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Sanzioni

Come vanno e come andranno le economie di Russia e Ucraina

Numeri e scenari sull'andamento delle economie di Russia e Ucraina

 

L’effetto guerra sopravanza quello delle sanzioni e l’economia russa torna a crescere dopo il calo del 2022. I segnali si moltiplicano, anche se i numeri oscillano. E vanno dal 2 per cento previsto dagli esperti del Cremlino al più cauto 0,7% del Fondo monetario internazionale. In mezzo le stime forse più realistiche attorno all’1 per cento degli specialisti dell’Europa orientale: quelli dell’Istituto di Studi Economici Internazionali di Vienna (WIIW) e – citate dalla Frankfurter Allgemeine Zeitung – della banca italiana Unicredit, che opera in Russia.

I TRIONFALISMI DI PUTIN

Vladimir Putin ha approfittato del rapporto consegnatogli dal primo ministro Mikhail Mishustin per dichiarare sul sito web del Cremlino che “i nostri risultati, almeno per ora, diciamo con cautela, sono migliori di quanto previsto”. Prudenza e cautela, ma al presidente russo preme evidenziare come l’economia del suo paese abbia superato la fase critica delle sanzioni occidentali. Secondo le previsioni governative, la crescita del prodotto interno lordo potrebbe superare nel 2023 il 2%, dopo la contrazione di oltre il 2% dell’anno precedente. Anche sul lato dell’inflazione le cose vanno meglio: l’aumento dei prezzi al consumo potrebbe essere limitato al 5% rispetto al precedente 14%.

COSA DICONO GLI ANALISTI OCCIDENTALI

Ma gli analisti occidentali non condividono i trionfalismi di Mosca, nonostante il miglioramento di alcuni dati. Vasily Astrov, esperto di Russia del WIIW, indica due ragioni decisive per la crescita dell’economia russa durante la guerra: “Il boom dell’industria della difesa, favorito dall’aumento delle spese militari, e la ripresa dei consumi privati dovuta all’aumento dei salari reali”. Ma richiama l’attenzione su un punto: i salari reali stanno aumentando a causa della carenza di manodopera, esacerbata dall’emigrazione e dalla mobilitazione. “Questo sostiene i consumi privati, che in Russia sono tornati al livello del 2021”, spiega Astrov, “ma la dilagante carenza di lavoratori qualificati sta limitando le prospettive di crescita”.

IL PARERE DI UNICREDIT

Unicredit sottolinea che la domanda dei consumatori in Russia si sta riprendendo a fronte di un’inflazione più bassa e di condizioni del mercato del lavoro più rigide. Ma, osserva ancora Astrov, sebbene l’inflazione sia in calo, l’attuale debolezza del rublo potrebbe innescare nuovamente un’impennata dei prezzi. La Russia è stata duramente colpita dal crollo del settore del gas e del petrolio, ha proseguito l’economista di Vienna, da gennaio a maggio le entrate si sono dimezzate rispetto all’anno precedente, mentre le spese sono aumentate del 26,5%. “Per un po’ di tempo, la Russia sarà in grado di convivere con i deficit di bilancio che ne derivano”, ha concluso Astrov, “ma visti i costi della guerra, la domanda è quanto potrà farlo nel lungo periodo”.

COME VA IL DEFICIT DELLA RUSSIA

Anche le valutazioni sul deficit divergono fra Mosca e gli istituti occidentali. Secondo il ministro russo delle Finanze Anton Siluanov, quest’anno il deficit di bilancio non supererà il 2% del Pil. Gli osservatori occidentali la considerano una previsione ambiziosa: il Fondo monetario internazionale aveva previsto un deficit fino al 6,5%, il WIIW ne prevede uno del 3,5%.

E L’ECONOMIA UCRAINA?

Qualche incertezza arriva dalla situazione dell’economia ucraina, dopo che per una lunga fase del conflitto era apparsa più resiliente ai disagi della guerra. Il minimo storico dovrebbe essere stato raggiunto nel 2022 con un crollo del Pil del 29,1% e se la guerra non si inasprisce, è ancora possibile una crescita del 2% nel 2023, osserva WIIW. Ma Unicredit giudica “fragile” questa ripresa.

L’umore delle imprese ucraine è leggermente positivo, l’inflazione è in calo, ma la disoccupazione e il tasso di povertà restano superiori al 20%, afferma Olga Pindyuk, esperta di Ucraina dell’istituto austriaco: “In considerazione del grande fabbisogno finanziario del Paese, il sostegno occidentale rimane fondamentale”.

LE PREVISIONI DEL WIIW SULL’EUROPA

Le stime su Russia e Ucraina del WIIW fanno parte delle previsioni estive sull’intera Europa centro e sud-orientale che il think tank viennese elabora periodicamente. Un’analisi fra le più autorevoli per l’area interessata, corroborata da una continuità storica che manca ad altri report del genere. E per il resto della regione le previsioni non sono molto buone. Il dato complessivo inganna. “L’attesa accelerazione della crescita nei 23 paesi dell’Europa centrale, orientale e sud-orientale coperti da WIIW all’1,6% nel 2023 è quasi interamente dovuta all’inversione di tendenza in Russia e Ucraina”, avverte lo studio, “altrove nella regione la crescita dovrebbe rallentare bruscamente a causa della prevista quasi stagnazione nell’area dell’euro e dell’inflazione ancora elevata, che sta erodendo il potere d’acquisto reale delle famiglie”.

“Lo scorso anno l’economia dell’eurozona ha mostrato un’impressionante resilienza allo shock dei prezzi dell’energia, ma ora è scivolata in una recessione tecnica e continuiamo ad aspettarci solo un moderato andamento positivo per l’economia nel 2023 nel suo complesso”, spiega Richard Grieveson, vice direttore del WIIW, “i dati ad alta frequenza e di sentiment suggeriscono una particolare debolezza nel settore manifatturiero, che ora deve fare i conti con prezzi dell’energia sostanzialmente più elevati e una più ampia debolezza della domanda da molti mercati chiave”. Domande in calo dall’area euro e da un mercato importante come la Cina indeboliranno la crescita dell’Europa centro-orientale. “La recessione in Germania e l’inflazione pesano sulle economie della regione, soprattutto nei paesi di Visegrád, Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacchia”, scrive l’istituto austriaco.

Una finestra di parziale ottimismo arriva invece dal Sud Est. L’Europa sud-orientale beneficerà quest’anno di una combinazione di fattori favorevole: afflussi di fondi Ue per il Recovery and Resilience Facility, Ide, rimesse e entrate del turismo, nonché tassi di inflazione generalmente inferiori rispetto al resto dell’area monitorata dal rapporto. I paesi dei Balcani occidentali, così come gli Stati membri dell’Ue dell’Europa sud-orientale – Slovenia, Romania e Croazia – mostreranno prestazioni di crescita superiori alla media.

Tuttavia, le recenti tensioni nel nord del Kosovo non sono di buon auspicio per le prospettive del Kosovo e della Serbia e potrebbero influire sulla loro attrattiva per futuri investimenti.

Per una ripresa più robusta, l’intera regione a est dell’Elba deve attendere gli anni successivi, quando l’istituto viennese prevede per il 2024 una crescita del 2,5% e nel 2025 del 2,8. Cifre lontane dalle galoppate degli anni migliori e soprattutto troppo influenzabili dalle evoluzioni politiche di un’area tornata ad alta instabilità.

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