Nato oltre 150 anni fa come capo da lavoro per minatori e diventato nel tempo un’icona globale del denim, il marchio Levi Strauss, comunemente chiamato solo Levi’s, continua oggi a rafforzare la propria posizione anche sul piano economico. Il gruppo accelera sui ricavi, spinge sul canale diretto al consumatore e punta sulla fascia premium, superando le attese di mercato e sostenendo il titolo in Borsa, mentre dimostra di saper compensare l’impatto dei dazi attraverso prezzi più elevati e una strategia distributiva in evoluzione.
RICAVI IN CRESCITA E PERFORMANCE OLTRE LE ATTESE
Il gruppo ha registrato nel primo trimestre un aumento dei ricavi del 14%, raggiungendo 1,74 miliardi di dollari rispetto agli 1,53 miliardi dell’anno precedente e superando le stime di Wall Street ferme a 1,65 miliardi. Anche l’utile per azione rettificato ha battuto le aspettative, attestandosi a 42 centesimi contro i 37 previsti. L’utile netto è salito a 175,8 milioni di dollari, pari a 45 centesimi per azione, in crescita rispetto ai 135 milioni dell’anno precedente.
La solidità dei conti ha sostenuto il titolo, che ha guadagnato circa il 10% in una sola seduta, segnando la crescita trimestrale più robusta degli ultimi quasi quattro anni.
IL PESO DEL CANALE DIRETTO
Per la prima volta nella storia del gruppo, le vendite direct-to-consumer hanno superato la metà del fatturato complessivo, arrivando al 52%. Il canale, che include negozi monomarca e piattaforme digitali, è cresciuto del 16% su base annua.
L’azienda prevede che questa quota rimanga sopra il 50% per l’intero esercizio, pur continuando a sviluppare il canale wholesale. La strategia, spiega Cnbc, consente margini più elevati ma comporta costi iniziali legati alla riorganizzazione della distribuzione, che nel breve periodo incidono sulla redditività. Tuttavia, con l’aumento della scala operativa, il management segnala un progressivo miglioramento dei margini.
PREZZI, DOMANDA E IMPATTO DEI DAZI
Ma la crescita non è riconducibile esclusivamente ai volumi. Circa metà dell’incremento, prosegue Cnbc, deriva dall’aumento dei prezzi, mentre la restante parte è legata all’espansione delle vendite in unità. La domanda, secondo gli analisti, non ha subito contraccolpi significativi nonostante il posizionamento più alto.
Questo ha permesso all’azienda di attenuare l’impatto dei dazi sulle importazioni negli Stati Uniti, attualmente intorno al 10%. In prospettiva, un eventuale mantenimento di questa soglia potrebbe generare un beneficio stimato di 35 milioni di dollari sugli utili annuali, mentre sono possibili rimborsi fino a 80 milioni dopo le recenti modifiche normative.
COSA DICONO GLI ANALISTI
Alla luce dei risultati, Levi Strauss ha rivisto al rialzo le previsioni per l’intero anno, indicando un utile per azione compreso tra 1,42 e 1,48 dollari e una crescita dei ricavi tra il 5,5% e il 6,5%, leggermente superiore alle stime di consenso.
Gli analisti sottolineano tuttavia un approccio prudente, in particolare per il mercato statunitense, dove potrebbero emergere segnali di rallentamento nei prossimi mesi a causa dell’aumento del costo della vita e dei prezzi dell’energia. Finora, la domanda si è mantenuta stabile, sostenuta soprattutto dai consumatori più giovani e con maggiore capacità di spesa.
SEGMENTAZIONE DELL’OFFERTA E POSIZIONAMENTO
La strategia del gruppo si concentra su una segmentazione più ampia dell’offerta, capace di coprire diverse fasce di mercato. I marchi più accessibili hanno registrato crescite a doppia cifra, mentre anche le linee premium continuano a espandersi, rafforzando il posizionamento nel denim di fascia alta.
A livello di valutazione, il titolo tratta con un rapporto prezzo/utili prospettico di 12,91, inferiore rispetto ad altri operatori del settore come Ralph Lauren ma superiore ad American Eagle.







