Economia

Il motore dell’economia tedesca si sta ingrippando? Fatti, numeri e analisi

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Germania

Che cosa mostrano gli ultimi dati e gli ultimi indici congiunturali diffusi oggi in Germania

 

TUTTI I DETTAGLI SULL’INDICE PMI MANIFATTURIERO

L’indice Pmi manifatturiero tedesco scende a 44,7 a marzo dal 47,6 di febbraio, al contrario delle attese che lo prevedevano in rialzo a 48. L’indicatore preliminare è stato diffuso da IHS Markit.

QUESTIONE DI INDICE

L’indice composito tedesco è sceso a marzo a 51,5 dal 52,8 di febbraio e quello relativo ai servizi a 54,9 dal 55,3. Il livello dell’indice manifatturiero è il minimo da oltre sei anni. Anche sul fronte dell’occupazione emerge un rallentamento significativo, mentre resta solida la domanda.

CHE COSA SUCCEDE IN GERMANIA

Secondo Phil Smith, economista di IHS Markit, “il rallentamento sta diventando più evidente in Germania, causato dall’incertezza legata alla Brexit e dalle tensioni tra Cina e Stati Uniti, dall’andamento negativo del settore auto e dalla sofferenza generalizzata della domanda globale”.

L’ANALISI

Gli economisti di Ihs Markit hanno evidenziato come i flussi di nuovi ordini per le aziende sono scesi per il terzo mese consecutivo. Il calo è “largamente dovuto al crollo della domanda per l’export, calata per il settimo mese consecutivo, al tasso più rapido dall’agosto 2012”. I manager intervistati da Ihs hanno riferito di aver registrato un “ritardo nelle decisioni di investimento dei clienti per le numerose incertezze, oltre che una persistente debolezza del comparto auto”.

IL PORTAFOGLIO DI ORDINI

Inoltre i dati hanno mostrato che “il portafoglio di ordini arretrati è calato al ritmo più rapido degli ultimi dieci anni, mentre per la prima volta da molti mesi anche le nuove assunzioni di personale sono diminuite”.

CHE COSA SUCCEDE IN EUROPA

Così l’indice Pmi composito relativo all’insieme delle aziende dell’area euro ha segnato un calo a 51,3 punti a marzo da 51,9 di febbraio. Si tratta del valore più basso da due mesi. Quale sia il problema risulta evidente guardando l’indice Pmi sulle imprese del manifatturiero: qui il calo è a 47,6 punti a marzo, da 49,3 del mese precedente, e secondo Markit è il valore più basso da 71 mesi.

IL COMMENTO

“L’economia dell’Eurozona conferma il suo periodo di difficoltà con il Pmi composito di marzo preliminare potenzialmente proiettato a segnare uno dei valori più bassi dal 2014”, ha sottolineato Chris Williamson, Chief Business Economist di Ihs Markit. L’indagine, ha spiegato l’esperto, indica un probabile espansione congiunturale del pil nel primo trimestre “di un modesto 0,2% con la contrazione dello 0,5% della produzione manifatturiera controbilanciata da un’approssimativa espansione dello 0,3% del terziario”.

LA TENDENZA

Inoltre, ha avvertito Williamson, “gli indici che anticipano le tendenze, quali quello dell’ottimismo e del lavoro inevaso, suggeriscono che nel secondo trimestre la crescita potrebbe indebolirsi ancora di più”. Dunque sembra che la ripresa di febbraio, dopo la protesta eccezionale dei gilet gialli, abbia già perso il suo slancio. A destare la preoccupazione maggiore è la condizione del settore manifatturiero, “che ha adesso raggiunto la contrazione maggiore dal 2013 a causa del più alto tasso di riduzione dei flussi di scambio dal 2012, anno in cui si è registrata una forte crisi del debito”, ha continuato l’economista.

 

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