Economia

Ecco le 5 regole delle imprese per riaprire. Parla Burioni

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Covid-19

Misurazione della temperatura all’entrata, mascherine, gel igienizzanti e disinfettanti per superfici, distanziamento sociale e smart working. Ecco le 5 regole che le imprese dovranno rispettare per riaprire secondo il virologo Burioni. Tutti i dettagli

“Ci sono 5 regole fondamentali. Misurazione della temperatura all’entrata, mascherine per tutti i lavoratori, gel igienizzanti e disinfettanti per superfici, distanziamento sociale evitando assembramenti in mense e spogliatoi, smart working”.

Questi i passi che secondo il virologo Roberto Burioni, in un’intervista al Quotidiano Nazionale (gruppo Riffeser), sono necessari per la riaperture delle imprese. Su una nuova ondata di epidemia del coronavirus tra maggio e giugno, dice che è “impossibile fare previsioni. Non sappiamo neanche se con la bella stagione il coronavirus si trasmetta meno: tutti i patogeni respiratori fanno così. Mi fa paura l’ipotesi di dover combattere contro il nemico senza armi. Non sono ottimista. Potrebbero verificarsi nuovi focolai e sarebbe un problema. Ho paura che le aziende non abbiano gli strumenti, per questo bisogna cominciare ora a prepararsi alla riapertura”.

CHE COSA HA DETTO BURIONI SULLA RIAPERTURA

“La decisione di ripartire è politica, non ha niente a che vedere con la scienza: noi possiamo minimizzare il rischio – osserva – io dico: bisogna sapere che dimensione ha l’epidemia. I numeri che ci danno non sono reali. Serve uno studio su un campione indicativo della popolazione per non navigare nel buio. È indispensabile, poi, un tracciamento digitale dei casi di contagio. Spero che se si riapre, lo si faccia con giudizio e sicurezza. Un altro lockdown vorrebbe dire che sono stati commessi errori, non deve accadere”.

I NUMERI SULLE IMPRESE

Sono 2.296 i provvedimenti di sospensione adottati dalle prefetture italiane, secondo i dati complessivi aggiornati all’8 aprile scorso contenuti nella circolare del Viminale, firmata dal capo di Gabinetto Matteo Piantedosi, che fornisce indicazioni in merito all’applicazione del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 10 aprile 2020. Secondo la stessa circolare sono 105.727 le comunicazioni di prosecuzione delle attività ricevute dalle prefetture e 38.534 le comunicazioni per cui è in corso l’istruttoria.

COME IL VIMINALE INCALZA I PREFETTI

I prefetti accelerino le istruttorie sulle richieste di autorizzazione a proseguire l’attività presentate dalle aziende. Lo indica una circolare inviata ai prefetti dal capo di Gabinetto del ministero, Matteo Piantedosi, in seguito all’entrata in vigore del decreto Conte del 10 aprile scorso che contiene misure per il contenimento della diffusione del Coronavirus fino al 3 maggio. Il decreto amplia le attività consentite rispetto alla precedente normativa. E per una serie di queste (come gli impianti per l’industria dell’aerospazio e della difesa e delle altre attività strategiche per l’economia nazionale) il nuovo provvedimento prevede che basti il sistema della “preventiva comunicazione al prefetto”, mentre in precedenza occorreva “il meccanismo dell’autorizzazione”. Pertanto, per quanto riguarda le richieste di autorizzazione arrivate alle prefetture “non ancora definite o decise negativamente”, la circolare sollecita i prefetti ad accelerare sull’istruttoria “al fine di verificare se le stesse possano considerarsi come comunicazioni legittimamente presentate ai sensi” del nuovo decreto. Infatti, segnala il capo di Gabinetto, “poiché le imprese che hanno in precedenza presentato tali richieste potranno ora beneficiare di un immediato avvio dell’attività, in attesa degli esiti delle verifiche sottese all’eventuale sospensione”, è evidente che i prefetti “dovranno dedicare una particolare attenzione all’esigenza di una celere definizione delle relative istruttorie”. Altra novità del decreto è che il prefetto possa disporre la sospensione dell’attività di un’impresa “sentito il presidente della Regione interessata”. C’è dunque l’esigenza che i prefetti del capoluogo di regione “svolgano le opportune interlocuzioni” dirette a garantire “la rispondenza dell’azine amministrativa al’interesse generale e il miglioramento della qualità dei servizi resi al cittadino”

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