Economia

Ecco le ultime sportellate sindacali in Unicredit di Mustier

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Tattiche e strategie su personale, tassi e cessioni commentate dal sindacato Fabi

“La cessione di tantissimi asset – quali Pekao, Pioneer, Fineco, Credito su Pegno, Mediobanca – ritenuti fino a poco tempo fa strategici evidenziano una volontà quasi ossessiva di fare cassa nonché di abbandonare diverse attività riducendo i perimetri operativi”.

E’ una delle accuse che arriva dalla Fabi, il maggior sindacato tra i bancari, all’indirizzo dei vertici di Unicredit.

Ma a preoccupare i lavoratori del gruppo creditizio guidato da Jean Pierre Mustier sono anche e soprattutto gli esuberi di fatto annunciati dalla banca “I 10.000 esuberi di Unicredit? Numeri irreali: siamo pronti a non firmare il piano. Con la svendita dei gioielli di famiglia, Mustier ha disancorato il gruppo dall’Italia. E i tassi negativi sono quasi autolesionistici”, ha detto oggi a Mf/Milano Finanza il segretario nazionale della Fabi, Mauro Morelli, a due settimane dalla presentazione del piano industriale del gruppo di Piazza Gae Aulenti.

Secondo la Fabi capeggiata dal segretario Lando Maria Sileoni, la riduzione dei costi non è ineludibile come ritiene Mustier: “I costi per Unicredit sono in linea con i migliori competitor a livello europeo e decisamente tra i più bassi rispetto agli altri gruppi italiani – secondo Morelli – Il cost-income di Unicredit è al 52,8%, tra i migliori d’Europa. Dalla fusione con Capitalia a oggi, tra piani industriali e revisione sulla base di nuove leggi, questa azienda ha fatto perdere al Paese circa 40.000 posti di lavoro: in pratica, una delle due banche fuse nel 2007 è sparita. Solo nell’era Mustier, i tagli sono stati circa 15.000.

I tagli comunque continueranno, è la convinzione che trapela dai lavoratori di Unicredit. Negli ultimi anni il gruppo ha chiuso più di 500 filiali: “L’abbandono progressivo e incessante del territorio, specie al Centro al Sud del Paese, denuncia probabilmente strategie aziendali che discostano dalla banca tradizionale per avvicinarsi sempre più a un modello organizzativo di banca d’affari”, ha commentato Morelli della Fabi.

Questo piano industriale dovrà essere l’occasione per chiarirci una volta per tutte su che tipo di azienda ci troveremo di fonte nel prossimo futuro, quali sono gli obiettivi che dovranno essere condivisi e soprattutto quali le strategie e i mezzi per raggiungerli che non possono essere scissi dal capitale umano, che secondo noi è ancora indispensabile, qualunque cosa pensino i vertici aziendali. L’azienda non può essere sorda e insensibile di fronte al grido di dolore, che arriva dai colleghi e anche da parte dalla clientela in tutta Italia, sulla perdita continua di tantissime professionalità.

Altro nodo del contendere sono i tassi negativi su importi alti dei conti correnti (qui l’approfondimento di Start): “Le strategie sottostanti sono incomprensibili e qualche dubbio deve essere venuto allo stesso amministratore delegato che, dopo averli annunciati, si è corretto due volte nel giro di pochi giorni. A trarne vantaggio sarebbero sicuramente le aziende concorrenti e quindi sarebbe una scelta quasi autolesionistica”, dicono alla Fabi come si legge su Mf.

Morelli della federazione retta da Sileoni critica come detto anche obiettivi e scelte della politica di dismissioni da parte di Mustier: “La cessione di tantissimi asset – quali Pekao, Pioneer, Fineco, Credito su Pegno, Mediobanca – ritenuti fino a poco tempo fa strategici evidenziano una volontà quasi ossessiva di fare cassa nonché di abbandonare diverse attività riducendo i perimetri operativi”, ha detto Morelli, che ha aggiunto: “Queste operazioni dimostrano che, al di là delle parole, Mustier sta disancorando il gruppo dall’Italia. Non vorremmo che fosse il preludio a operazioni non di marchio tricolore, spostando la governance in giro per l’Europa: su questo siamo pronti a fare le barricate”.

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