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Perché i manager stranieri bocciano la Germania

Germania Covid

Che cosa emerge da un sondaggio di Kpmg sull’attrattività della Germania verso le aziende straniere. Un giudizio critico quello espresso dai manager stranieri… L’articolo di Pierluigi Mennitti da Berlino

 

La Germania comincia a perdere competitività e la sua attrattiva nei confronti delle imprese estere è in calo. Lo certifica un sondaggio presentato questa settimana da Kpmg e rilanciato dai media tedeschi. Un giudizio critico, quello espresso dai manager stranieri, che viene sintetizzato in due frasi: “La Germania è diventata troppo cara ed è estremamente lenta nel processo di trasformazione”. La conseguenza è che le imprese diminuiscono i loro investimenti.

A finire nei questionari preparati dagli esperti della società di revisione contabile sono stati 360 manager finanziari di società tedesche controllate da grandi gruppi internazionali, statunitensi, cinesi, giapponesi ed europei. Le note peggiori hanno riguardato il sistema del fisco e la rete infrastrutturale, punti deboli già noti del sistema paese Germania: “In questi campi Berlino ha perso competitività nei confronti degli altri paesi europei”, sostiene KPMG.

In particolare vengono giudicate negativamente e insufficienti le infrastrutture digitali: per il 9% degli interpellati, quelle tedesche sono addirittura “le peggiori d’Europa” e il 24% le giudica “fra le cinque peggiori del continente”.

Non sorprende dunque che appena il 19% delle imprese preveda di investire nei prossimi cinque anni in Germania almeno 10 milioni di euro all’anno. Solo quattro anni fa quella quota era quasi doppia, il 34%. La maggior parte ammette al contrario di avere in programma una riduzione degli investimenti “tedeschi”.

Critiche anche sul versante dei costi. Troppo alti, secondo i manager, soprattutto per quel che riguarda elettricità, tasse e lavoro. Il prezzo dell’elettricità industriale è il più alto d’Europa, e le condizioni con cui la Germania si trova ad affrontare la transizione energetica (spegnimento a breve delle ultime centrali nucleari) non aiuterà a migliorare la situazione. Anche il sistema fiscale viene giudicato dai manager internazionali “non competitivo”.

Un altro anello debole tedesco si va rivelando la logistica. Le infrastrutture dei trasporti sono vecchie e poco efficienti e gli anni dei governi di Angela Merkel, quando si sarà depositata la polvere di stelle che ancora li circonda, si riveleranno come anni gettati al vento. Autostrade, ponti, binari, tutto ha bisogno di interventi strutturali e urgenti per accompagnare la crescita di un paese efficiente e non è un buon segnale per la prima economia del continente il fatto che solo il 59% degli imprenditori interpellati inserisca le infrastrutture tedesche tra le prime cinque d’Europa.

Costo del lavoro: con una media di 36,60 euro l’ora, è ben al di sopra della media Ue di 28,50 euro. Finora il maggior costo è stato giustificato e accettato grazie all’alto livello di produttività del lavoro, “tuttavia, gli investitori sono preoccupati per la stagnazione che ormai perdura dal 2018”, aggiungono gli esperti di KPMG.

Non mancano naturalmente anche i punti di forza, come il tenore di vita e soprattutto la stabilità politica, fattori valutati molto positivamente dall’80% dei manager stranieri, così come un 56% ritiene la Germania ancora fra i paesi europei dove la ricerca ha maggior supporto. Tuttavia anche in quest’ultimo campo l’attrattiva tedesca sta diminuendo e solo un intervistato su tre annovera la Germania tra i primi cinque paesi con strutture e cultura che promuovono l’innovazione. Non a caso questo è uno degli aspetti su cui il nuovo governo vorrebbe segnare un momento di rottura rispetto alla stasi degli ultimi anni.

Ma KPMG avverte: “Un ulteriore aumento della regolamentazione e della burocrazia a seguito della prevista legislazione ambientale dell’Ue è una minaccia per la Germania come luogo di investimento”.

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