Economia

Fase 2, ecco come riapriranno Veneto, Lombardia, Liguria, Friuli e Puglia

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Mappa delle regioni alle prese con la fase 2: tutte le ordinanze delle regioni Veneto, Lombardia, Liguria, Friuli e Puglia dopo il Dpcm di Conte

Mancano solo cinque giorni all’ora X, anzi, alla Fase 2. Si va verso la ripartenza, ma non sarà una ripartenza ordinata, come pure vorrebbero gli esperti, dall’Istituto superiore di sanità in giù. Le Regioni scalpitano, alcune provano fughe in avanti, altre sono pronte a chiudere i propri confini e mettere in quarantena chiunque li valichi. Nel frattempo, è tutto un fiorire di ordinanze regionali e municipali, spesso in contrasto tra loro e con i dpcm che arrivano da Roma. Un contrasto normativo a più livelli che rischia di rendere parecchio tortuosi gli spostamenti anche da un Comune all’altro. Il caso della Liguria è emblematico.

LIGURIA, LA FUGA IN AVANTI DI TOTI NON PIACE AI SINDACI

Ha creato parecchia confusione la decisione del presidente della Regione Liguria, Giovanni Toti, di anticipare di una settimana la Fase 2, permettendo la riapertura di numerosi esercizi e ai cittadini di svolgere parecchie attività. Per la precisione, dal 27 hanno riaperto: “attività alimentari e dolciarie in modalità da asporto; vendita di calzature per i bimbi; toelettatura degli animali, solo su appuntamento, commercio al dettaglio di prodotti florivivasitici, riapertura dei cimiteri. Mentre i liguri possono dedicarsi a: corsa e bicicletta, entrambe in modalità individuale, dalle ore 6 alle ore 22, passeggiata a cavallo, pesca sportiva dilettantistica lungo le acque interne e barre di foce, pesca ricreativa in mare, esclusivamente lungo moli, banchine e pennelli, esercitati individualmente, passeggiate all’aria aperta in modo individuale o con coloro che sono residenti (o domiciliate) nella stessa abitazione, coltivazione del proprio orto all’interno del territorio regionale, allenamento e addestramento di cavalli in modalità individuale allenamento e addestramento dei cani in aree autorizzate, eseguire la manutenzione delle imbarcazioni di proprietà che si trovano nel territorio regionale da parte dei residenti”.

COME LA METTIAMO CON I DPCM?

Restano numerosi dubbi di legittimità di un simile provvedimento, dato che i Dpcm di Giuseppe Conte prevedono espressamente deroghe da parte delle Regioni e dei Comuni a patto che siano più stringenti della normativa nazionale, mentre dovrebbero automaticamente annullare quelle più lassiste. Una contrapposizione muscolare tra enti locali e Stato centralizzato in cui rischia di andarci di mezzo solo il cittadino, che potrebbe decidere di uscire “perché lo dice Toti” ma vedersi comminare una salata contravvenzione fino a 400 euro “perché lo dice Conte”. Il florilegio di ordinanze sta creando poi maretta politica. Sempre in Liguria, per esempio, diversi sindaci afferenti alla medesima area politica della Regione, hanno deciso di smarcarsi dall’ordinanza. L’esempio più clamoroso riguarda quello dell’ex ministro Claudio Scajola, oggi sindaco di Imperia, da sempre in contrasto con la Regione, che ha opposto all’ordinanza Toti la sua contrordinanza («Il sindaco di Imperia, Claudio Scajola, ha appena firmato un provvedimento che conferma sino al 3 maggio 2020 le disposizioni della propria ordinanza del 15 aprile 2020 per il contenimento e la gestione dell’emergenza epidemiologica in corso»), generando ulteriore confusione nei liguri. L’ordinanza del sindaco può scavalcare quella della Regione? Quella della Regione può scavalcare il dpcm di Conte? Nel dubbio si resta a casa o si esce sperando nella buona sorte e nella comprensione delle forze dell’ordine.

FEDRIGA: RIAPRIRE IL PRIMO GIUGNO UCCIDE IL COMMERCIO

Dal Friuli Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga, attacca: «Si poteva pensare a lasciar lavorare i parrucchieri con un cliente per volta, così come le palestre con lezioni individuali. Il primo giugno ci saranno attività produttive che terranno la saracinesca abbassata non per il Dpcm, ma perché non avranno più la forza di riaprire». E dai microfoni di Radio1 argomenta: «Sono stato il presidente di Regione che è voluto entrare nelle ordinanze anche quando non era emerso nessun contagio in Friuli Venezia Giulia, ricevendo parecchie critiche, anche da esponenti di governo. La settimana prima avevo firmato per la chiusura di scuole e università. Credo che la strategia giusta sarebbe stato chiudere tutto subito per riaprire prima, invece si è chiuso a rilento e si riapre a rilento. Penso che cittadini e imprese abbiano una sensibilità ormai formata, tutti quanti, per tenere distanze di sicurezza, mascherine e non fare aggregazioni. Bisognerebbe dargli maggiore fiducia».

ZAIA CONTRO LA FASE 2

Tra i critici più attivi della Fase 2 il presidente della Regione Veneto Luca Zaia, che a giorni alterni per tutta la durata del lock down ha indirizzato alla volta di Roma suppliche a chiudere tutto seguite da minacce per riaprire subito tutto. Alla fine è passato dalle parole ai fatti, firmando una ordinanza in netto contrasto con il Dpcm sul 4 maggio: «Consentiremo lo spostamento individuale per attività motoria e all’aria aperta, anche con bicicletta o altro mezzo, in tutto il territorio di residenza, con divieto di assembramenti. Vuol dire che si può uscire di casa e senza limitazioni si può passeggiare e fare jogging almeno nel territorio comunale. Se il governo c’è batta un colpo perché il provvedimento che ha presentato non funziona, l’approccio è sbagliato, dobbiamo rovesciarlo, si deve mettere in sicurezza il cittadino, con i dispositivi di protezione, e poi aprire tutto quello che è possibile».

ANCHE L’EMILIA NON ASPETTA LA FASE 2

A dare grattacapi al Governo non ci sono solo i presidenti di Regione di diverso colore politico. Fuoco amico arriva anche dall’Emilia Romagna. Sui social, alcune ore fa, Stefano Bonaccini ha scritto: «Ho da poco firmato una ordinanza che da domani, 29 aprile, consente alle imprese del settore edilizio le attività necessarie alla riapertura dei cantieri negli stabilimenti balneari, nelle strutture ricettive, negli impianti termali, nei parchi tematici e all’interno dei pubblici esercizi e degli esercizi commerciali. Dovranno ovviamente rispettare quanto prevede il protocollo di sicurezza nei cantieri sottoscritto dal Governo e dalle parti sociali. Inoltre, sempre da domani sarà possibile spostarsi per fare manutenzione alle imbarcazioni e ai velivoli di proprietà, facendolo individualmente, nel territorio provinciale e rientrando in giornata alla propria abituale abitazione. Le misure sono valide nell’intero territorio regionale, compresa la provincia di Piacenza. Infine, stiamo approfondendo il tema delle seconde case, che definiremo con molta probabilità già domani». Il post, non a caso, è stato subito ripreso da Toti

BOCCIA: CHI SBAGLIA, PAGA

Queste fughe in avanti rischiano di inaugurare la Fase 2 nel peggiore dei modi, tra caos normativo e possibili fiammate di ritorno del Covid-19. In più stanno irritando il Governo centrale. Da Roma, il ministro degli Affari regionali, Francesco Boccia, avverte: «Il governo continuerà ad indicare la rotta con linee guida entro cui muoversi, chi sbaglia si assumerà la responsabilità dell’aggravamento della condizione sanitaria del proprio territorio». Immediata la replica di Zaia, che si è sentito chiamato in causa: «I Veneti non sono irresponsabili, sono persone per bene», aggiungendo di «non escludere altre ordinanze». Quindi la sfida: «Il governo ha l’obbligo della vigilanza, può quindi intervenire impugnando le ordinanze».

MA CI SONO ANCHE REGIONI CHE NON HANNO FRETTA

Non tutte le Regioni scalpitano in vista della Fase 2. Anzi. Proprio nel Nord Italia abbiamo il Piemonte che, nonostante appartenga a un’area politica differente da quella del Governo, deve ancora vedersela con bollettini preoccupanti e ospedali sotto stress. Per questo il presidente Alberto Cirio, parlando con La Stampa, ha detto: «Qui le aperture saranno più lente e graduali» in quanto «mancano ancora le condizioni sanitarie per la Fase 2». E sulle mascherine intende procedere in modo più restrittivo: «in Piemonte saranno obbligatorie».

QUARANTENA PER CHI ARRIVA IN PUGLIA

Sebbene anche Michele Emiliano abbia previsto per la Puglia un allentamento complessivo delle misure in vista della Fase 2 (già consentite la pesca amatoriale, gli spostamenti per la manutenzione delle seconde case, l’attività di asporto per ristoranti, pub, gelaterie e pasticcerie con l’obbligo di rispettare la distanza di un metro; l’attività da parte degli esercizi di toelettatura degli animali, purché il servizio venga svolto per appuntamento, senza il contatto diretto tra le persone e la riapertura dei cimiteri), parallelamente ha deciso di mettere in quarantena chiunque dal 4 maggio arrivi sul suolo pugliese.

LOMBARDIA, ORA FONTANA INVITA ALLA CALMA

Sembra rientrato nei ranghi Attilio Fontana, presidente della Regione Lombardia, nonostante da quella parte d’Italia non passi giorno senza attacchi da parte di Confcommercio e Confindustria. «Anche quando da lunedì la vita sarà un pochino più libera si devono mantenere le prescrizioni: gran parte delle decisioni spettano al governo, ma è chiaro che facendo riferimento al continuo monitoraggio, se assistiamo ad una ricrescita del contagio gli interventi sarebbero immediati», ha detto intervenendo a Radio Lombardia. Del medesimo avviso l’assessore lombardo al Welfare Giulio Gallera: «È evidente che la riapertura non può che avvenire in maniera assolutamente graduale, e adottando misure che riescano a ridurre o a governare la diffusione del contagio». È quanto ha sottolineato, ha detto in collegamento con Mattino Cinque.

FASE 2, IL MONITORAGGIO DEL GOVERNO

Fontana allude al fatto che la Fase 2 si reggerà essenzialmente su due criteri: da un lato l’app Immuni sul contact tracing, di cui però si è persa ogni traccia, dall’altro i report bisettimanali delle Regioni. Secondo la relazione tecnica dell’Istituto superiore di sanità e del Comitato tecnico-scientifico Cts, il governo dovrà sperimentare per 14 giorni le misure di riapertura parziale che saranno avviate dal 4 maggio per alcuni settori lavorativi, monitorando l’impatto sull’andamento dei contagi. In quanto una riapertura totale porterebbe ad un veloce collasso delle terapie delle terapie intensive con una stima di 151 mila ricoveri già a giugno. Una ecatombe delle strutture sanitarie che potrà essere evitata, dicono gli esperti, solo procedendo per piccoli passi, con ordine e razionalità, potendo usufruire di dati in tempo reale così da chiudere senza ritardo le zone del Paese in cui si ravvisasse il ritorno del Covid-19. Tutto ciò però richiederebbe la messa a punto di un sistema svizzero, che si basi su di un rapido scambio di informazioni, su di una tecnologia al momento inesistente e sulla leale collaborazione tra Stato ed enti locali. Le premesse di questi giorni lasciano supporre che manchi tutto questo.

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