Economia

Vi racconto il fallito salvataggio statale di Mps

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Il punto di Nicola Borzi, giornalista esperto di banche e finanza, su Mps. Post tratto dal suo profilo Facebook

Nei giorni scorsi la Bce ha chiesto a Banca Mps un rafforzamento patrimoniale di 700 milioni come precondizione per dare il suo via libera al progetto Hydra, la bad bank a cui saranno trasferiti ad Amco i crediti deteriorati del gruppo più vari asset patrimoniali. Francoforte ha in mano l’asso di briscola perché gli accordi con le autorità europee che hanno consentito il salvataggio di Mps da parte dello Stato vincolano il governo a uscire dal capitale del Monte entro il 31 dicembre 2021.

COSA PREVEDE IL PROGETTO HYDRA

Il progetto Hydra, approvato dal Consiglio di amministrazione di Mps a fine giugno, prevede la scissione parziale non proporzionale con opzione asimmetrica da parte di Mps in favore di Amco di un compendio composto da crediti deteriorati (oltre 8 miliardi di euro), attività fiscali posticipate (Dta), altre attività, debito finanziario, altre passività e patrimonio netto da circa 1 miliardo.

A metà febbraio l’ad e dg uscente Marco Morelli si era detto “indisponibile al rinnovo”, poi ha rassegnato le dimissioni con effetto dal 18 agosto. Era stato cooptato dal Cda di Mps il 14 settembre 2016. Com’è andata nel corso dei suoi quasi quattro anni ai vertici del Monte che ne hanno segnato la rinazionalizzazione?

IL FALLIMENTO DEL PIANO DEL 2016

Il fallimento del piano di salvataggio “privato” di Mps con l’aumento di capitale non perfezionato del dicembre 2016 non derivava dalla mancata adesione dei risparmiatori che avevano in portafoglio bond subordinati all’offerta di conversione in azioni. I risparmiatori, pur di salvare almeno in parte i loro risparmi, avevano in gran parte aderito al piano. A non aver avuto fiducia nel futuro del Monte erano stati gli investitori che avrebbero dovuto aderire alla fase 2 dell’aumento di capitale. I fantomatici “anchor investor”, che fossero del Qatar o della Cina, non si erano visti e la loro latitanza aveva determinato il fallimento dell’offerta azionaria destinata a raccogliere la cifra mancante tra i 2,45 miliardi di bond subordinati offerti alla conversione e i 5 miliardi di rafforzamento patrimoniale richiesto. Poiché il consorzio dell’aumento non offriva la garanzia di subentro per la quota inoptata, la seconda gamba del piano era saltata. A questo punto lo Stato era intervenuto con il decreto legge varato dal Consiglio dei ministri nella notte del 22 dicembre 2016. Un intervento “precauzionale”, per evitare rischi sistemici da un problema di sostenibilità di Mps che all’epoca non c’era ma che sarebbe potuto emergere dopo pochissimi giorni, visto anche il calo degli indici di liquidità della banca dovuto alla fuga dei depositi.

Così, nel quarto trimestre 2016 Morelli fa pulizia sui crediti per 2,48 miliardi e l’esercizio si chiude con una perdita di 2,44 miliardi. Nel 2017 il gruppo contabilizza rettifiche nette di valore per deterioramento crediti, attività finanziarie e altre operazioni per 5,46 miliardi e ne perde 3,98. Nel 2018 riduce lo stock di crediti deteriorati lordi per circa 29 miliardi attraverso cessioni di sofferenze (27 miliardi) e riduzione delle inadempienze probabili (2,3 miliardi), con un utile di 279 milioni. Nel 2019 riduce lo stock di crediti deteriorati lordi di circa 4,9 miliardi ma rivede le Dta per 1,2 miliardi e finisce per perdere un miliardo. Nei primi sei mesi del 2020 perde 244 milioni.

I RICAVI

Nel frattempo questa è la dinamica dei ricavi: 5,21 miliardi nel 2015, 4,26 nel 2016 (-18,4% su base annua), 4,03 miliardi nel 2017 (-6%), 3,29 miliardi nel 2018 (-18,3%), 3,22 miliardi nel 2019 (-2%), 729,4 milioni nel primo semestre 2020 (-9,3% rispetto al primo semestre 2019 anche per l’impatto Covid).

In sostanza in quattro anni si sono persi 25 miliardi di raccolta diretta (il 21%, seppure con un lieve recupero nel 2019), 2 miliardi di ricavi su 5, suppergiù il 40%. Dal punto di vista dell’ultima riga del conto economico, invece, in questi quattro anni sono stati persi quasi 7,4 miliardi.

Adesso occorre cedere altri 8 miliardi di Npl e fare un aumento da 700 milioni che pagherà il Tesoro.

LA MORALE E LE DOMANDE IRRISOLTE

Morale dell’era Morelli: l’ex Ad e Dg ha fatto parte delle pulizie che la premiata ditta Profumo & Viola non aveva voluto o saputo fare, ma non ha completato l’opera. I ricavi sono collassati e continuano a calare. Il patrimonio non basta. Tra 16 mesi finisce il bonus “terapia intensiva” pagato da Pantalone.

Sunto: l’operazione di salvataggio pubblico è (solo in parte) riuscita ma il paziente è morto. In Toscana c’è un detto molto espressivo: “bruciare il corredo per vendere la cenere”.

Restano tre domande:

Chi se lo accatterà il cadavere di Mps?
Con quale incentivo all’acquisto?
E per seppellirlo dove?

Le stesse domande rimaste irrisolte a dicembre 2016. Dopo quattro anni, il palio delle contrade morte riporta tutti ai canapi di partenza.

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