Economia

Fineco e non solo, ecco perché Mustier mette a stecchetto Unicredit

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Unicredit ha chiuso nella notte di lunedì 8 luglio la vendita, via accelerated bookbuilding, della partecipazione residua detenuta in FinecoBank. La banca guidata da Mustier ha incassato 1,099 miliardi di euro dalla cessione del 18,3% della partecipata (111,6 milioni di azioni ordinarie) al valore di 9,85 euro ciascuna. Il prezzo di cessione incorpora uno sconto del 4,4% rispetto all’ultimo prezzo di chiusura pre-annuncio.

Unicredit smonta anche l’ultimo pezzo della sua storica partecipazione in Fineco.

CHE COSA HA DECISO UNICREDIT SU FINECO

A due mesi dalla vendita del 17%, dalla quale aveva incassato oltre un miliardo con una plusvalenza di 500 milioni, ieri Piazza Gae Aulenti ha avviato un accelerated bookbuilding sull’ultimo 18,3% in suo possesso (Jp Morgan e Ubs gli advisor). Quando questo giornale andava in stampa il controvalore del deal non era stato ancora reso noto.

LE REAZIONI DEL MERCATO SU FINECO

Nessuna sorpresa per il mercato, che si attendeva una cessione a cavallo dell’estate e comunque prima della presentazione del nuovo piano industriale. «Penso che la vendita sia una cosa buona sia per Fineco sia per Unicredit», aveva del resto dichiarato Jean-Pierre Mustier dopo l’ultima operazione, precisando che la banca diretta guidata da Alessandro Foti avrebbe così potuto «crescere da sola» e «fare meglio fuori da Unicredit».

I PASSI PRECEDENTI

Non per nulla la partecipazione è stata progressivamente smontata nel corso del mandato di Mustier: prima è finito sul mercato il 10% nel luglio del 2016 e poi è stato dismesso un 20% nell’ottobre di quell’anno.

LA NUOVA FASE DI FINECO

Dopo essere vissuta a lungo all’ombra di banche tradizionali (prima Bipop Carire, poi Capitalia e infine Unicredit), per Fineco si apre una nuova fase. Se l’acquisizione da parte di un gruppo internazionale viene giudicata improbabile (anche perché oggi il gruppo capitalizza 6,52 miliardi, quasi 27 volte gli utili annuali), più plausibile è che l’istituto diventi un polo aggregante sotto la regia dell’attuale top management.

LA STRATEGIA DI UNICREDIT

Per Unicredit la mossa conferma la strategia di cessione degli asset non core con l’obiettivo di incrementare il buffer patrimoniale. Sebbene la banca abbia già una posizione di capitale robusta (a fine marzo il cet1 era al 12,25%), le nuove munizioni potrebbero servire per accelerare sul processo di derisking che, oltre agli npl, si sta progressivamente allargando anche agli utp. Vero è, in ogni caso, che nei suoi tre anni al vertice di Unicredit  Mustier ha ristretto il perimetro del gruppo.

LE ALTRE DISMISSIONI DI UNICREDIT

Sul mercato sono finiti il 32,8% della polacca Bank Pekao, l’asset manager Pioneer, le attività di elaborazione dei pagamenti con carte in Italia, Germania e Austria e la banca ucraina Ukrsotsbank. Non solo. Da qualche mese è stato messo in vendita un pacchetto di immobili non strumentali, a partire dalle filiali ormai non più utilizzate, per un valore complessivo di un miliardo di euro. Tra i soggetti alla finestra ci sarebbe per l’appunto il fondo Blackstone accanto ad altri player di mercato.

(estratto di un articolo pubblicato su Mf/Milano Finanza; qui l’articolo integrale)

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