Economia

Che cosa è successo ai prezzi con il lockdown

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inflazione

Crollano i prezzi dell’energia, in seguito alla caduta della domanda internazionale di carburanti, tengono i prezzi della domanda alimentare: i dettagli sull’inflazione ai tempi del lockdown. L’analisi di Ref Ricerche 

Altre informazioni di interesse sono quelle relative all’andamento dei prezzi. Le tendenze in corso sono significative perché mettono in luce andamenti anche molto diversi dei prezzi in base alle specificità di ciascuna filiera. Inoltre, le statistiche sui prezzi sono condizionate dalle peculiarità dei comportamenti, soprattutto in considerazione del fatto che ci sono anche beni e servizi per i quali il lockdown ha portato a un vero e proprio crollo del numero di transazioni, per cui i prezzi si riferiscono a prodotti e servizi che potrebbero non essere stati acquistati affatto, risultando quindi del tutto irrilevanti per il potere d’acquisto delle famiglie (pensiamo ai carburanti, per esempio).

Lo stesso Istat ha segnalato come il dato sull’inflazione di aprile sia stato condizionato da un elevato numero di mancate rilevazioni. Venendo ai principali andamenti, il primo punto di rilievo è il crollo dei prezzi energetici, che si spiega alla luce della caduta della domanda internazionale di carburanti, che a sua volta ha prodotto un vero e proprio tracollo delle quotazioni del petrolio. In aprile la componete energetica del paniere registra difatti in Italia una contrazione su mese del 6.8 per cento. Si tratta di una caduta che peraltro non contribuisce di molto a sostenere i redditi reali dei consumatori visto che siamo in una fase in cui domanda di combustibili per il riscaldamento è ai minimi per fattori stagionali, e quella di carburante per le auto è letteralmente collassata.

Come abbiamo visto, i consumi stanno tenendo invece nella componente alimentare. E in questo caso l’andamento dei prezzi è in accelerazione (con un incremento su mese dell’1.3 per cento e su anno del 2.8). Pesano in questo caso i problemi di aumento dei costi di produzione che stanno interessando l’intera filiera, dati i vincoli legati alle misure di separazione da adottare nelle fabbriche e nei punti vendita. In alcuni casi si rilevano addirittura problemi di manodopera; è soprattutto nel settore agricolo che stanno mancando gli afflussi stagionali di immigrati, che con le loro retribuzioni bassissime forniscono un contributo decisivo al contenimento dei costi lungo la filiera.
Nel complesso l’inflazione ad aprile risulta pari a zero.

Escludendo la componete alimentare e energetica, l’inflazione viaggia allo 0.7 per cento su base annua. Gli effetti della crisi sulla dinamica dei prezzi sono solo agli inizi; con le riaperture di maggio le aziende industriali del non food e molte attività di servizio si troveranno a affrontare l’inizio della nuova fase con una domanda inferiore ai livelli pre-crisi e un accumulo pregresso di prodotti invenduti.

La pressione dell’eccesso di offerta porterà molti settori a sperimentare prezzi in discesa, come si rileva anche dalla componente prezzi nell’indagine PMI curata da Markit, a fronte dei problemi nella gestione dell’attività, dati i vincoli legati alla separazione, e dunque con costi crescenti, solo attenuati dai minori costi dell’energia. In molti dei servizi privati i maggiori costi legati alla separazione (si pensi al
trasporto o alla ristorazione, che richiedono un tasso di riempimento degli spazi decisamente inferiore) sono tali da scoraggiare le riaperture sino a quando la situazione non si sarà effettivamente normalizzata.

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