Economia

Pd, M5s e Leu bombardano Fincantieri e Leonardo sull’Egitto? Tafazzismo

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quartapelle egitto

Da Quartapelle (Pd) a Castaldo (M5S) passando per Palazzotto (Leu). Chi nella maggioranza di governo dice no alle commesse in ballo di gruppi italiani come Fincantieri e Leonardo all’Egitto. Il commento di Gaiani (Analisi Difesa). “Tafazzismo”

Fremm all’Egitto sì o no?

Mentre il governo ha già dato di fatto il via all’operazione tramite il Mef, all’interno della maggioranza si discute ancora della questione, che coinvolge oltre a Fincantieri (con le Fremm) anche Leonardo, per commesse complessive di almeno 9 miliardi di euro di indotto per la nostra industria, come ha svelato sabato scorso il Sole 24 Ore.

Il no al rifornimento militare al Cairo arriva dalla deputata Lia Quartapelle, capogruppo Pd nella Commissione Esteri, e da Erasmo Palazzotto, di Leu. Anche l’eurodeputato Fabio Massimo Castaldo, del Movimento 5 Stelle, dice no alla vendita al Cairo per il caso Regeni.

Ecco tutti i dettagli.

GOVERNO: VENDITA ALLO STUDIO

Ecco che cosa ha scritto su Facebook Lia Quartapelle, capogruppo Pd nella Commissione Esteri: “Il governo italiano sta facendo gli approfondimenti tecnici per decidere se vendere all’Egitto due fregate militari della nostra Marina. Oltre agli approfondimenti tecnici, servono però valutazioni politiche”, ha messo per iscritto Quartapelle, aggiungendo che “le fregate, come ogni altro assetto militare, possono essere vendute solo dopo esplicita autorizzazione della Farnesina secondo quanto previsto dalla legge 185/90. Il governo non può non ponderare bene una decisione così delicata. Non è una semplice decisione di diplomazia economica”.

COSA DEVE VALUTARE L’ITALIA

“Le considerazioni politiche da tenere in conto sono due. Abbiamo forti divergenze strategiche con l’Egitto rispetto alla Libia. L’Egitto è il principale sponsor del generale Haftar, che sta attaccando il governo internazionalmente riconosciuto di Tripoli, che l’Italia sostiene. Vendere assetti di guerra a un paese che non condivide, ma anzi avversa la nostra visione strategica sul Mediterraneo non ha senso dal punto di vista della politica estera”, ha aggiunto la deputata del Pd che segue gli esteri da anni.

L’EGITTO NON E’ UN ALLEATO COME GLI ALTRI

Nel suo post la Quartapelle si spinge oltre e sostiene che “finché le autorità egiziane non collaboreranno per arrivare a un accertamento processuale regolare su chi ha rapito, torturato e ucciso Giulio e sui mandanti, non si può considerare l’Egitto come un paese con cui intrattenere normali relazioni tra alleati. Qualsiasi iniziativa sensibile, che implichi fiducia, condivisione di valori, comunanza di idee, deve essere attentamente valutata”.

“I lavori della Commissione Regeni ci possono aiutare a fare una revisione complessiva delle nostre relazioni con l’Egitto e a decidere come regolarle, bloccandole o rallentandole in alcuni aspetti (per esempio in termini di collaborazione in materia di sicurezza interna) e rafforzando la nostra presenza in altri ambiti (diritti umani, sostegno alla società civile). La politica estera dell’Italia, cioè la nostra faccia nel mondo, è una sola. Deve comprendere e bilanciare interessi strategici, protezione dei cittadini italiani nel mondo, difesa dei diritti umani. Non c’è politica commerciale senza politica di sicurezza. Non ci sono interessi delle nostre imprese che vanno in conflitto con il sacrosanto dovere di arrivare alla verità per un cittadino italiano atrocemente ucciso 4 anni fa”, conclude la deputata.

LA POSIZIONE DI PALAZZOTTO

Dello stesso parere è anche Erasmo Palazzotto, di Leu, presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sull’omicidio di Giulio Regeni: “Garantire l’approvvigionamento di armi a un paese come l’Egitto ci fa perdere credibilità, oltre a essere in aperto contrasto con gli impegni assunti da governo e parlamento sulla ricerca della verità”, ha detto Palazzotto, esponente del partito di Roberto Speranza.

NICOLA FRANTOIANNI: NO ALLA VENDITA DI ARMI

A schierarsi contro la vendite delle Fremm all’Egitto è anche Nicola Fratoianni di Sinistra Italiana, che sostiene che il rapimento del giovane egiziano studente dell’università di Bologna, Patrick Zaky, è “un altro episodio che coinvolge un regime che quotidianamente calpesta i diritti umani e le regole democratiche, che non ha ancora fatto il suo dovere verso l’Italia e la giustizia sulla vicenda Regeni. Se pensiamo poi che c’è qualcuno in qualche ufficio del governo del nostro Paese che addirittura vorrebbe vendere delle navi militari a questi signori, di fronte a questi fatti è ancora più forte la voglia di chiederne l’allontanamento”.

ANCHE ORFINI VUOLE INTERROMPERE I RAPPORTI CON L’EGITTO?

Fermare gli affari in corso con il Cairo è quello che intende Matteo Orfini del Partito Democratico quando su Facebook chiede di “Fare rumore” sul rapimento di Patrick Zaky?

“Patrick Zaky è stato bendato, interrogato e torturato anche con cavi elettrici per ore. La famiglia racconta fosse pieno dei segni delle botte ricevute. Gli aguzzini di Zaky sono gli stessi di Giulio Regeni. E Zaky è ancora nelle loro mani. Il nostro paese sta seguendo e monitorando la vicenda da vicino, ma non basta. Bisogna fare rumore, tutti. Rumore ogni giorno, finché Patrick non sarà liberato”, scrive in un post su Facebook.

LA RICHIESTA DI CASTALDO

Chiare le parole dell’eurodeputato Fabio Massimo Castaldo, che nella giornata di ieri, in apertura dei lavori della sessione di Strasburgo, ha chiesto “con un richiamo all’articolo 158 del regolamento al Parlamento europeo una modifica dell’agenda dei lavori” per parlare del caso dello studente Patrick George Zaky. “La casa degli europei deve affrontare questa vicenda e valutare se sia giunta l’ora di rivedere le nostre relazioni con l’Egitto: finché chiuderemo gli occhi casi come quello di Giulio e di Zaky si ripeteranno”, ha detto Castaldo.

E in riferimento all’Italia e ai suoi potenziali affari, Castaldo nel giorno del quarto anniversario dal ritrovamento lungo l’autostrada Il Cairo-Alessandria del corpo di Giulio Regeni, ha affermato, come riporta Il Manifesto: “Penso sia necessario mandare un chiaro segnale: export di armi da bloccare, veramente e immediatamente”

GLI AFFARI (MILITARI) ITALIA-EGITTO

Ma la verità è che gli affari su export militari tra Italia ed Egitto non si sono mai arrestati. L’Egitto è nella top ten (al decimo posto) per export di armi italiano nel 2018, per un giro di affari di 69 milioni di euro. Una cifra ben più piccola degli affari in ballo in questi giorni, ma decisamente più grande dei circa 7 milioni di euro del 2016 e del 2017.

TAFAZZISMO ITALICO. L’ANALISI DI GAIANI

Ma davvero fermare gli armamenti sarebbe la soluzione? No, secondo Gianandrea Gaiani, direttore di Analisi Difesa: “Pregiudicare le commesse industriali, anche di tipo militare, indurrebbe l’Egitto a rivolgersi ad altri fornitori non certo a rinunciare al potenziamento delle sue forze armate né a collaborare in modo più incisivo con gli inquirenti italiani che indagano sull’omicidio di Giulio Regeni, né a gestire in modo più morbido la dissidenza interna. Da tempo circolano voci circa l’interesse del Cairo a sviluppare intese profonde con l’Italia in ambito militare e richieste in tal senso erano emerse già ai tempi dell’ultimo governo Berlusconi”.

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