Economia

I dati sulla fattura elettronica sono dopati? I dubbi del commercialista

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Se sono chiari e notevoli i risultati ottenuti con la politica del “cambia verso” ovvero la compliance che ha ridisegnato i rapporti tra fisco e contribuenti non più finalizzati all’immediato accertamento, sulla E-fattura invece i dati sembrano più dopati che reali. Ecco perché. L’articolo del commercialista Giuliano Mandolesi

 

Come ogni anno la giostra dei risultati della lotta all’evasione torna a girare riportando con alcuni successi di certo rilievo e con la novità e l’esordio dei dati dei primi due mesi di applicazione della fattura elettronica che invece destano qualche dubbio.

Se infatti sono chiari e notevoli i risultati ottenuti con la politica del “cambia verso” ovvero la compliance che ha ridisegnato i rapporti tra fisco e contribuenti non più finalizzati all’immediato accertamento, sulla E-fattura invece i dati sembrano più dopati che reali.

I PSEUDO SUCCESSI DELLA FATTURA ELETTRONICA

Partiamo da una dato base: il MEF solo pochi giorni ha dichiarato che l’extragettito da E-fattura per il triennio 2018-2020 sarà di circa 4 miliardi di euro.

I risultati dall’Agenzia delle Entrate però raccontano una storia ben diversa.

Secondo quanto rilevato nei primi due mesi di applicazione sarebbero stati intercettati oltre 3.2 miliardi di “acquisti fittizi” (termine peraltro ambiguo) e bloccati oltre 688 milioni di false compensazioni Iva.

Sulla base di questi risultati dunque l’extragettito da E-fattura dovrebbe superare senza problemi i 6 miliardi nel solo anno 2019 dato assolutamente imparagonabile ai soli 4 previsti addirittura nel triennio 2018-2020.

Altro punto dubbio sono proprio le false compensazioni Iva.

I crediti tributari (IVA inclusa) nella stragrande maggioranza dei casi derivano da quando indicato nei dichiarativi, in questo caso quelli presentati relativi all’annualità 2018 e non si comprende come tale dato possa essere influenzato da un adempimento, la fattura elettronica appunto, divenuto obbligatorio dal 1 gennaio 2019.

L’INUTILE VALZER DEI CONDONI

Vero ed importantissimo risultato dell’anno è il recupero dall’evasione sia derivante dai versamenti diretti che segna un +10% con 1 miliardo di incremento ed anche (e soprattutto) quello generato dall’attività di promozione della compliance, strumento in continua ascesa, con un +38% rispetto al 2017 ed oltre 1.8 miliardi di recupero, segno cristallino che quando l’agenzia delle entrate “chiama” il contribuente “risponde”.

I dato generale è dunque di tutto rilievo con il recupero da attività di controllo che aumenta di circa un miliardo e mezzo, passando dai 14,5 miliardi del 2017 ai 16,16 miliardi del 2018 e non si comprende perché questo ottimo risultato debba essere “affogato” con l’extragettito dei condoni (2,59 miliardi), strumenti una tantum, indotti da scelte e finalità politiche, che dunque hanno solo parzialmente a che fare con il recupero dell’evaso.

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