Economia

Vi spiego verità e bugie sui Mini-Bot

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Che cosa sono davvero i Mini-Bot? L’analisi dell’editorialista Guido Salerno Aletta tratta da Teleborsa

 

Il mondo della finanza mette in guardia dagli effetti dirompenti dei mini-bot. C’è chi insinua che sia un modo per creare un sistema monetario parallelo, preparando l’uscita dall’euro.

Intanto, bisogna chiarire di che cosa si tratta, almeno nelle intenzioni iniziali.

Già nel programma elettorale della Lega, più di un anno fa, si scriveva così, a proposito dei debiti della Pubblica Amministrazione (PA) con le imprese:

“Nonostante le promesse del Governo Renzi, ad oggi la PA deve alle imprese italiane ancora circa 35 miliardi di euro. Soldi che per migliaia di aziende fanno la differenza tra il continuare ad esistere o dover chiudere per sempre lasciando senza lavoro impiegati e operai. I vincoli europei al Bilancio dello Stato che non hanno impedito di erogare oltre 20 miliardi per salvare le Banche impediscono invece di poter pagare chi ha lavorato per conto dello Stato. Imprese che, nonostante vantino crediti nel confronti della PA, non sono dispensate da nessun obbligo fiscale e dunque, nonostante siano in attesa di incassare i loro soldi, ricorrono a prestiti per pagar tasse e imposte. Tutto questo non può andare avanti.”

Ed ancora: “Si tratta di Titoli di Stato di piccolo taglio che, se emessi in sufficiente quantità potrebbero diventare un sistema di pagamento alternativo rispetto a quello con le attuali banconote. Il vantaggio dei minibot è che la loro creazione e diffusione sarebbe totalmente controllata dallo Stato senza dover quindi rischiare di essere bloccata dall’esterno. Avrebbero inoltre un’importante funzione di rilancio dell’economia. Non si tratta di una moneta parallela perché i trattati europei impediscono la stampa di banconote diverse da quelle in Euro e avere due monete diverse con differenti tassi di cambio in circolazione contemporanea sarebbe disastroso, perché i redditi rischierebbero di essere nella moneta di minor valore mentre i debiti resterebbero in Euro. L’aspetto del minibot sarà in tutto e per tutto simile ad una banconota ma in realtà rappresenta un pezzettino di debito pubblico ed è quindi un credito per il cittadino che lo possiederà. I minibot verrebbero assegnati senza formalità e volontariamente a tutti i creditori dello Stato.”

La Camera dei deputati, il 28 maggio, ha approvato ad amplissima maggioranza una mozione che impegna il Governo ad affrontare il tema dei ritardi nei pagamenti della PA.

Si premette che “lo stock del debito commerciale della pubblica amministrazione: a inizio maggio 2019 il debito generato nel 2018 e ancora da onorare è pari a circa 27 miliardi di euro (la differenza tra 148,6 miliardi di euro di fatture emesse e 120,7 miliardi di euro di fatture pagate). Alla stessa data, lo stock complessivo del debito (scaduto e non) è pari a circa 57 miliardi di euro.”

Dal punto di vista operativo, impegna il Governo per quanto riguarda:

[…] “b) l’ampliamento delle fattispecie ammesse alla compensazione tra crediti e debiti della pubblica amministrazione, oltre che la cartolarizzazione dei crediti fiscali, anche attraverso strumenti quali titoli di Stato di piccolo taglio, implementando l’applicazione di tutte le misure adottate nella legge di bilancio per il 2019, relative anche alle anticipazioni di tesoreria, per garantire il rispetto dei tempi di pagamento dei debiti commerciali delle pubbliche amministrazioni ed uscire, così, dalla procedura di infrazione che la Commissione europea ha avviato contro l’Italia sull’attuazione della direttiva sui ritardi di pagamento.”

Occorre un duplice chiarimento:

I Trattati europei dichiarano che l’euro è l’unica moneta avente corso legale. L’articolo 128, infatti, dispone che “1. La Banca centrale europea ha il diritto esclusivo di autorizzare l’emissione di banconote in euro all’interno dell’Unione. La Banca centrale europea e le banche centrali nazionali possono emettere banconote. Le banconote emesse dalla Banca centrale europea e dalle banche centrali nazionali costituiscono le uniche banconote aventi corso legale nell’Unione.”
L’art. 1277 del Codice civile prescrive che: “I debiti pecuniari si estinguono con moneta avente corso legale nello Stato al tempo del pagamento e per il suo valore nominale”

Ne deriva che lo Stato italiano non può liberarsi di una obbligazione pecuniaria se non procedendo al pagamento in euro. Quindi, per pagare i debiti commerciali arretrati deve usare le risorse fiscali ovvero ricorrere al sistema finanziario, facendosi anticipare mediante la emissione di titoli di debito la moneta che serve per procedere al pagamento.

Così facendo, un “debito commerciale” verso le imprese o altri creditori, si trasforma in “debito finanziario”: lo Stato anziché essere debitore verso le imprese o altri creditori diviene debitore verso i soggetti che hanno fornito la liquidità, a fronte di un titolo del debito pubblico.
Bisogna capire adesso che cosa accadrebbe: innanzitutto, i mini-bot non potranno essere assolutamente imposti al creditore come mezzo di pagamento. In pratica, lo Stato offrirebbe questa alternativa: “Se vuoi essere pagato subito, ti offro subito mini-bot, per un valore corrispondente in euro. Questi mini-bot li potrai usare come qualsiasi altro titolo del debito pubblico, anche per pagare le imposte. Altrimenti, se vuoi un pagamento in euro, devi aspettare”.

La prima conseguenza sarebbe di immettere nell’economia reale uno strumento finanziario di grande liquidità, visto il piccolo taglio del frazionamento del titolo, che verrebbe stampato come carta-valori.

Questo titolo avrebbe le seguenti caratteristiche:

non ha scadenza: è dunque un titolo irredimibile, in quanto non è prevista nessuna data per poterlo incassare in contanti.
non ha un rendimento, perché viene corrisposto per l’ammontare facciale corrispondente al debito commerciale che, accettandolo, viene estinto.
non ha comunque un potere liberatorio come la moneta legale nei confronti di terzi. Non ha dunque corso forzoso: in qualsiasi transazione, chiunque sarà libero di accettarlo o meno. Lo Stato invece si impegna ad accettarlo immediatamente per il pagamento delle imposte.

La seconda conseguenza è che il debito commerciale dello Stato verrebbe estinto attraverso uno strumento finanziario che va ad aumentare il debito pubblico rilevante ai fini statistici e del Fiscal Compact.

La terza conseguenza, di portata dirompente, è che il mercato finanziario verrebbe completamente escluso da questo circuito. Finora, è il mercato che decide se ed a quale prezzo anticipare moneta allo Stato. In questo caso, è un debito su cui lo Stato non paga interessi, perché il titolo è immediatamente utilizzabile per pagare le imposte, in luogo della moneta legale.

C’è un altro aspetto, da approfondire: se venisse previsto un termine per poter utilizzare i mini-bot al fine di pagare le imposte, magari differito di due anni rispetto all’anno di emissione, avrebbero il vantaggio dei tanto auspicati Certificati di Credito Fiscale: non verrebbero computati nel debito. Potrebbero essere corrisposti in tutte le situazioni in cui si vuole creare una capacità di spesa aggiuntiva, e funzionerebbero come una sorta di “vaglia cambiario”.

Così, si farebbe davvero Bingo.

La reazione dei mercati, preannunciata dai media, potrebbe essere assai negativa: potrebbero vedere in questa iniziativa un modo indiretto per avviarsi alla uscita dall’euro. Potrebbero chiedere più alti tassi di interesse sulle nuove emissioni, o astenersi dai rinnovi provocando un default.

Ma nessuno oggi è così pazzo da mettere in un angolo l’Italia: farebbe affondare l’euro.

(estratto di un articolo pubblicato su Teleborsa)

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