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Il friendshoring sta davvero cambiando il commercio? Report Economist

Il fenomeno del friendshoring sta contribuendo a ridurre la distanza geopolitica nel commercio tra nazioni, ma ha diversi limiti. Ecco quali. L'approfondimento dell'Economist.

Una recente ricerca del McKinsey Global Institute ci ricorda che le merci scambiate nel mercato globale attraversano due diversi tipi di distanze: quella geografica, misurabile in km o miglia, e quella “geopolitica”. Due parametri essenziali per capire il fenomeno molto chiacchierato del friendshoring, di cui lo studio offre riscontri ma anche spunti di riflessione sui limiti di un approccio che deve tener conto anche di quel “commercio di necessità” che vede democrazie e dittature partner riluttanti ma obbligati. Ecco cosa scrive l’Economist sull’indagine.

Distanze.

Qual è la “distanza geopolitica” tra i Paesi che commerciano tra loro? E quanto questa stessa distanza influisce sui rispettivi rapporti commerciali?

A domande come queste, che tradiscono l’importanza della politica e dei suoi principi in un campo come quello degli scambi commerciali teoricamente neutro, ha tentato di rispondere un nuovo studio del McKinsey Global Institute di cui ci rende conto l’Economist in un articolo che fin dal titolo richiama l’attenzione su un fenomeno molto discusso oggi e legato proprio alle variabili geopolitiche: il friendshoring.

Il metodo

Per stabilire la posizione geopolitica dei singoli Paesi e misurare così la distanza tra di essi, la ricerca ha preso in considerazione le più importanti risoluzioni votate all’Assemblea Generale Onu tra il 2005 e il 2022. La scala in cui vengono collocate le nazioni va dallo zero della democratica America al dieci del sanguinario Iran.

Cosa emerge

I risultati sono illuminanti, a partire da quelli relativi ai Paesi europei le cui merci coprono la minor distanza geopolitica, essendo destinate per lo più a vicini e amici. Al lato opposto dello spettro troviamo invece l’Australia costretta a commerciare con Paesi remoti da un punto di vista sia geografico che geopolitico.

In mezzo c’è l’America, Paese continente caratterizzato dall’avere pochi vicini prosperi. Infatti le sue merci, da un punto di vista geografico, viaggiano per una media di 7.200 chilometri, 2.000 in più della media globale e 600 in più della Cina.

Ma se il parametro è la distanza geopolitica allora il commercio Usa viaggia a distanze appena poco sopra la media mondiale e certamente inferiore rispetto a quelle che le merci cinesi sono costrette ad attraversare.

E il Dragone è infatti al secondo posto nella classifica McKinsey, che misura il gap geopolitico tra il Paese di partenza e quello di arrivo, preceduto solo dal Nicaragua.

E il friendshoring?

Quanto al fenomeno sulla bocca di tutti, lo studio ne trova le tracce fin dal 2017, anno dal quale è partito un processo che ha portato l’America a ridurre del 10% la distanza geopolitica coperta dal suo commercio. Ma anche Pechino l’ha ridotta del 4%, sebbene ciò abbia implicato aumentare la distanza geografica.

Ma…

Non mancano tuttavia evidenze in senso contrario. Il rapporto ricorda che esiste ancora quel “commercio di necessità” che vede superare le barriere ideologiche quando il bene o il prodotto è concentrato nelle mani di pochi. Come nel caso delle terre rare per la Cina che ne fanno un esportatore necessario o, specularmente, di quell’acciaio che dalla democratica Australia raggiunge l’autoritaria Pechino.

Limiti del friendshoring

I dati McKinsey evidenziano anche le difficoltà cui andrebbe incontro la Cina qualora praticasse il friendshoring senza se e senza ma: nella sua orbita geopolitica non ci sono grandi economie, non da compensare l’eventuale riduzione dei traffici con i partner occidentali che oggi la temono.

Per Pechino dunque friendshoring non può che significare tentare senza eccessivi strappi di trovare nuovi clienti nel mondo non allineato.

La battuta serissima dell’Economist

Lo studio McKinsey offre all’Economist l’opportunità di sintetizzarne il messaggio di fondo che riguarda la distanza geopolitica e soprattutto i modi con cui accorciarla. Che, ricorda il settimanale, restano essenzialmente due: “commerciare di più con gli amici o farsi più amici con cui commerciare”.

Due metodi che vedono i cinesi eccellere, specialmente quando si tratta di comprare l’amicizia dei nuovi clienti.

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