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Generali Caltagirone

Generali, convergenze farlocche tra Del Vecchio, Caltagirone e Crt?

Quali sono state le posizioni di Caltagirone e Del Vecchio nel cda di Generali che ha approvato il business plan presentato da Donnet. Fatti, nomi, numeri e ricostruzioni

 

Del Vecchio, Caltagirone e Crt in Generali: convergenze parallele?, divergenze convergenti?, pattisti in ordine sparso oppure c’è una strategia comune – con un obiettivo finale – ma tattiche diverse?

E’ quello che si chiedono da ieri sera investitori, analisti e osservatori dopo l’esito del consiglio di amministrazione di Assicurazioni Generali.

“Mosse tattiche, per arrivare a un obiettivo comune: l’opposizione al ceo”, secondo il Corriere della Sera, che in questi giorni osserva di certo senza ostilità i pattisti.

Ma che cosa è successo nel cda di Generali? Ieri, dei 13 consiglieri, uno, Romolo Bardin, in rappresentanza di Delfin (Leonardo Del Vecchio), non ha partecipato alla riunione mentre Francesco Gaetano Caltagirone, presente al board, ha deciso di votare no alle nuove linee guida del Leone presentate dal numero uno, Philippe Donnet.

Il business plan targato Donnet ha dunque incassato il via libera di 11 consiglieri su 13, tra questi anche Sabrina Pucci, spesso schierata con gli “oppositori” e in passato associata a Fondazione Crt, ente che tuttavia non ha alcun proprio membro in consiglio, chiosa oggi il Sole 24 Ore.

“Sabrina Pucci, consigliera Generali vicina alla Fondazione Crt, ha invece votato a favore del piano, e così Paolo Di Benedetto, consigliere indipendente ma già in passato schierato con i tre esponenti critici del Patto”, secondo Repubblica.

I pilastri attorno a cui ruota il business plan di Donnet sono fondamentalmente cinque: l’M&A, con focus specifico sull’Est Europa e sull’Asia, gli investimenti per la svolta tecnologica (la digitalizzazione come punto cardine della crescita futura di tutti gli ambiti di attività), l’asset management, un’ulteriore spinta all’efficientamento del capitale, l’Esg e ovviamente i dividendi.

Proprio le cedole sono la voce più attesa da Piazza Affari, assieme ai denari che verranno destinati alle acquisizioni. Secondo le stime degli analisti il Leone dovrebbe impegnarsi a pagare ai soci da qui al 2024 oltre 5 miliardi di euro cumulati contro i 4,5 miliardi distribuiti nell’ultimo piano, ha aggiunto il Sole 24 Ore.

Circa i numeri del piano, Equita stima utili operativi in crescita del 2% a 6,3 miliardi, un utile netto del 4% a 3,2 miliardi (Cagr) e un dividendo cumulato 2022-2022 di 5,2 miliardi, superiore ai 4,5 miliardi del piano appena concluso. Focus del piano sarà lo sviluppo nell’asset management e la spinta sul digitale nonché la crescita ma con acquisizioni mirate, non necessariamente con il più rischioso «big deal» che è invece nei desiderata dei soci pattisti per colmare il divario di valore tra Generali e le concorrenti europee Axa, Allianz, Zurich.

Per quanto riguarda invece l’asset management, tassello centrale anche del contro piano dei pattisti, ossia Caltagirone, Del Vecchio e Fondazione Crt (che hanno un piano per mettere il turbo a Banca Generali), gli asset del gruppo superano i 680 miliardi.

Negli ultimi anni Assicurazioni Generali per crescere nel settore ha adottato una strategia multi-boutique ma, visti i risultati e la richiesta da più fronti di imprimere un colpo d’acceleratore allo sviluppo del segmento, non è escluso che nei prossimi tre anni il group ceo Philippe Donnet possa puntare a un’acquisizione di peso, secondo il Sole: “Nel core business assicurativo la strategia dovrebbe invece concentrarsi sulla crescita internazionale, rafforzando o costruendo posizioni nei mercati individuati come più profittevoli, ossia come già detto Asia ed Europa”.

‘”Non commento il piano di Banca Generali, che sarà a febbraio e non è nell’asset management ma in una nuova unit business, relativa al wealth management”, ha detto il 15 dicembre Philippe Donnet, Ceo di Generali, interpellato sul ruolo della controllata nel nuovo piano del Leone, ruolo che il patto (composto da Francesco Gaetano Caltagirone, Leonardo Del Vecchio e Fondazione CrT) vorrebbe – come detto – rafforzato (qui l’approfondimento di Startmag).

I pattisti, comunque, stanno elaborando – assicura il Corriere della Sera – un proprio piano industriale che potrebbero presentare tra gennaio e febbraio, insieme con capoazienda alternativo a Donnet da candidare in una lista contrapposta a quella che il board uscente sta preparando.

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