Economia

Perché il bond Mps è un vero salasso per il Monte dei Paschi di Siena

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Numeri, dettagli e commenti sull’obbligazione subordinata piazzata ieri dal Monte dei Paschi di Siena (Mps)

 

Per piazzare agli investitori il bond subordinato, il Monte dei Paschi di Siena (Mps) ha dovuto offrire un rendimento annuo a scadenza del 10,5%, quasi il doppio rispetto al 5,375% garantito con un’emissione dello stesso tipo e della stessa durata nel gennaio 2018, ma in un contesto di mercato radicalmente differente.

E’ questa l’amara verità che si cela dietro il trionfalismo azzardato di alcune cronache sull’obbligazione subordinata del Monte dei Paschi di Siena. Ecco tutti i dettagli

Mps ha colto – secondo alcune interpretazioni – il buon momento del mercato obbligazionario, dove i rendimenti dei titoli di Stato e lo spread Btp-Bund sono in picchiata, e piazza un bond subordinato decennale da 300 milioni di euro, “facendo un passo avanti verso il rispetto di uno degli impegni contenuti nel piano di ristrutturazione concordato con la Commissione Ue”, ha scritto l’Ansa.

Per farlo, il Monte dei Paschi di Siena è stato costretto a offrire una cedola a doppia cifra, il 10,5% annuo, comunque di gran lunga inferiore a quella che avrebbe dovuto pagare solo qualche mese fa, quando aveva sondato il mercato ma era stata costretta a ritirarsi in buon ordine a causa delle forti turbolenze che sorvolano l’Italia in occasione delle trattative con l’Europa sulla manovra.

L’appetito degli investitori per rendimenti importanti, in un contesto di tassi schiacciati sullo zero, ha fatto lievitare la domanda, arrivata da oltre 100 investitori internazionali, attorno ai 600 milioni, facendo scendere la cedola rispetto all’11-11,5% inizialmente atteso.

L’emissione segue a stretto giro un bond senior unsecured da 500 milioni, più garantito di un’obbligazione subordinata ma potenzialmente a rischio in caso di bail-in, e conferma che la banca ha accesso al mercato della raccolta pur scontando costi superiori alla media del sistema a causa di un profilo di rischio che deve ancora migliorare, dei vincoli posti dal piano di ristrutturazione all’operatività e delle incertezze sulle modalità di uscita del Tesoro dal capitale.

Se il bond senior della scorsa settimana era il primo dal piano di ristrutturazione, il subordinato di ieri è il secondo da gennaio del 2018, quando la banca emise un Tier 2 da 750 milioni con cedola del 5,375%, la metà del rendimento che Mps ha dovuto pagare ieri.

Ha scritto oggi il Sole 24 Ore: “Mps aveva del resto preparato la strada a inizio mese, con un senior preferred da 500 milioni a 5 anni e cedola 4% che aveva seguito il più agevole covered bond di gennaio. Il subordinato è però un impegno di tutt’altro spessore e lo dimostra la soddisfazione di chi sul mercato ha seguito l’operazione, che non si esita a definire «la più difficile effettuata quest’anno». Il solo fatto di essere riuscita a emettere un titolo dalle caratteristiche simili e quindi di avere adesso di nuovo un accesso completo al mercato è in ogni caso un risultato non scontato e soprattutto da non sottovalutare in chiave futura per Mps e per il suo stesso percorso verso la ristrutturazione”.

Il piano di ristrutturazione prevedeva che Siena emettesse entro la fine del 2018 1,45 miliardi di bond tier 2, titoli che puntellano il capitale in caso di erosione degli indici patrimoniali. Mps resta inadempiente ma grazie al bond, definito “un ulteriore importante passo” nella realizzazione del piano, si avvicina all’obiettivo. La Borsa ha apprezzato il dinamismo di Rocca Salimbeni in tema di funding, oggetto di attento monitoraggio anche da parte della Bce. Il titolo, reduce da diverse sedute di Toro a Piazza Affari, ha chiuso in progresso del 3,9% a 1,65 euro, sui massimi da dicembre

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