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Economia

L’economia tedesca resterà poco frizzante. Report Ifo

Cosa dicono le stime dell'Ifo sull'economia della Germania per il 2023 e il 2024: stagnazione, poi una graduale ripresa. L'articolo di Pierluigi Mennitti da Berlino.

Stagnazione, poi una graduale ripresa che si concretizzerà maggiormente nel prossimo anno. È qui che si ferma la lancetta della crescita economica tedesca, secondo le stime primaverili dell’Ifo, fornite oggi a Berlino. Due anni e mezzo di pandemia, poi la guerra della Russia in Ucraina, due fattori imponderabili che hanno accelerato quel rimescolamento degli equilibri internazionali già in atto dalla metà del decennio scorso, che ha di fatto smantellato la cornice ideale nella quale l’economia tedesca era cresciuta a partire dalla metà degli anni Duemila.

COME ANDRÀ LA GERMANIA QUEST’ANNO, SECONDO L’IFO

Le previsioni economiche dell’Ifo abbracciano il biennio 2023-2024 e danno la misura del passo pesante con cui l’intero sistema produttivo della prima economia europea sta reagendo alle conseguenze del conflitto che si è aperto a oriente, a pochi passi da casa, e che ha costretto Berlino a rimodulare il motore più importante del sistema produttivo: l’approvvigionamento energetico.

Secondo gli esperti dell’istituto di Monaco, la produzione economica di quest’anno in Germania rimarrà più o meno allo stesso livello dell’anno precedente (-0,1%). Mentre l’economia dei settori legati ai consumi soffrirà dell’alta inflazione e si ridurrà, sarà l’economia industriale a sostenere la crescita. Una ripartenza che si dovrebbe concretizzare nel 2024, quando secondo l’Ifo l’economia dovrebbe tornare a crescere in modo più sostenuto, facendo segnare un +1,7%.

LA RIPRESA DA METÀ 2023

Nello specifico, “dopo un ulteriore calo del Pil dello 0,2% nel primo trimestre del 2023, quello in corso, l’economia si riprenderà gradualmente e, al più tardi a partire dalla metà dell’anno, l’aumento dei salari reali sosterrà l’economia nazionale”, afferma Timo Wollmershäuser, ricercatore economico dell’Ifo e responsabile delle stime congiunturali. Al momento sui tavoli delle trattative sono in corso diversi bracci di ferro fra sindacati e datori di lavoro, specialmente nel pubblico impiego e nel settore dei trasporti, con scioperi che, pur non raggiungendo il livello di conflittualità della Francia, provocano disagi nella vita quotidiana dei cittadini e in qualche caso rallentano la produttività.

Per la fine del mese è ventilato un grande sciopero nazionale dei trasporti, mentre forme di lotta a livello regionale stanno bloccando a turno vari aeroporti tedeschi, con intoppi nel traffico aereo. Per scongiurare lo sciopero generale di fine marzo, le trattative si sono fatte più serrate e sul tavolo dei sindacati giace ora una nuova proposta da valutare.

IL PROBLEMA DEI SALARI

L’aumento dei salari, in tempi di inflazione, preoccupa una parte degli economisti per la spirale che può innescare, ma allo stesso dovrebbe riflettersi positivamente nella capacità di spesa dei lavoratori, aiutando la ripresa da metà anno. Tanbto più che l’inflazione mostra segni di cedimento anche in Germania (e in Europa).
Così valutano i ricercatori dell’Ifo, secondo i quali alla crescita, oltre ai notevoli aumenti dei salari concordati collettivamente, contribuirà anche il graduale calo dei tassi d’inflazione. “Il picco dell’inflazione è stato raggiunto”, ha detto ancora Wollmershäuser, “in media, nel 2023, il tasso dovrebbe già essere inferiore a quello dell’anno scorso, pari al 6,2%. Nel 2024 i tassi si normalizzeranno e l’inflazione raggiungerà il 2,2%”. Il calo dei prezzi dell’energia e la graduale risoluzione dei problemi di approvvigionamento nell’industria sono le ragioni di questo risultato.

L’IFO APPLAUDE SCHOLZ PER IL PIANO SUL GNL

Da questo punto di vista, gli analisti dell’Ifo avevano valutato positivamente gli sforzi del governo di Olaf Scholz sul versante del Gnl, apprezzando il piano di costruzione dei rigassificatori lungo le coste del Mare del Nord e del Mar Baltico, sia per la quantità degli impianti previsti che per la rapidità di esecuzione dei lavori. Tre sono già entrati in funzione, gli altri procedono secondo i tempi concordati: a dispetto dell’immagine di efficienza che la Germania riesce a trasmettere all’estero, non proprio un fatto scontato.

RALLENTA IL MERCATO DEL LAVORO

La debolezza economica di quest’anno rallenterà un po’ la ripresa del mercato del lavoro, finora un punto di forza del sistema tedesco anche nella fase di crisi durante la pandemia. Ma, osservano i ricercatori bavaresi, l’aumento del numero di disoccupati di quasi 50.000 persone è dovuto principalmente ai cittadini ucraini fuggiti dalla guerra e dai bombardamenti. Si tratta di un fenomeno giudicato temporaneo, perché gli ucraini saranno gradualmente integrati nel mercato del lavoro nel biennio coperto dalle stime dell’Ifo. Il tasso di disoccupazione dovrebbe quindi scendere nuovamente al 5,1% l’anno prossimo, dopo aver toccato il 5,4% quest’anno e il 5,3% quello scorso. Sono comunque numeri molto bassi, e d’altronde la Germania, ancor più di altre economie, soffre piuttosto di una carenza di manodopera, qualificata e non. Come sostengono tutti gli economisti all’unisono, il lavoro non sarà più un problema nei prossimi anni. Semmai lo sarà quello di riuscire a far coincidere domande e offerte.

LE CONSEGUENZE DELLA SPESA PUBBLICA

Infine, i riflessi delle enormi spese pubbliche attivate negli ultimi tre anni per reagire al doppio shock già citato (pandemia più guerra).

L’Ifo non ha dubbi, il bilancio nazionale rimarrà in rosso sia quest’anno che il prossimo, rispettivamente all’1,3% e allo 0,3% della performance economica. Tuttavia, il deficit finanziario del governo è significativamente inferiore a quanto previsto a dicembre. In particolare, le spese preventivate per i freni governativi ai prezzi dell’energia sono state ridotte di ben 35 miliardi di euro perché, nella prospettiva attuale, i prezzi di acquisto di elettricità e gas nel periodo di previsione sono più bassi del previsto. Il saldo delle partite correnti tornerà a salire al 5,9% della performance economica entro il 2024, dopo essere sceso temporaneamente al 3,8% lo scorso anno a causa del forte aumento dei prezzi delle importazioni.

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