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Che cosa studia Bruxelles sui correntisti delle banche solo fintech

Fit For 55

Una bozza della Commissione Ue prevede di porre l’obbligo a carico degli operatori del Fintech di spiegare ai clienti che i soldi dei conti virtuali segregati in unico conto non godono della tutela fino a 100 mila euro garantita per i conti correnti bancari nel caso di default della banca.

 

Dopo anni di discussione, l’Ue sembra finalmente intenzionata a dar forma concreta all’Unione bancaria fra gli Stati membri. Una istituzione richiesta a gran voce da molti attori del settore del credito per aiutare a uniformare le regole ma che potrebbe anche portare modifiche allo status quo non gradite da tutti.

COSA STA PENSANDO BRUXELLES

Come riporta Il Sole 24 Ore da Bruxelles che si appresta a gettare le basi per il completamento dell’Unione bancaria – “che dovrà passare attraverso un sistema di supporto incrociato fra i fondi interbancari di garanzia dei depositi” – filtra una novità. “La bozza di consultazione su questa review normativa, tra le altre cose – scrive il quotidiano confindustriale -, prevede di porre l’obbligo a carico degli operatori del Fintech di spiegare ai clienti che i soldi dei conti virtuali segregati in unico conto non godono della tutela fino a 100 mila euro garantita per i conti correnti bancari nel caso di default della banca”. Una notizia di certo non facilmente digeribile per i risparmiatori italiani, alcuni dei quali hanno sofferto – e non poco – per le vicissitudini di alcuni istituti di credito, Banca Etruria in primis.

COSA SUCCEDE ORA

Allo stato attuale per i correntisti di istituti di credito in difficoltà si apre l’ombrello del Fondo interbancario di tutela dei depositi ma il limite di copertura è di 100mila euro per depositante e per singola banca, anche in caso di appartenenza allo stesso gruppo bancario e il rimborso può avvenire solo in caso di liquidazione coatta amministrativa. Come informa lo stesso sito del Fitd, tutte le banche italiane sono tenute ad aderire obbligatoriamente a uno dei sistemi di garanzia dei depositanti istituiti e riconosciuti in Italia e l’adesione è condizione necessaria per l’esercizio dell’attività bancaria.

Sono due i sistemi di garanzia dei depositi; oltre allo stesso Fitd c’è infatti il Fondo di garanzia dei depositanti del Credito Cooperativo. Al Fitd aderiscono anche le succursali di banche extracomunitarie autorizzate ad operare nel nostro Paese, salvo che partecipino a un sistema di garanzia estero equivalente, mentre le succursali di banche comunitarie possono aderire al Fondo interbancario per integrare la tutela offerta dal sistema nazionale di appartenenza.

Per quanto riguarda il web, pure le banche con operatività online sono obbligate ad aderire al Fitd, al pari di tutte le altre, anche se – precisa il Fondo – “talvolta la denominazione di ‘banca on-line’ non è riferibile espressamente a un ente con licenza bancaria ma a un prodotto commerciale della banca”, dunque è rimborsabile solo se rientra nella tutela del Fitd.

L’ACCELERAZIONE SULL’UNIONE BANCARIA

Intanto, come si diceva, l’Ue intende sbrigarsi a creare l’Unione bancaria. Nelle conclusioni dell’Eurosummit, tenutosi nei giorni scorsi, i leader Ue hanno scritto che l’Unione bancaria e l’Unione dei mercati dei capitali sono “fondamentali” per garantire “stabilità” al sistema finanziario e per “sostenere la competitività dell’Ue” e “incanalare i finanziamenti necessari per la transizione verde e Digitale” e hanno chiesto all’Eurogruppo di “finalizzare un piano di lavoro graduale e vincolato su tutti gli elementi in sospeso” in modo da completare l’Unione bancaria e “accelerare i progressi” nell’approfondimento dell’Unione dei mercati dei capitali.

In vista dell’appuntamento il presidente del Consiglio, Mario Draghi, aveva posto l’accento proprio sul “completamento dell’Unione bancaria, necessario per rafforzare la stabilità finanziaria dell’unione monetaria. L’Italia – aveva sottolineato – lavora per affiancare ai due pilastri esistenti – il Meccanismo di Vigilanza Unico e il Meccanismo di Risoluzione Unico – un Sistema Europeo di Assicurazione dei Depositi”. E se per la direttrice operativa dell’Fmi, Kristalina Georgieva, “il completamento dell’unione bancaria è cruciale”, per Valdis Dombroskis, vicepresidente esecutivo della Commissione europea, “è una delle nostre priorità” perché “può contribuire a ristabilire la fiducia dei cittadini nel sistema bancario Ue e proteggerli meglio da crisi future”.

Del resto, come ha ricordato, il 6 dicembre scorso il direttore generale dell’Abi Giovanni Sabatini, in audizione davanti alle Commissioni congiunte Affari Esteri e Politiche Ue di Camera e Senato, “perché si possa avere un vero mercato unico, con un terreno di competizione livellato, è indispensabile che per tutte le aree normative rilevanti si pervenga a testi unici che introducano regole uniformi per tutti i Paesi UE. Questa è la precondizione per superare la segmentazione nazionale dei mercati – e di quello bancario in particolare – e giungere ad un mercato veramente integrato a livello europeo”. Palazzo Altieri chiede “non la definizione di regole necessariamente e aprioristicamente identiche per tutti” ma “regole che – evitando la mera applicazione di approcci meccanicistici – siano in grado di intercettare le specificità delle varie situazioni e trattarle in modo equo. L’uniformità delle regole non limitata alle normative prudenziali è necessaria per assicurare che nell’Area dell’Euro e dell’Unione Bancaria le banche possano operare come all’interno di un’unica giurisdizione”.

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