Economia

Perché la guerra commerciale di Trump alla Cina influenzerà la Fed di Powell

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Il commento giornaliero ai mercati finanziari di Giuseppe Sersale, strategist di Anthilia Capital Partners sgr

Che non sarebbe stata una giornata facile sui mercati, lo si è intuito dall’aria che si è respirata stamattina in Asia, con tutti i principali indici a mostrare marcate perdite, e “A” e “H” shares cinesi giù in media del 2%. A caccia di catalyst, gli operatori hanno volto l’attenzione nuovamente alla trade war, con la possibilità che nei prossimi giorni si abbia l’applicazione definitiva di dazi su una buona parte dei 200 bln di importazioni oggetto di pubblica discussione nelle scorse settimane. Old news, a mio modo di vedere, ma è anche vero che il processo di elaborazione si conclude domani, e che Trump ha dichiarato recentemente di volerli vedere applicati il prima possibile.

TRUMP NON INDIETREGGIA SULLA TRADE WAR

Ho a lungo pensato che il presidente Usa avrebbe cercato un accordo prima delle Midterm elections da sventolare in faccia all’elettorato. È ancora possibile, ma non sembra più uno scenario centrale, onestamente. L’economia Usa cresce robustamente, il consenso di Trump è elevato e finora l’impatto sugli Usa della trade war si nota solo a livello di preoccupazione al Congresso, nelle aziende e nei consumatori. Non sembra ci sia fretta di allentare le tensioni dal lato Usa. Dal lato cinese una capitulation non è minimamente consigliabile. E comunque non vi sono sentori di particolari contatti tra le parti. Ne consegue che vi è la quasi certezza che anche questo round di misure e contromisure vedrà la luce.

I DAZI IMPATTERANNO I PREZZI USA

Fatto questo breve bagno di umiltà, vorrei informare Trump che, poiché tra le merci comprese in questi nuovi 200 bln è elevata la percentuale di beni di consumo, e beni in cui l’import cinese è un elevata share del totale (e quindi per gli Usa è più difficile trovare fornitori sostitutivi), è probabile che l’impatto sui prezzi sarà più elevato, il che potrebbe indurre la Fed ad alzare i tassi più rapidamente e offrire supporto al $, in particolare contro Yuan. Eventuali lamentazioni da parte del Presidente, come avvenuto di recente, sul fatto che Powell è troppo aggressivo, e che “tutti svalutano contro il $” sono da rispedire al mittente. A parte ciò, l’impatto sui consumatori e sulle aziende Usa potrebbe essere più forte.

GLI INDICI DEGLI ALTRI

Trade War a parte, anche il PMI servizi cinese di agosto non ha offerto molto conforto, scendendo di 1.3 punti a 51.5 vs attese per 52.6. Il dato composite è calato meno (52 da 52.3). In generale il settore servizi ha offerto un quadro peggiore del manifatturiero nell’area, con Australia e India in marcato calo e Giappone e Hong Kong in marginale rialzo.

Con queste premesse gli indici europei non ci hanno nemmeno provato a rimbalzare, e hanno immediatamente imboccato la via del ribasso con convinzione, con la notevole eccezione del settore bancario europeo, che continua ad essere oggetto di un robusto short covering (in particolare gli istituti italiani, ma non solo).

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