Economia

Gioie e dolori di Sanofi

di

Sanofi

Sanofi aumenta il dividendo agli azionisti, grazie alla vendita di Regeneron, ma taglia 1.700 posti di lavoro

 

I ritardi dei vaccini anti Covid-19 non influenzano i conti di Sanofi che, forte della vendita della quota di Regeneron, ha deciso di premiare gli azionisti e di aumentare il dividendo (mentre taglia i dipendenti).

Tutti i dettagli.

I NUMERI DI SANOFI

Partiamo dai numeri. Sanofi ha archiviato il quarto trimestre del 2020 con ricavi in crescita del 4,2% e un utile in rialzo del 9,8%. Nell’intero anno i ricavi sono saliti del 3,3% a quota 36,041 miliardi di euro, anche grazie, scrive La Tribune, alle performance di vendita di Dupixent, farmaco utilizzato per il trattamento di pazienti affetti da dermatite atopica e dai vaccini.

L’IMPENNATA DELL’UTILE NETTO

Da sottolineare l’impennata dell’utile netto nel 2020 (+ 338,4%) legato alla plusvalenza di 7,2 miliardi di euro realizzata sulla cessione delle azioni del partner americano Regeneron.

DIVIDENDO AUMENTATO

Ed è in nome di questa impennata che il Cda ha deciso di proporre all’assemblea un aumento del dividendo a 3,2 euro per azione, per un totale di 4 miliardi di euro che saranno erogati agli azionisti.

TAGLI IN CORSO

Decisione che arriva mentre Sanofi è impegnata in un taglio di 1.700 posti di lavoro in Europa, di cui 400 in Francia (nella ricerca). L’azienda, dal 2019, ha avviato un piano di riorganizzazione e taglio delle spese, impegnandosi in 2,5 miliardi di euro entro il 2022.

LE ATTESE PER IL 2021

Per il 2021, Sanofi “si attende un aumento di circa il 10% del suo Eps dalle attività a tassi di cambio costanti dopo aver superato le sue previsioni per il 2020 (+ 9,2% contro un intervallo dal 7% all’8%)”, scrive Tribune.

I RITARDI DEL VACCINO

Nonostante i numeri decisamente positivi, Sanofi deve fare i conti anche con i ritardi del vaccino anti Covid. Il farmaco, messo a punto in collaborazione con  GlaxoSmithKline non arriverà prima della fine del 2021. Il vaccino, nello studio intermedio di fase ½, in doppio cieco, che ha coinvolto 440 adulti negli Stati Uniti, ha mostrato una risposta immunitaria paragonabile a quella dei pazienti che si sono ripresi da Covid-19 negli adulti di età compresa tra 18 e 49 anni, ma una bassa risposta immunitaria negli anziani.

Questo spinge Sanofi e Gsk ad avviare un nuovo studio di fase 2/b, che prevede la somministrazione negli anziani di un vaccino con una formulazione antigenica migliorata.

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