Tra consumi in calo, margini sotto pressione e cambiamenti nelle abitudini dei consumatori, il settore birrario europeo attraversa una fase di rallentamento strutturale. Heineken ha annunciato fino a 6.000 esuberi e una revisione al ribasso delle prospettive di crescita, mentre Carlsberg registra un calo dell’utile netto. In Belgio e nell’Unione europea i volumi continuano a contrarsi per il quinto anno consecutivo, mentre cresce con forza il segmento delle birre analcoliche.
HEINEKEN TAGLIA FINO A 6.000 POSTI E RIVEDE LE STIME
Heineken ridurrà tra 5.000 e 6.000 posti di lavoro nei prossimi due anni, pari a circa il 7% della forza lavoro globale di 87.000 dipendenti. La maggior parte dei tagli avverrà fuori dai Paesi Bassi, dove il gruppo impiega 3.700 persone. L’intervento rientra in un piano di produttività volto a contenere i costi e rafforzare le operazioni, anche attraverso interventi sulla rete di approvvigionamento, sulla sede centrale e sulle unità regionali.
“Lo facciamo davvero per rafforzare le nostre operazioni ed essere in grado di investire nella crescita”, ha dichiarato il direttore finanziario Harold van den Broek. L’amministratore delegato uscente Dolf van den Brink, che lascerà l’incarico a maggio dopo sei anni alla guida e oltre 28 nel gruppo, ha affermato che non ci sono aggiornamenti sulla nomina del successore.
Sul fronte operativo, Bloomberg scrive che i volumi di birra sono scesi del 2,4%, una flessione leggermente inferiore alle attese degli analisti. L’utile operativo organico 2025 è cresciuto del 4,4%, superando di poco il consensus del 4%, ma collocandosi nella parte bassa della forchetta indicata in precedenza. Per il 2026 la società prevede una crescita dell’utile operativo compresa tra il 2% e il 6%, inferiore al range del 4%-8% indicato per il 2025.
CARLSBERG E LA NUOVA PASSIONE PER LE BEVANDE ANALCOLICHE
Anche Carlsberg segnala un indebolimento del mercato. Nel 2025, infatti, l’utile netto si è attestato a 5,95 miliardi di corone danesi, al di sotto delle aspettative degli analisti ferme a 7,09 miliardi e in calo rispetto ai 9,12 miliardi del 2024. I volumi di birra sono scesi a 99 milioni di ettolitri dai 101,2 milioni dell’anno precedente.
Parallelamente, il Wall Street Journal segnala che il segmento Carlsberg delle bevande analcoliche e altre categorie è raddoppiato a 49 milioni di ettolitri. L’utile operativo rettificato è salito a 13,36 miliardi di corone rispetto agli 11,41 miliardi dell’anno precedente, ma sotto le attese di 13,82 miliardi. I ricavi sono cresciuti del 18,8% a 89,1 miliardi di corone, leggermente inferiori ai 89,63 miliardi stimati.
Il gruppo prevede per il 2026 una crescita organica dell’utile operativo tra il 2% e il 6%, dopo il +5% registrato nel 2025. “Abbiamo compiuto passi significativi verso la costruzione di un portafoglio di bevande ampio e diversificato”, ha dichiarato l’amministratore delegato Jacob Aarup-Andersen. “La combinazione di birra e bevande analcoliche sta quindi aprendo nuove ed entusiasmanti opportunità sia di crescita sia di creazione di valore”.
Lo conferma anche lo European Beer Trends Report 2025 di The Brewers of Europe, secondo cui il segmento delle birre analcoliche è cresciuto del 25% in cinque anni e rappresenta il 7,5% dei consumi nell’Unione europea, segnalando un progressivo spostamento delle preferenze dei consumatori.
CONSUMI IN CALO IN BELGIO (E NELL’UNIONE EUROPEA IN GENERALE)
Ma il rallentamento coinvolge l’intero continente. In Belgio, secondo l’associazione nazionale dei birrai, nonostante la presenza di 400 birrifici e oltre 1.600 tipologie prodotte, il consumo è diminuito del 2,1% nel 2024, dopo il -6% del 2023. Considerando gli ultimi dieci anni, la contrazione sfiora il 20%. L’associazione attribuisce il calo alla “pressione persistente sul potere d’acquisto, alla ridotta competitività, ai costi elevati e a un contesto geopolitico instabile” e segnala un cambiamento nelle abitudini di consumo: “I belgi bevono meno alcol in generale e quindi meno birra”.
Stando sempre allo European Beer Trends Report 2025, a livello europeo, la produzione di birra è scesa da 367 milioni di ettolitri nel 2019 a 345 milioni nel 2024 (-6%), con un’ulteriore flessione nei primi dati del 2025. Anche le esportazioni rallentano per il secondo anno consecutivo. Anche per The Brewers of Europe, inflazione, costi energetici e delle materie prime, interruzioni logistiche e pressioni climatiche incidono sul settore: “La bassa fiducia dei consumatori continua a rimodellare i modelli di spesa, colpendo prodotti strettamente legati alle occasioni sociali e al settore dell’ospitalità”. Tuttavia, “nonostante queste difficoltà, il settore continua a innovare”.
HORECA IN SOFFERENZA
Il calo dei consumi, scrive Il Sole 24 Ore, riguarda in particolare il canale horeca, ovvero il settore della ristorazione e dell’ospitalità. La quota di birra consumata in pub, bar e ristoranti è scesa da un terzo del totale europeo a circa un quarto. Pur rappresentando volumi inferiori rispetto alla grande distribuzione, il consumo fuori casa genera la parte principale del valore aggiunto della filiera e sostiene un ampio tessuto di piccole e medie imprese.
Dopo anni di crescita, il numero di birrifici attivi nell’Ue si è stabilizzato intorno a 9.700 unità. Per Christian Weber, presidente di The Brewers of Europe, la situazione riflette una dinamica più profonda: “I consumatori hanno perso fiducia e spendono meno. I birrifici affrontano costi crescenti, normative più severe e pressioni lungo tutta la catena di approvvigionamento. Siamo resilienti e ottimisti per natura, ma abbiamo bisogno di maggiore stabilità e sostegno per continuare a credere in un futuro luminoso”.




