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Ecco la raffica di cartelle esattoriali che piomberà sulle aziende

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Lo sapete che la sospensione delle cartelle esattoriali non rientra tra le mille proroghe del decreto di fine anno? Così il governo e i comuni riaccenderanno dalle prossime ore i motori della riscossione coattiva e nono solo, dice il Sole 24 Ore. Il commento di Daniele Capezzone per il quotidiano La Verità

Dal 1° gennaio prossimo ci sono infatti circa 31 milioni di atti dell’Agenzia delle entrate e della riscossione pronti a partire: sono circa 12 milioni di cartelle ferme di quest’anno, più 8-9 milioni di atti della riscossione, più altri 10 milioni di atti, tra avvisi e accertamenti.

In tutta franchezza, solo dei marziani possono ritenere che, dopo un simile anno di crisi, e a maggior ragione nella situazione di lockdown strisciante in cui ci troviamo, gli italiani abbiano la liquidità per far fronte a questa botta. Che sarebbe per molte famiglie e imprese il colpo di grazia.

La cosa ha tre volte il sapore della beffa.

Una prima volta, per il confronto con il blocco degli sfratti (di cui parliamo in questa stessa pagina): quando a sopportare i costi di un atto di “bontà” deve essere un privato, lo stato non ha esitazione a deciderlo. Se invece si tratta di qualcosa che può avere effetto sull’erario, la macchina pubblica non si ferma affatto. Una seconda volta, perché a subire l’arrivo delle cartelle potrebbero essere, in larga misura, le stesse categorie teoricamente destinatarie di minime misure di cosiddetto “ristoro”: dunque, lo stato con una mano dà qualcosa e con l’altra si riprende molto di più. Una terza volta, perché qui non stiamo parlando di evasione, ma di somme regolarmente dichiarate, e che però le persone (singoli, partite Iva, imprese, ecc) non hanno avuto la liquidità necessaria per pagare.

Ma attenzione, non finisce qui. La diagnosi del commercialista Giuliano Mandolesi è devastante. Intanto, chi ha usufruito di una sospensione dall’8 marzo scorso al 31 dicembre (rateizzazioni in corso sospese, cartelle sospese, ecc) dovrà versare tutto entro il mese successivo alla scadenza del periodo di sospensione, dunque entro il 31 gennaio prossimo.

Sottolinea Mandolesi: “Perché non far slittare in avanti tutto il piano di sospensione? Perché pretendere in un solo giorno tutte le rate sospese?”. “Quel giorno – spiega l’esperto – rischia di trasformarsi in un autentico bagno di sangue”. In effetti, almeno, un’operazione graduale nel tempo sarebbe stata minimamente più sopportabile.

Stesso discorso per le rottamazioni, naturalmente. E poi scatta tutto il resto, ad esempio le eventuali rate Iva il cui pagamento sia stato saltato da un’impresa in questo terribile 2020: “L’operazione è molto più veloce che in passato, – spiega il commercialista –, nel senso che il primo avviso può arrivare presto, e prevede già la richiesta di un 10% in più”.

(breve estratto di un articolo pubblicato nei giorni scorsi dal quotidiano La Verità)

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ESTRATTO DELL’ARTICOLO DI OGGI DEL SOLE 24 ORE

La sospensione delle cartelle esattoriali non rientra tra le mille proroghe del decreto di fine anno. Il Governo e i comuni riaccenderanno dalle prossime ore i motori della riscossione coattiva e nono solo. Anche l’agenzia delle Entrate riavvierà la macchina per notificare atti di accertamento, pignorare stipendi e conti correnti e, per contribuenti con debiti superiori a mille euro, bloccare la possibilità di compensare eventuali crediti d’imposta. Tutto questo non accadrà nell’immediato anche perché la mole di atti da notificare non rappresenta soltanto un tema economico ma soprattutto di ordine pubblico.A conti fatti gli atti da inviare a cittadini e imprese a partire dai prossimi giorni sono circa 34 milioni targati Riscossione a cui se ne aggiungono altri 16 milioni delle Entrate per un totale dunque di almeno 5o milioni di atti. Che se notificati nei prossimi 12 mesi rappresenatno una pioggia di 4 milioni di documenti che andrebbero a intasare l’attività ordinaria degli uffici postali e di quelli del Fisco. Il tutto sempre in piena crisi sanitaria da Coronavirus con le regole del distanziamento da rispettare.Sul versante finanziario è comunque indiscutibile che la notifica di 50 milioni tra avvisi e cartelle, come hanno fatto notare anche ieri le opposizioni, rappresenti un vero e proprio shock per il sistema produttivo e per i cittadini già provati dalla forte crisi economica legata alle misure anti Covid-19. La ripresa si presenta tutta un salita per tutti sia se la si guarda dal lato contribuenti sia se la si affronta guardando all’impatto sull’amministrazione. Per questo tecnici e Governo stanno studiando possibili vie di uscita. Le opzioni su cui si starebbe ragionando sono più di una: una nuova edizione della rottamazione delle cartelle chiedendo ai contribuenti di saldare i propri debiti con fisco, comuni ed enti di previdenza senza pagare sanzioni e interessi; in alternativa alla rottamazione-quater potrebbe essere valutata una riedizione del saldo e stralcio che cancella tout court il debito entro un certo limite; sul tavolo anche l’idea di una rateizzazione molto più ampia rispetto agli attuali 10 anni consentendo così di spalmare il debito nel tempo. Ci sarebbe poi, infine anche la possibilità di allungare i termini di accertamento su cui però Parlamento e Governo, dopo la levata di scudi di associazioni di categoria e dei professionisti, a fare marcai indietro subito nel corso dei lavori di conversione in legge del decreto «Cura Italia».Tutte le ipotesi però presentano sempre un peccato all’origine: i contribuenti non sanno di essere debitori perché sia la riscossione che le Entrate non hanno notificato atti fino al 31 dicembre scorso. Prima occorrerebbe notificare e poi procedere con una delle possibili soluzioni ipotizzate. Ma si tornerebbe al punto di partenza ossia quello d’ordine pubblico e di uffici chiamati a gestire non meno di 4 milioni di atti al giorno.

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