Economia

Tutti i subbugli giuridici in Germania e Polonia sul Recovery Plan

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Discussioni e dubbi giuridici e politici in Germania e Polonia sul Recovery Plan. L’articolo di Giuseppe Liturri

Il fondo Ue per la ripresa fallirà? Questo il titolo con cui il quotidiano economico tedesco Handelsblatt ieri ha annunciato la settimana di avvio dei lavori parlamentari per la ratifica della Decisione sulle Risorse Proprie, lo strumento giuridico fondamentale affinché la Ue possa indebitarsi e quindi finanziare gli Stati.

“I critici dubitano che l’Ue possa prendere in prestito 750 miliardi di euro”, è il sommario dell’articolo, di cui vi riportiamo di seguito i passaggi più significativi:

Il primo incontro tenutosi lunedì pomeriggio ha tutti i tratti di essere uno spartiacque: il Bundestag dovrà discutere di una somma di proporzioni gigantesche.

L’Europa ha intenzione di mobilitare fino a 750 miliardi per contrastare gli effetti della pandemia. Ma, affinché l’Europa possa indebitarsi in questa misura per la prima volta nella storia, è necessaria l’approvazione di tutti gli Stati membri.

La maggioranza degli esperti nominati dai gruppi politici, soprattutto economisti e avvocati, stando alle loro opinioni, sostiene il fondo per la ricostruzione dell’Ue.

Tuttavia, ci sono anche critici che considerano incostituzionale il fondo per la ricostruzione dell’Ue. Alcuni di essi hanno intenzione di rivolgersi alla Corte costituzionale federale, come già successo in occasione dell’acquisto del debito pubblico di alcuni stati europei da parte della Bce. Inutile dire che, se questa opzione andasse in porto, potrebbe rappresentare una seria minaccia per il NextGenerationEU.

Dopotutto, il piano dell’Ue per assumere fino a 750 miliardi di debito richiede (ed è fondato NdA) anche l’affidabilità creditizia della Germania.

Secondo Matthias Herdegen, direttore dell’Istituto di diritto internazionale presso l’Università di Bonn, la questione ha alte probabilità di finire davanti alla Corte costituzionale federale. Questa affermazione si basa sull’assunto, secondo il professore, che l’Ue stia eccedendo le sue competenze e parla di un “doppio offuscamento delle responsabilità”, dal lato sia delle entrate che delle spese.

Herdegen afferma che l’Ue non possiede alcuna autorità sul debito, in quanto il bilancio dell’Ue è alimentato da risorse proprie, principalmente dai contributi degli Stati membri. “I prestiti che ora dovranno essere contratti sul mercato dei capitali sono fondi presi in prestito”.

Il governo federale e l’Ue, tuttavia, considerano il NGEU non problematico e sottolineano che si tratta di un’operazione di aiuto limitata e, soprattutto, giustificata dalla pandemia del secolo.

La maggioranza degli esperti invitati dai gruppi parlamentari, invece, considera il fondo economicamente necessario e oltretutto, costituzionale. “In considerazione dell’enorme turbolenza economica causata dalla pandemia, questo è un passo ragionevole e necessario”, ha dichiarato Lucas Guttenberg, vicedirettore del Jacques Delors Center di Berlino.

Le perplessità sollevate dai giuristi tedeschi sono le stesse ascoltate in Polonia, dove è in corso un analogo dibattito:

  • L’esigenza di dover fronteggiare una crisi, pure prevista dai Trattati, è sufficiente per giustificare un indebitamento comune, seppure garantito pro-quota da ogni singolo Stato? Cosa c’entrano il finanziamento della transizione ambientale e digitale con il soccorso previsto dai Trattati come intervento una tantum?
  • Poiché se qualche Stato non contribuisse agli incrementi del bilancio Ue, gli altri dovrebbero supplire pro-quota (sempre entro un limite massimo), non siamo in presenza di una violazione del divieto di bail-out previsto dall’art. 125 del TFUE?

Non sappiamo se trattasi di mere schermaglie politiche in vista delle prossime elezioni di settembre. Non sappiano nemmeno come potrebbe finire la disputa giuridica.

Sappiamo soltanto che siamo a marzo 2021, è passato un anno dalla peggiore recessione in tempo di pace e siamo ancora alle prese con l’approvazione di uno strumento che regge su gambe giuridicamente vacillanti e, che se tutto andasse bene, dovrebbe far affluire i fondi agli Stati membri in autunno. Proprio quando gli Usa (ma anche il Regno Unito) dovrebbero già festeggiare il ritorno del Pil al livello pre Covid, grazie all’ingente stimolo di bilancio pubblico tempestivamente deciso ed attuato prima da Donald Trump e poi da Joe Biden. È questa la misura del fallimento della Ue.

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