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Ecco i veri conti del Recovery Fund

Gren Pass

Il saldo del Recovery Fund sarà negativo o positivo per l’Italia? Lo sapremo solo alla fine. L’approfondimento di Giuseppe Liturri

Il Consiglio Europeo del 10 e 11 dicembre ha sbloccato lo stallo sul bilancio pluriennale 201-2027 da 1.074 miliardi a cui si aggiunge il Next Generation UE da 750 miliardi.

La “pioggia di miliardi” (209 per l’Italia) che è tutto tranne ciò che viene raccontato si avvicina a questo punto ai blocchi di partenza.

Nella seduta plenaria di mercoledì 16 il Parlamento Europeo dovrebbe dare il via libera al bilancio 2021, a quello pluriennale ed al Regolamento sulla protezione del bilancio Ue (quello impropriamente collegato allo Stato di diritto). Per il Regolamento sul Dispositivo per la Ripresa e la Resilienza (RRF, il fulcro del Next Generation UE, che dovrebbe erogare all’Italia circa 65 miliardi di sussidi e 127 miliardi di prestiti), dovremo attendere le conclusioni del Trilogo (negoziato tra Commissione, Europarlamento e Consiglio) tuttora in corso e che forse lunedì dovrebbe giungere ad un esito positivo.

Vi risparmiamo la lotta politica in corso in Italia da alcune settimane sulla struttura organizzativa che dovrebbe gestire tale imponente massa di denaro. Basti sapere che, consapevoli dell’impreparazione – che non significa incapacità, significa solo sottodimensionamento degli organici e complessità delle procedure incompatibili con i tempi imposti da Bruxelles – il Governo ha pensato ad una struttura burocratica parallela inventata ex novo e rischia una rottura con Matteo Renzi.

Qui ci concentriamo sui numeri. Sarà una vera pioggia di miliardi? Arrivano 209 miliardi (205 per la precisione secondo il Documento Programmatico di Bilancio), ma quanti ne partono?

Sull’argomento, l’intervento più recente è quello di Andrea del Monaco su Huffington Post, che giunge alla conclusione che il saldo del NgEU sarà negativo per l’Italia. Tale saldo si sommerà a quello (negativo da sempre) del bilancio pluriennale per una cifra complessiva di circa 36 miliardi.

Pur sostenendo da sempre posizioni estremamente critiche verso i sedicenti “aiuti europei”, per onestà intellettuale dobbiamo dissentire dai calcoli fatti da Del Monaco.

È condivisibile la tesi secondo cui il vero aiuto europeo sarebbe quello di farci smettere di contribuire al bilancio UE. Non avremmo versato 113 miliardi nel settennio 2012-2018 e non avremmo ricevuto 76 miliardi, con un saldo favorevole di circa 37 miliardi.

È altrettanto vero che anche il prossimo bilancio pluriennale 2021-2027, ci vedrà contribuenti netti per circa 20 miliardi, anche se tale saldo potrebbe essere ancora più elevato per l’effetto Brexit, poiché il Regno Unito era uno dei principali contribuenti netti al bilancio.

Ma i conti non tornano sul Ngeu a causa di un banale errore nella definizione degli addendi che determinano il saldo. Infatti Del Monaco, facendosi fuorviare da una tabella prodotta in un documento di lavoro della Commissione che è solo una simulazione macroeconomica di scenari senza alcun altro valore, sottrae pere dalle mele.

È infatti vero che i sussidi saranno complessivamente 81 miliardi ma, a nostro parere e confortati dall’evidenza dei numeri, il contributo dell’Italia non sarà di 96 miliardi. E quindi il saldo non sarà negativo per 15.

Infatti quei 96 miliardi sono il 12,8% di 750 miliardi, cioè l’INTERO NGEU, che però è composto da 390 miliardi di sussidi e 360 di prestiti. Ovviamente, gli Stati membri saranno chiamati a contribuire al bilancio UE solo per coprire i 390 miliardi di sussidi, poiché i prestiti sono rimborsati per definizione dai Paesi che li hanno ricevuti.

Quindi il calcolo corretto del nostro contributo dovrebbe essere il 12,8% di 390 miliardi, cioè circa 50 miliardi. In questo modo, saremmo beneficiari netti nel NGEU per circa 31 miliardi.

Ma non sarà nemmeno così.

Infatti, i primi calcoli potremo farli solo tra poche settimane quando avremo il testo definitivo della Decisione sulle Risorse Proprie che conterrà i criteri e le voci secondo cui gli Stati membri contribuiranno al bilancio.

Di certo, sappiamo che la soglia massima sarà pari al 2% del Reddito Nazionale (dal precedente 1,2%), ma tutto dipenderà dalle nuove imposte che saranno operative nel corso del settennato e da come colpiranno imprese e cittadini dei singoli Paesi. Oltre ai contributi che gli Stati dovranno versare.

Si deve considerare che la UE ha deciso di emettere obbligazioni per 750 miliardi, offrendo ai mercati in garanzia questo bilancio “accresciuto”, senza richiedere nulla per il momento agli Stati. La Ue raccoglierà denaro sui mercati (con la Bce che sicuramente sarà generosa acquirente) e lo presterà o erogherà come sussidio agli Stati. Dopo il 2027, il rimborso sarà assicurato:

  • Quanto ai prestiti, con le rate versate dai Paesi debitori.
  • Quanto alla quota sussidi, con entrate autonome definite proprio nella Decisione di cui sopra. Se, e solo se, la nostra chiave di contribuzione restasse al 12,8% di 390 (che è la nostra quota di Reddito su quello UE), allora potremmo versare i 50 miliardi anzidetti. Ma ora è davvero azzardato dirlo.

Per finire, sarebbe il caso di non dare per scontato che riusciremo ad incassare gli 80 miliardi di sussidi. Uno degli aspetti evidenziati da Del Monaco sarà la lentezza dei pagamenti, che partiranno non prima del 2023 (salvo l’anticipo del 2021).

Il rischio che alcuni progetti restino impelagati nel mostro burocratico che a Bruxelles hanno concepito per gestire il Next Generation Eu è molto elevato.

I giochi sono ancora tutti aperti.

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