Economia

Ecco tutti i rischi in autunno per i titoli di Stato

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È intuibile che a settembre una mole così importante di scadenze dei titoli di Stato obbligherà a un altrettanto intenso programma di emissioni che, nel caso coincida con un periodo di turbolenze di mercato, potrebbe generare un danno in termini di maggiori costi che si trascinerebbe anche negli anni a venire. Ne consegue che questa condizione ci rende particolarmente esposti nel caso di una crisi di Governo autunnale. Estratto dall’Osservatorio trimestrale sui dati economici italiani realizzato da Mazziero Research

Continua a crescere il circolante di titoli di Stato e non potrebbe essere altrimenti visto che deve finanziare un debito pubblico in espansione, ma il problema è che al crescere dell’importo in circolazione aumentano anche gli interessi, vera spesa improduttiva, e le condizioni di emissione (rendimenti dei titoli) diventano sempre più gravose.

La Tabella 9 riporta una stima della maggior spesa per interessi all’aumento dei rendimenti; come si può notare ogni mezzo punto al rialzo costa 168 milioni in più al mese, pari a 2 miliardi su base annua. La stima viene calcolata considerando le nuove emissioni negli ultimi 12 mesi.

L’aumento dei rendimenti, pur a tassi zero della BCE, ha prodotto già oggi forti danni sulle casse statali. Come si può osservare nella Figura 6 da maggio dello scorso anno i rendimenti sono fortemente aumentati, ampliando lo spread BTP-Bund, e i maggiori costi all’emissione si trascineranno nel tempo, visto che la vita media dei titoli è di 6,78 anni (Figura 5).

È facile a questo punto capire quanto le polemiche sul livello del deficit e sulle regole europee siano inutili e irresponsabili, visto che hanno un effetto nullo sulle istituzioni europee e determinano esclusivamente un rialzo dello spread. I cittadini dovrebbero comprendere che le provocazioni verbali producono un danno che andrà ripianato con maggiori tasse o minori servizi.

SEMPRE PIÙ DIFFICILE DILUIRE LE SCADENZE

Sino ad oggi il Tesoro è riuscito in modo magistrale a rendere abbastanza uniformi le scadenze dei titoli di Stato, con un graduale profilo discendente negli anni a venire. La Figura 7 con le scadenze sino a dicembre 2019, sembra evidenziare qualche problema in più dato che giugno e novembre sono piuttosto scarichi – luglio, agosto e dicembre vanno ovviamente considerati a parte per vacanze e festività – mentre ottobre, ma soprattutto settembre sono di importo oltremodo elevato.

È intuibile che a settembre una mole così importante di scadenze obbligherà a un altrettanto intenso programma di emissioni che, nel caso coincida con un periodo di turbolenze di mercato, potrebbe generare un danno in termini di maggiori costi che si trascinerebbe anche negli anni a venire. Ne consegue che questa condizione ci rende particolarmente esposti nel caso di una crisi di Governo autunnale.

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