Economia

Tutte le paure dell’industria in Germania alle prese con il Coronavirus

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Germania coronavirus

Che cosa succede e che cosa si dice in Germania su pandemia da Covid-19 e lockdown. L’approfondimento di Pierluigi Mennitti da Berlino

Proprio adesso che i tedeschi hanno cominciato a osservare le misure restrittive adottate per provare a rallentare la curva dl contagio, dal mondo economico arrivano pressioni per allentare il lockdown. L’economia non può reggere una lunga frenata della vita sociale e della produzione, è lo slogan che riecheggia oggi. Una contraddizione che prima o poi sarebbe venuta a galla, nonostante i miliardi messi in campo da governi e istituzioni internazionali per contenere la crisi. Forse sorprende che la richiesta di retromarcia arrivi così presto.

Eppure alcuni segnali sono chiari, che arrivino da esperti o operatori economici, oppure dalla stampa che tali posizioni riflette (e in qualche caso supporta). Tre esempi. Il consiglio dei saggi, il gruppo di esperti economici che consiglia governo e parlamento tedesco su questioni politico-economiche, rivela che la profondità della recessione sarà proporzionale alla durata del lockdown imposto alla società. La Frankfurter Allgemeine Zeitung chiede in un suo editoriale al governo di disegnare fin da ora una strategia di uscita perché “anche un’economia malata nuoce alla salute delle persone”. E l’Handelsblatt dà spazio alla dichiarata volontà di Donald Trump di tornare velocemente alla normalità negli stati Uniti. La particolarità è che questa volta il quotidiano economico non canzona come al solito il presidente Usa, ma lo indica come “punto esemplare di un nuovo dibattito”.

IL CONSIGLIO DEI SAGGI: L’ENTITA’ DELLA CRISI DIPENDE DAI TEMPI DEL BLOCCO

Quel che i saggi hanno detto al ministro dell’Economia Peter Altmaier (quello dei dibattiti fantasma sugli eurobond) è che le previsioni dell’Ifo di Monaco – crollo del Pil tedesco tra il 7,2 e il 20,6% nel 2020 e di costi compresi fra 255 e 729 miliardi di euro – sono troppo pessimistiche e per nulla condivisibili. Lo scenario più probabile è piuttosto quello di un’evoluzione a V, con un pesante crollo iniziale dovuto allo shutdown e una altrettanto robusta, quanto rapida ripresa una volta ritornati alla normalità. Lars Feld, che ha parlato a nome di tutti, ha ricordato che in questa fase si ragiona sempre e solo su scenari e che i numeri dipenderanno ovviamente dalla lunghezza del blocco. Una paralisi produttiva e consumistica di cinque settimane, che presuppone una fase di recupero di tre settimane, potrà contenere la diminuzione del Pil entro il 5%. Un blocco prolungato fino a sette settimane con una successiva fase di recupero di cinque settimane produrrebbe un calo simile a quello registrato durente la crisi finanziaria globale del 2009. Allora l’economia tedesca calò del 5,9%. Una prospettiva comunque ben lontana dalla forchetta massima del -20,6% stimata dall’Ifo. E tuttavia il messaggio inviato al governo è chiaro quanto ovvio (anche per un saggio): prima si ritorna alla normalità, meno si dovrà patire dal punto di vista economico.

Curioso che fra gli esperti le posizioni si siano in qualche modo invertite, dal momento che nella prima fase della pandemia, quando i casi erano concentrati in Cina, proprio l’Ifo aveva minimizzato i rischi per l’economia tedesca, sostenendo che – problemi nei rifornimenti di filiera a parte – l’esportazioni della Germania nel paese asiatico non erano così rilevanti come quelle in Europa. Oggi le previsioni dell’Ifo sono catastrofiche, gli altri istituti sono più prudenti.

FAZ: LA CRISI ECONOMICA NON E’ FATTA SOLO DI NUMERI, MA DI VOLTI

In tutte le nazioni industrializzate si vive una paralisi economica e sociale. Una strategia comprensibile di fronte alla situazione drammatica causata dal contagio pandemico, ma che “assomiglia a una gara contro il tempo”. Ed “è associato a costi economici considerevoli, che oggi non possono ancora essere stimati con precisione, ma che alla fine dovranno essere sostenuti dalle persone”. È l’editoriale pubblicato in pagina economica dalla Frankfurter Allgemeine Zeitung, con il quale il quotidiano affronta i riflessi economici della pandemia. Una crisi che colpisce assieme la domanda e l’offerta, che non potrà essere pareggiata semplicemente dai sostegni economici messi in campo dagli Stati, che cambierà i comportamenti dei consumatori e favorirà cambiamenti economici di natura strutturale. “Nella misura in cui i costi economici non saranno espressi solo in numeri ma riceveranno dei volti, ci sarà una crescente pressione pubblica sui politici affinché allentino le restrizioni alla vita quotidiana, anche se non in maniera completa”, scrive ancora il quotidiano di Francoforte, e conclude: “L’isolamento sociale e le crisi economiche sono associate a rischi per la salute di molte persone. Anche in questa situazione straordinaria, uomini in salute ed economia in salute non è un binomio in contraddizione”.

HANDELSBLATT: TRUMP LANCIA UN DIBATTITO CENTRALE

In altri tempi, il punto di vista di Donald Trump sarebbe stato stigmatizzato e condannato dalle severe pagine dell’Handelsblatt. Questa volta è diverso. Il quotidiano economico racconta nella sua prima pagina due poli del confronto americano sul coronavirus. Da un lato il governatore dello Stato di New York Andrew Cuomo, che ha dovuto adottare misure drastiche per contrastare il focolaio nella Grande Mela, dall’altro proprio il presidente Usa, che a 350 chilometri di distanza ha lanciato un segnale di tutt’altro tono: “Non possiamo permettere che la cura sia peggiore del problema”. “Le diverse posizioni negli Stati Uniti descrivono in maniera esemplare un nuovo dibattito nel mondo occidentale”, scrive l’Handelsblatt, “un confronto sulla proporzionalità del congelamento della vita economica ordinato dallo Stato”.

Quasi a chiudere il cerchio, il quotidiano vicino alla sensibilità del mondo economico riporta altre dichiarazioni di Lars Feld, nelle quali il presidente dei saggi economici chiede al governo di esplorare altre possibilità oltre l’esteso divieto di contatti e propone a Berlino il modello sudcoreano: “Sarebbe una buona cosa riuscire a realizzare test a tappeto e tracciare i contatti dei contagiati in forme conformi alla tutela dei dati personali”. Un modo per affrontare aggressivamente l’espansione del contagio e riaccendere la vita ordinaria nel paese.

SPAHN ALLA RICERCA DELLA VIA SUCOREANA

Politici ed esperti sanitari sono naturalmente più cauti. Più i secondi che i primi, in verità, giacché sui politici si esercita la doppia pressione dei cittadini al momento per oltre il 90% favorevoli alle nuove, drastiche costrizioni e del mondo produttivo che vorrebbe un orizzonte di ripresa. Il presidente dell’istituto Koch Lothar Wieler, delegato dal governo a gestire la crisi sanitaria, è stato piuttosto franco: “In Germania siamo ancora all’inizio della pandemia, abbiamo appena iniziato a combatterla e non siamo in grado di capire quale sarà l’evoluzione”. Per Wieler non è il momento di pensare a un alleggerimento: “Non esiste una ricetta sempre valida, dovremo adeguare le misure alla situazione del momento”. Ci vorrà almeno una settimana per capire se le misure restrittive via via adottate stiano riuscendo ad allungare la curva dei contagi. Gli epidemiologi ritengono che, prima di allentare la morsa, bisognerà attendere che i casi diminuiscano e che sia possibile tracciare ogni nuova infezione: più che di settimane si parla di mesi, almeno fino all’estate. Ci si chiede se i politici, l’economia ma alla fine anche i cittadini siano in grado di reggere così a lungo. In un’intervista alla Zeit, il ministro della Salute Jens Spahn ha detto di star lavorando a una strategia complessiva ispirata al modello Seul: “Abbiamo visto che in uno Stato democratico come la Corea del Sud si è riusciti attraverso il tracciamento della posizione via smartphone a combattere la diffusione del virus e allo stesso tempo mantenere aperta la vita pubblica”. Se le misure finora adottate mostreranno efficacia nella curva dei contagi, sarà ipotizzabile un allentamento delle restrizioni a partire da alcune fasce di popolazione meno a rischio: i giovani ad esempio. Per gli anziani, invece, difficile che in tempi brevi arrivi il liberi tutti.

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