skip to Main Content

Germania

La recessione in Germania fa imbufalire gli industriali contro Scholz

Secondo le stime dell'Ifo, nel 2023 il Pil della Germania calerà dello 0,4 per cento. I dati dell'istituto non aiutano la distensione tra gli industriali scontenti e il governo di Olaf Scholz. L'articolo di Pierluigi Mennitti da Berlino.

Nella settimana più difficile per quel che riguarda il rapporto tra industriali e governo piombano gli ultimi dati congiunturali dell’Ifo di Monaco che confermano il 2023 come anno recessivo per la Germania. Secondo le stime estive dell’istituto di ricerca, il Pil tedesco registrerà alla fine dell’anno un – 0,4%, tre decimali in meno rispetto al – 0,1% stimato nelle precedenti previsioni di primavera. Per la ripresa, neppure tanto consistente, bisognerà attendere il 2024, ma anche qui l’Ifo lima i numeri al ribasso, prevedendo ora un + 1,5% rispetto al + 1,7% di qualche mese fa.

L’inflazione proseguirà la sua discesa dal 6,9% del 2022 al 5,8% del 2023 e solo nel 2024 scenderà in maniera più sensibile raggiungendo il 2,1%. Sempre che lo scenario internazionale non subisca nuovi e più profondi colpi rispetto a quelli che sta sostenendo adesso.

Timo Wollmershäuser, responsabile della ricerca economica dell’Ifo, sintetizza in poche parole lo stato dell’arte: “L’economia tedesca sta uscendo solo molto lentamente dalla recessione”.

TUTTE LE CATTIVE NOTIZIE DELL’IFO SULL’ECONOMIA DELLA GERMANIA

Il bollettino estivo dell’istituto di monaco è zeppo di cattive notizie. “A causa dell’elevata inflazione, i consumi privati caleranno quest’anno dell’1,7% quest’anno e torneranno a crescere solo nel 2024, del 2,2%. Gli investimenti nell’edilizia si ridurranno ancora più rapidamente: dopo il – 1,8% dell’anno scorso, toccheranno il – 2,2% quest’anno e – 3,2% nel 2024. L’aumento dei prezzi delle costruzioni sta rallentando e i tassi di prestito rimarranno alti, riducendo ulteriormente la domanda di servizi. Il settore manifatturiero dovrebbe continuare a espandere la propria produzione in modo moderato, grazie agli elevati arretrati di ordini, per poi tornare a espandersi in modo molto più sostenuto con il graduale esaurirsi delle strozzature dell’offerta”.

Un rapporto che, seppure non inatteso, non rallegrerà le giornate del governo e neppure quelle degli imprenditori, il cui rapporto reciproco ha toccato questa settimana uno dei punti più bassi di sempre.

LO SCONTRO NEL GOVERNO SCHOLZ

Fra i partiti della coalizione di governo l’ultimo scontro è sulla legge di bilancio. Ultimo in ordine di tempo, giacché il cammino della coalizione guidata da Olaf Scholz è un continuo percorso ad ostacoli, specie in campo economico. Sul tema dei conti pubblici il cancelliere è dovuto intervenire di persona, per evitare che gli strappi tra liberali e verdi portassero di nuovo la situazione sull’orlo di una crisi. Ma il tira e molla prosegue e il ministro delle Finanze Christian Lindner non sa ancora quando potrà presentare il suo quadro.

IL MALCONTENTO DEGLI INDUSTRIALI TEDESCHI

Uno spettacolo che inquieta sempre di più il mondo imprenditoriale. Era da tempo che non si registrava una tale distanza fra gli uomini dell’industria e il governo di riferimento. E la conferenza annuale della principale associazione imprenditoriale, la Bdi, ha mostrato in tutta la sua drammaticità le crepe di tale rapporto. Un appuntamento – Il giorno dell’industria – che è anche una platea di confronto fra uomini d’affari e uomini di governo, invitati a succedersi sul palco degli interventi e a scambiarsi normalmente dichiarazioni di affetto e incitamento reciproco. Questa volta è invece andata in scena la rappresentazione di uno scontro.

Si fa fatica infatti a ricordare un discorso tanto critico, finanche brutale, da parte del presidente di un’associazione altrimenti nota per il suo passo felpato e diplomatico. “La delusione dell’industria è grande”, ha esordito senza troppi preamboli Siegfried Russwurm, tracciando un bilancio intermedio del lavoro della coalizione, “i dati economici sono sconfortanti”. In Germania si registra crescita zero mentre a livello globale vi è una crescita economica del 2,7%, ha aggiunto, “e questo significa che il nostro paese sta rimanendo indietro”.

Gli imprenditori tirano acqua al proprio mulino, le difficoltà complessive che il governo ha dovuto affrontare per superare lo shock energetico derivato dalla guerra russa in Ucraina vengono misurate sugli aiuti forniti alle imprese e su questo punto la Bdi vede nero. L’economia non riceve quasi alcun sostegno dal governo, ha lamentato Russwurm, “l’accelerazione promessa dal governo si è verificata solo nella costruzione dei terminali di gas naturale liquefatto mentre la burocrazia diventerà ancora più grande, ad esempio a causa della legge sulla catena di approvvigionamento”. Infine l’affondo: “La politica si occupa più di sorveglianza economica che di promozione economica”.

Quanto al fronte della politica industriale, per la Bdi non ci si può aspettare un nuovo miracolo economico grazie alla trasformazione verso la neutralità climatica. Russwurm ne ha naturalmente anche per i Verdi, su cui pure gli imprenditori avevano puntato nella speranza di trovare interlocutori competenti con cui intraprendere il percorso verso l’ammodernamento dell’apparato produttivo. Al centro delle polemiche di queste settimane c’è anche il cosiddetto prezzo agevolato per l’elettricità industriale, un’iniziativa allo studio del ministro dell’economia Robert Habeck, ostacolata però dai liberali che vi vedono un ulteriore salasso per i conti pubblici e una misura di distorsione del libero mercato. “Il ministro dell’Economia parla di un provvedimento ponte sul prezzo dell’elettricità e con i ponti mi viene sempre in mente che si deve conoscere l’altra sponda”, ha detto Russwurm, denunciando l’incertezza cui è condannato il mondo delle imprese.

I politici devono quindi affrontare finalmente le riforme strutturali in modo sistematico, è stata la sferzata finale del presidente degli industriali: sempre più aziende tedesche, comprese quelle piccole e medie, stanno valutando la possibilità di trasferire parti della loro creazione di valore fuori dalla Germania perché nella competizione globale sono sempre più oberate dagli attuali prezzi dell’elettricità e dell’energia.

LA REAZIONE DI SCHOLZ

Il governo però non ha porto l’altra guancia. E Scholz non c’è stato a fare il punching ball degli industriali. Il cancelliere ha invece difeso l’attivismo nella politica energetica. “Il piano di trasformazione della Germania è valido”, ha rintuzzato le critiche degli interlocutori, “il paese è nel bel mezzo della trasformazione del futuro”. Di inattività del governo non si può proprio parlare, anzi l’esecutivo è passato dalle parole ai fatti lavorando alla ristrutturazione del sistema energetico e allo sviluppo di un’infrastruttura per l’idrogeno. Grazie ai generosi aiuti statali, la Germania ha superato bene la crisi pandemica e quella energetica – ha aggiunto il cancelliere – mentre per quanto riguarda gli investimenti nelle energie rinnovabili, “la Germania è il secondo Paese più attraente al mondo dopo gli Stati Uniti. La velocità della trasformazione del sistema energetico tedesco è legge o lo sarà presto, già oggi, i costi di produzione dell’energia dal vento e dal sole sono significativamente più bassi di quelli di tutte le altre energie”.

Anche in questo caso le stoccate Scholz se l’è riservate per il finale. Una verso i ritardi accumulati dai governi precedenti nella decantata (e poco applicata) svolta energetica: “Se fosse stata realizzata l’espansione dell’energia eolica a sud e a ovest, come già avviene a nord e a est, e se fossero state realizzate le reti necessarie, allora avremmo avuto già oggi costi energetici significativamente più bassi in tutta la Germania”.

La seconda all’indirizzo dei padroni di casa: “Lo statu quo è stato piuttosto comodo e popolare per molti, anche per molti industriali”. Di disgelo tra governo e imprese, per il momento, neppure a parlarne.

Back To Top