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Perché puzza di sinistrismo la tassaiola contro le banche

Il governo Meloni picchia le banche per dimostrare gli elettori di saper mettere in riga i “poteri forti”. Purché non siano tassisti o  balneari. L'analisi di Mario Seminerio, curatore del blog Phastidio.

A sorpresa, il consiglio dei ministri del 7 agosto, che doveva licenziare il solito decretone omnibus estivo, quest’anno battezzato “Asset e investimenti”, forse in omaggio al ritrovato nazionalismo linguistico che prescrive di usare la lingua di Dante ogni volta che è possibile, ha prodotto un prelievo straordinario sulle banche italiane e sul loro margine di interesse, la differenza tra interessi ricevuti sui prestiti e quelli pagati su conti correnti e depositi.

La misura non era nelle bozze che solitamente circolano copiose prima di ogni consiglio, anche se riprende la minaccia che dalla scorsa primavera il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, faceva alle banche: aumentate la remunerazione sui conti correnti, oppure vi tasseremo. E così è stato anche, se bizzarramente, Giorgetti non era presente alla conferenza stampa del dopo cdm (neppure la premier, ma questo le capita spesso) e la misura è stata presentata con vivo compiacimento dal vicepremier Matteo Salvini, per un momento tornato nei panni di inizio carriera del “comunista padano”: Fratoianni, prendi e porta a casa.

COLPITO IL MARGINE D’INTERESSE

Ma in cosa consiste la misura? Pare di capire, in un prelievo del 40% che scatterà se il margine di interesse registrato nel 2022 “eccede per almeno il 3%” il valore dell’esercizio 2021. Percentuale che sale al 6% confrontando il 2023 col 2022. Tale imposta non potrà eccedere il 25% del patrimonio netto delle banche. A occhio, questo è un prelievo sul margine d’interesse, e ricorda molto la misura presa dal governo di sinistra spagnolo di Pedro Sanchez, che ha applicato un’aliquota del 4,8% al margine d’intermediazione (interessi netti e commissioni nette) eccedente gli 800 milioni di euro. Le banche spagnole hanno impugnato il provvedimento.

Curiosamente, la misura appare molto simile alla proposta di legge presentata il mese scorso dall’esponente del Pd Andrea Orlando e che punta a fare “redistribuzione”, soprattutto a beneficio di chi ha in essere mutui a tasso variabile. Meloni, Sanchez, Orlando: interessante triade.

Riguardo al gettito, e fermo restando che il provvedimento avrà l’abituale percorso di conversione durante il quale potrà essere modificato, le prime stime, basate sulla letteralità del testo uscito dal cdm, oscillano intorno ai 2,5-3 miliardi di euro. Per farci cosa? Salvini, in conferenza stampa, ha parlato assai genericamente di “aiuto ai mutui prima casa sottoscritti in tempi diversi dagli attuali, e taglio delle tasse”. Vaste programme.

Le interpretazioni si sprecano: quali mutui? Quelli per gli under 35 con Isee non superiore a 40 mila euro? Altri? Lo vedremo. Quanto al “taglio delle tasse”, qualunque cosa ciò significhi, farlo con una misura una tantum è ovviamente un’idiozia, ma tant’è. Forse questo assai aleatorio gettito andrà a contribuire al disperato tentativo di rastrellare soldi per prorogare anche nel 2024 la decontribuzione per redditi di lavoro inferiori a 35 mila lordi annui. O per contribuire a finanziare il leggendario “primo modulo” della riforma fiscale, o la detassazione delle tredicesime.

CERCASI SOLDI DISPERATAMENTE

Quello che pare evidente è che ci sono misure che puzzano di disperazione lontano un chilometro, e questa è una di esse. Lo scorso 19 maggio, commentando la “minaccia” di Giorgetti alle banche, concludevo così:

A meno che il governo non stia cercando il casus belli populista per procedere a un prelievo straordinario sugli utili delle banche, col quale fare redistribuzione estemporanea e spiazzare la sinistra politica e sindacale.

Missione compiuta. Quanto conosco i miei polli, vero? Quanto alle banche e al loro sindacato, spiazzati da una misura che pensavano archiviata alla voce “moral suasion grossolana”, faranno ricorsi in ogni sede giurisdizionale (su per li rami fino alla Consulta), diranno che la misura strozza la concessione di credito proprio quando la medesima è in forte contrazione, ridurranno il margine di interesse e aumenteranno le commissioni; al limite manderanno a dire ai sindacati che il rinnovo del contratto è a rischio nei termini che parevano prendere corpo, eccetera eccetera.

Alla fine, il gettito sarà risibile, gli effetti collaterali assai meno ma il frastuono mediatico garantito.

(Estratto di un articolo pubblicato su Phastidio; qui la versione integrale)

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