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I fondi statali ai giornali di carta? Non saranno azzerati ma spalmati ai lettori. Parola di Crimi (M5s)

Contributi Pubblici Quotidiani

Contrordine, grillini.

Agevolazioni e contributi dello Stato all’editoria non saranno più azzerati del tutto, come detto, ripetuto e annunciato ufficialmente più volte dal Movimento 5 Stelle.

I contributi diretti ai giornali di carta saranno sì cancellati, prima o poi, ma le agevolazioni sulle spese telefoniche e postali saranno rimodulate e distribuite diversamente: non più e beneficio diretto degli editori bensì dei lettori.

È quello che di fatto ha specificato ieri sera nel corso della trasmissione Report di Rai3 il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Vito Crimi (M5s), che ha la delega all’editoria.

LE TESTATE PIÙ SOVVENZIONATE

Il nuovo governo ha annunciato il taglio di tutti i contributi, anche di quelli indiretti, all’editoria, complessivamente si tratta di 180 milioni di euro. I finanziamenti diretti ai giornali, ha ricordato ieri sera Report, vanno a cooperative di giornalisti, come il Manifesto, e a società controllate da cooperative, come ItaliaOggi. Sono finanziate anche fondazioni come quella che fa capo alla Cei, nel caso di Avvenire, e come la San Raffaele degli Angelucci per Libero, ha sintetizzato Prima Comunicazione.

ECCO IL PROGETTO DI CRIMI

Il progetto della presidenza del Consiglio è stato giorni fa illustrato dallo stesso Crimi in una conversazione con il Quotidiano di Sicilia. Ecco la sintesi della conversazione da cui emerge la notizia:

Prima di tutto il taglio della contribuzione avverrà progressivamente, in due tranche e non in una, quindi non dall’oggi al domani. E già questo dovrebbe essere tranquillizzante e di grande aiuto. Poi i 90 milioni derivanti dalla somma tra rimborsi postali e telefonici potrebbero essere destinati prevalentemente a quella parte del settore industriale che ha risentito egualmente della crisi ma che è rimasta fuori dagli aiuti. Sto pensando, prima di tutto, alle edicole che, come ho recentemente dichiarato, devono essere guidate a trasformarsi in una rete di servizi remunerati. Ma penso anche all’ambizione di voler incentivare la voglia di informarsi, acquistando abbonamenti a giornali o ad altri mezzi di comunicazione, magari diminuendone il costo. Penso, ancora, a una piattaforma digitale (definita di recente dal sottosegretario Crimi ‘una sorta di Netflix dell’editoria’, nda) che permetta di leggere tutti i giornali. L’intento è spostare le risorse dall’editore al lettore”.

LE NOVITÀ IN BALLO NELLA MANOVRA DI BILANCIO

Un tema, quello dei contributi all’editoria, che è in ballo anche nella bozza di legge di bilancio. Stando all’ultima bozza consultabile della legge di bilancio, come scrive il quotidiano Avvenire, “il governo non tocca il Fondo per l’editoria (più precisamente, Fondo per il pluralismo e l’innovazione dell’informazione), ma interviene sopprimendo, dal primo gennaio 2020, le agevolazioni tariffarie e i contributi alle imprese editrici e radiotelevisive”.

ECCO L’ELENCO AGGIORNATO SULLE TESTATE CHE USUFRUISCONO DEI FONDI STATALI PER L’EDITORIA

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