Economia

Perché le garanzie non sono una panacea per le imprese a caccia di liquidità

di

banche italiane centrali

Non si può pensare di aiutare solo le imprese che hanno sotto il profilo bancario parametri positivi, dimenticando gli imprenditori che già risentivano della crisi prima del Covid-19. L’intervento di Salvo Politino, vicepresidente Unimpresa

Nonostante lo sforzo di tentativi di aiuti alle imprese, in presenza di una crisi senza precedenti, le misure continuano a essere inefficaci e soprattutto caratterizzate da un processo burocratico inaccettabile e penalizzante per il sistema imprenditoriale italiano.

Sulle operazioni di prolungamento della durata di garanzia per le imprese in difficoltà, presentate antecedentemente all’entrata in vigore del decreto-legge Cura Italia, la banca provvede alla segnalazione dell’evento di rischio. Si tratta di una segnalazione che viene evidenziata nella procedura di accesso al Fondo di Garanzia del Mediocredito centrale con la dicitura: «L’impresa non risulta ammissibile alla garanzia su nuove operazioni finanziarie ai sensi della parte II par. B.1.4 lettera F delle vigenti disposizioni operative».

Ne consegue che l’impresa che ha avuto il prolungamento della durata della garanzia del Mediocredito Centrale antecedente al Covid-19, non potrà più accedere alla garanzia pubblica non solo su nuove operazioni, ma anche per il rinnovo di operazioni in scadenza già garantite da Mcc.

In tale situazione, per rimuovere le suddette segnalazioni, è necessario che la banca finanziatrice trasmetta una comunicazione al Mediocredito Centrale, redatta su carta intestata debitamente timbrata e firmata, di estinzione totale della posizione oggetto del prolungamento della garanzia.

Quindi le imprese già in difficoltà prima del Covid-19, colpite ulteriormente dalla crisi causata dal Coronavirus, si trovano a dover ripartire senza avere nessuna possibilità di accedere al credito, tramite il ricorso al fondo di garanzia pubblica dello Stato, e a dover affrontare tutta una serie di costi per la ripartenza, imbrigliate sempre di più nella morsa della burocrazia e sottomessa alle decisioni delle banche, che utilizzano il Fondo di garanzia come ombrello o riparo.

Ai sensi dell’addendum all’accordo per il credito 2019, per potere beneficiare delle misure le imprese devono essere in bonis ossia, al momento della richiesta da parte delle imprese non devono avere posizioni debitorie classificate dalla banca come esposizioni non – performing, ripartite nelle categorie delle sofferenze, inadempienze probabili, esposizioni scadute e/o sconfinanti deteriorate. L’impresa, dopo aver beneficiato delle misure previste dall’Addendum dell’accordo per il credito, può accedere a nuovi finanziamenti.

Appare evidente che alla luce della crisi Covid-19, oggi le piccole e medie imprese presentano notevoli criticità, con particolare riferimento alle probabilità di inadempienze dovute al calo del fatturato e alla chiusura forzata. È necessario, che si intervenga subito con una modifica delle disposizioni operative del Fondo di Garanzia, che preveda per le imprese in difficoltà che abbiano usufruito dell’allungamento della garanzia, la rimessa in bonis e l’utilizzo della garanzia pubblica per nuove operazioni.

Siamo preoccupati per la crescente mancanza di liquidità per le imprese e per l’inefficacia delle misure adottate dal governo. Non si può pensare di aiutare solo le imprese che hanno sotto il profilo bancario parametri positivi, dimenticando gli imprenditori che già risentivano della crisi prima del Covid-19.

Lo Stato deve decidere se aiutare le imprese o accompagnare verso la chiusura definitiva, esponendole a eventuali rischi di infiltrazioni di capitali di dubbia provenienza.

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