Economia

Perché le banche francesi e tedesche non affosseranno i titoli di Stato italiani. Parola di Bloomberg

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Che cosa sostiene un’analisi pubblicata su Bloomberg

Bruxelles può rimbrottare Roma quanto vuole, ma fino a un certo punto. Se i leader europei stanno tentando di costringere l’esecutivo gialloverde a far un passo indietro sulla manovra, non arriveranno mai al punto di minacciare l’Italia di uscire dall’Eurozona. Perché i gruppi bancari di Francia e Germania subirebbero un danno.

È la tesi sostenuta da Mark Whitehouse, editorialista di Bloomberg, già all’economico del Wall Street Journal. Le banche francesi e tedesche, infatti, hanno in portafoglio 400 miliardi di dollari di titoli di Stato e perderebbero molto di più se il nostro Paese lasciasse l’unione monetaria.

IL PRECEDENTE GRECO

Secondo Whitehouse, l’esposizione delle banche francesi e tedesche è la chiave di lettura per predire il comportamento di Parigi e Berlino, i Paesi membri più influenti della zona euro.

Basta andare indietro nel tempo e vedere cosa è successo con la crisi greca. Quando le rivelazioni sulla cattiva gestione fiscale della Grecia hanno innescato una crisi nel 2010, all’epoca le banche francesi e tedesche detenevano circa 115 miliardi di dollari in vari investimenti greci, secondo la Bri (Banca dei Regolamenti Internazionali).

Francia e Germania si dimostrarono allora clementi con il governo di Atene offrendo ampio margine per uscire dalla crisi finanziaria. Ma cinque anni dopo, il neoeletto capo del governo greco Tsipras, incaricato di rinegoziare il debito nazionale, trovò Parigi e Berlino molto meno concilianti e votati all’imposizione dell’austerity. Guarda caso le esposizioni delle loro si erano ridotte a meno di 8 miliardi di dollari, ricorda l’analisi di Bloomberg.

IL COINVOLGIMENTO CON LE BANCHE ITALIANE

Quanto a lungo tireranno la corda Francia e Germania con l’Italia? Non troppo secondo Whitehouse. A giugno, le istituzioni francesi hanno investito circa 316 miliardi di dollari in investimenti italiani, secondo la Bri. È molto più di quanto non abbiano mai avuto in Grecia. I crediti delle banche tedesche verso il nostro paese invece, pari a 91 miliardi di dollari, sono diminuiti nel frattempo ma ancora significativi. Spingere l’Italia fuori dall’unione monetaria sarebbe deleterio in quanto svaluterebbe tutte le partecipazioni franco-tedesche nelle banche italiane.

COSA FARE ALLORA?

L’unica strada percorribile è una tregua momentanea, dice l’editorialista di Bloomberg, in modo da concedere all’Italia un po’ di respiro per stimolare la crescita economica così da rientrare negli standard nel lungo periodo.

Senza dimenticare che lo scenario con l’Italia fuori dall’unione monetaria non è negativo soltanto per le banche coinvolte ma minerebbe l’esistenza stessa dell’unione monetaria.

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