Economia

Gualtieri dà i numeri su spread e Btp dopo la vittoria di Bonaccini. Il commento di Liturri

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Perché è balordo il ragionamento del ministro dell’Economia, Gualtieri, sull’effetto Bonaccini per spread e Btp. Il commento dell’analista Giuseppe Liturri

Da quando il Commissario Ue, Gunther Oettinger, nel maggio 2018 affermò che “i mercati insegneranno agli italiani a votare nella maniera giusta”, ogni occasione è utile per verificare l’avverarsi di tale previsione.

Lunedì mattina lo spread Btp-Bund ha riaperto a 141 p.p., 15 punti in meno della chiusura di 156 venerdì pomeriggio. Allo stesso modo il Btp decennale ha riaperto a 1,07%, dopo aver chiuso a 1,23% venerdì, anche qui 16 punti base in meno. Oggi mercoledì siamo a 0,99%.

È altresì vero che sono scesi tutti i tassi del reddito fisso governativo dell’eurozona ma, poiché è sceso anche lo spread dei Btp verso i titoli spagnoli e portoghesi, deve essere accaduto qualcosa di specifico che ha riguardato solo i nostri Btp.

È subito partita la grancassa della propaganda politica, con titoli e articoli che riproponevano per l’ennesima volta la solita spiegazione monocausale: grazie al voto “nella maniera giusta”, si risparmieranno millemila fantastiliardi di interessi sui titoli di Stato.

Ma cosa è accaduto effettivamente? Come è stato correttamente argomentato da diversi commentatori, l’esplodere dell’epidemia del coronavirus ha innescato una fase di avversione al rischio da parte dei mercati con una conseguente vendita di azioni e acquisto di obbligazioni ritenute meno rischiose.

E dove avrebbero potuto dirigere la loro attenzione i mercati, se non verso uno dei titoli governativi più liquidi e remunerativi al mondo, come il Btp? Se a questo si aggiunge che il titolo italiano era stato al di sotto del 1% dal 28 agosto al 10 ottobre 2019, salendo fino a sfiorare 1,5% nel mese di dicembre e attestandosi a gennaio 2020 intorno a 1,35/1,40%, si comprenderà meglio che il livello di partenza del tasso di Btp è stato almeno altrettanto decisivo nel determinare il rilevante flusso di acquisti.

In altre parole, di fronte ad un evento politico indubbiamente ben visto dagli investitori, è stato determinante per loro trovare sul mercato un Btp che costasse relativamente poco. In presenza delle stesse determinanti internazionali, avrebbero comprato a piene mani Btp anche se il tasso di venerdì fosse stato 0,50% o addirittura negativo, anziché 1,23%? Sono numerosi i dubbi in proposito.

Inoltre, come non notare che la discesa di oggi è anche figlia della salita dei tassi in autunno dal minimo di 0,82% toccato il 25 settembre? A chi mandiamo il conto della salita da 0,82% a 1,47% di dicembre? Alla stessa politica che ora si prende il merito della discesa da 1,23% a 1,07%? Si rendono conto che, proseguendo su questa strada delle spiegazioni monocausali, ci rimettono?

Pare che il ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, non tema questo rischio, perché ieri pomeriggio alla presentazione del libro di Carlo Cottarelli, ha affermato che “… in soli 2 giorni lo spread è sceso di 20 punti e secondo i calcoli dei miei tecnici questo produrrà 400 milioni di risparmi quest’anno, 1,2 miliardi nel 2021 e oltre 2 miliardi nel 2022”.

In altre parole, Gualtieri ci sta dicendo che 20 p.p. in meno sulle emissioni residue di titoli di Stato del 2020 (200 miliardi) valgono 400 milioni di minor interessi. Poi nel 2021 emetteremo altri 400 miliardi e risparmieremo 800 milioni (che sommati ai 400 sui titoli già emessi, fanno 1,2 miliardi). Poi nel 2022 emetteremo altri 400 miliardi e risparmieremo altri 800 milioni (che sommati a 1,2 miliardi su titoli già emessi, fanno 2 miliardi). Poi nel 2023…

Non c’è chi non veda l’assurdità di un simile ragionamento, che avrebbe un minimo di senso se già ieri avessimo emesso 1.000 miliardi di titoli di Stato, beneficiando di 20 p.p. in meno rispetto a venerdì, ma ieri c’è stata un’asta per soli 2 miliardi di CTZ (scadenza 29/11/2021), chiusa ad un tasso di -0,168% rispetto a -0,005% della precedente. Poco meno di 3 milioni di risparmio quest’anno, ed altrettanti l’anno prossimo. Altro che 400 milioni.

Se applicassimo lo stesso balordo principio, allora a dicembre avremmo dovuto dire che le convulsioni della maggioranza per l’approvazione della legge di bilancio avevano portato il Btp a 1.47% da 0,82% (+65 p.p.) determinando così un maggior costo di €2,6 miliardi nel 2020, di €5,2 miliardi nel 2021 e di €7,8 miliardi nel 2022. A chi mandiamo il conto della differenza tra €15,6 miliardi e €3,6 miliardi di cui parla Gualtieri su 3 anni?

Numeri buoni per il Superenalotto. Sia i primi che gli ultimi.

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