loro ruolo e rivalersi in Luiss. Primo passo, che è anche una dichiarazione di guerra, il tentativo di estromissione del direttore generale della Business School Paolo Boccardelli, salito di recente agli onori della cronaca in quanto membro del cda anche di Tim, e il suo staff, per inserire manager di secondo piano e portare la Business school in Borsa. Obiettivo non dichiarato ma facilmente intuibile: puntare a farne un centro di potere autonomo rispetto a Confindustria.

L’operazione sta creando molti mal di pancia tra i confindustriali, anche per il modo in cui è stata portata avanti. In un primo momento infatti Boccia e Abete avevano fatto sapere che la loro iniziativa godeva del piano mandato degli attuali vertici di viale dell’Astronomia. A protestare visto i risultati conseguiti da Boccardelli in questi anni in termini di prestigio internazionale e di fatturato (da 8 a 27 milioni ) alcuni pezzi da novanta che siedono nel consiglio dell’ateneo, in primis Gian Maria Gros-Pietro, presidente di Banca Intesa, e Paola Severino, ex ministra della Giustizia e tra le candidate al Quirinale. Ma fra tutti chi la sta prendendo peggio è Franco Caltagirone il quale, tra un acquisto e l’altro di azioni Generali dove sta combattendo la sua battaglia per scalzare l’ad Philippe Donnet, ha pompato nella Luiss qualcosa che si avvicina ai tre milioni di euro. Contrario alla quotazione anche un altro affezionato supporter dell’università, Gianni Letta, che ha fatto presente come la trasformazione in spa farebbe immediatamente perdere alla Luiss tutte le collaborazioni con le altre business school internazionali.

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