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I premi agli Europei di calcio, chi dice no alla Global minimum tax, la genialata di Di Maio

Arnese

Non solo Europei di calcio e Global minimum tax. Fatti, nomi, numeri, curiosità e polemiche. Pillole di rassegna stampa nei tweet di Michele Arnese, direttore di Start

 

QUANTI MILIONI INCASSERA’ CHI VINCERA’ GLI EUROPEI DI CALCIO

 

GLOBAL MINIMUM TAX: FATTI E PROBLEMI

 

CONVERGENZE USA-CINA

 

LA CINA ALLARGA I CORDONI DELLA BORSA ALLE BANCHE

 

IL PAPERONE CINESE

 

LE GRANDI GENIALATE DI DI MAIO

 

RAI: DI TUTTO, DI PIU’

 

FOA (RAI) BISTRATTA L’USIGRAI

 

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ESTRATTO DI UN ARTICOLO DEL SOLE 24 ORE SUI PREMI PER GLI EUROPEI DI CALCIO:

Montepremi tagliato, ma sempre da record. La Uefa ha messo 331 milioni sul piatto delle 24 nazionali partecipanti a Euro 2020, cifra ridotta di 40 milioni dopo lo scoppio della pandemia ma maggiore rispetto all’edizione del 2016, dove il montepremi era di 301 milioni.

Il premio massimo è di 28,5 milioni. Per raggiungerlo, è necessario aver vinto tutte le gare della fase a gironi, arrivando fino al successo. Una strada percorribile dall’Italia, che ha chiuso il proprio girone a punteggio pieno: i tre successi contro Turchia, Svizzera e Galles sono valsi alla Figc 3 milioni, da aggiungere ai 9,5 milioni previsti per la partecipazione.

Vanno inoltre sommati: 1,5 milioni per gli ottavi vinti contro l’Austria; 2,5 milioni per la qualificazione ai quarti, dove gli Azzurri hanno battuto il Belgio; e 4 milioni per la semifinale in cui hanno superato la Spagna.

In totale, fanno 20,5 milioni già in cassa, più i 5 milioni garantiti a entrambe le finaliste.

Se l’Italia dovesse alzare la coppa, il premio salirebbe a 28,5 milioni. L’Inghilterra, che nel girone ha pareggiato una partita, può arrivare a 28 milioni.

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ESTRATTO DI UN ARTICOLO DEL SOLE 24 ORE SU GLOBAL MINIMUM TAX:

L’obiettivo è avere le nuove regole di contrasto al dumping fiscale entro il 2023. Due anni per dare attuazione a un’intesa storica, come ha ribadito ieri il ministro delle Finanze tedesco, Olaf Scholz a Venezia, poche ore prima del comunicato finale del G20 dei ministri dell’Economia e dei banchieri centrali. Una «rivoluzione», secondo il francese Bruno Le Maire, con la quale i Venti Grandi recepiscono l’intesa raggiunta il 1° luglio in sede Ocse sulla tassa minima globale del 15% sui redditi delle multinazionali e sulla ridistribuzione della competenza a tassare i gruppi più grandi. A partire dai colossi del digitale come Google o Facebook, che «finalmente pagheranno la loro giusta quota di tasse», ha aggiunto Le Maire.

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ESTRATTO DI UN ARTICOLO DI REPUBBLICA SULLA LEGGE DI MAIO ANTI DELOCALIZZAZIONI:

Mentre in Francia Macron stanzia 20 miliardi di incentivi fiscali per far tornare nel Paese le aziende che hanno delocalizzato, noi siamo fermi alla legge varata dall’allora ministro dello Sviluppo economico, Luigi Di Maio, che prevedeva sanzioni per le multinazionali beneficiarie di soldi pubblici che avessero trasferito le linee produttive all’estero. A parte la gaffe iniziale, e cioè la non retroattività della norma che non coprì così il caso dal quale era scaturita (Bekaert),o il pressing dei vari governi italiani sulle autorità dei Paesi d’origine delle multinazionali, che ha rimediato al meglio qualche telefonata con amministratori di secondo livello (vedi, appunto, la vicenda Whirlpool), il bilancio di quella norma e dei successivi aggiustamenti è desolante: è stato giusto un anno fa l’allora ministro dello Sviluppo economico, Stefano Patuanelli, ad ammetterlo rispondendo ad un’interrogazione parlamentare su quante erano state fino ad allora le revoche di finanziamenti pubblici:«Il risultato è zero», disse giustificandosi con i vincoli costituzionali sulla libertà di impresa e con le norme Ue (l’80% delle delocalizzazioni dall’Italia è diretto in Paesi dell’Est europeo). Un anno dopo, la risposta dell’attuale inquilino del Mise, Giancarlo Giorgetti, non sarebbe diversa.

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