Economia

Ecco la piroetta di Cattolica Assicurazioni pro Intesa e contro Ubi

di

assemblea cattolica assicurazioni

Cattolica Assicurazioni aderirà all’Ops lanciata da Intesa Sanpaolo su Ubi Banca. Motivi, portata ed effetti della decisione (che è una giravolta rispetto alle precedenti mosse).

 

Cattolica svolta con Generali a favore dell’Ops di Intesa Sanpaolo su Ubi Banca con una giravolta che fa discutere la finanza.

Ecco tutti i dettagli della mossa della compagnia veronese alle prese con un delicato passaggio dopo il forcing inatteso di Ivass per la ricapitalizzazione, l’ingresso di Generali e la trasformazione in società per azioni. Ecco tutte le ultime novità.

CHE COSA HA DECISO CATTOLICA SULL’OPS DI INTESA

Cattolica Assicurazione aderirà all’offerta pubblica di scambio lanciata da Intesa su Ubi. La compagnia veronese, con una decisione assunta ieri all’unanimità dal consiglio di amministrazione, ha valutato “proprio interesse” conferire la quota dell’1% “alla luce sia delle autorizzazioni di vigilanza ottenute” da Intesa, “sia ancora dell’andamento del mercato” e nonostante le valutazioni negative espresse da Ubi e contenute nel “comunicato dell’emittente”.

IL FRONTE DEL CAR

Si tratta delle prima presa di posizione di un azionista rilevante di Ubi a favore dell’Ops di Intesa Sanpaolo, per ora ferma all’1,36%. La mossa ha destato scalpore perché rompe il fronte del Car, il patto dei grandi soci a cui Cattolica aveva aderito – dopo aver portato la sua quota dallo 0,5 all’1% – per meglio tutelare gli accordi industriali con Ubi, con cui ha in essere una joint venture nella bancassicurazione.

LO SCENARIO DEL SOLE 24 ORE

Il mercato guarda adesso alle decisioni di un altro socio pesante del Car come la Fondazione Banca Monte di Lombardia (Fbml), ha scritto oggi il Sole 24 Ore: “L’ente di Pavia è socio sì di Ubi con il 3,9%, ma a sua volta è anche il secondo azionista di Cattolica Assicurazioni, di cui detiene il 3,16%. Difficile che l’ente di Pavia con una mano (tramite Cattolica) dica sì all’Ops e con l’altra (direttamente in Ubi) si esprima per il “no”. Il presidente di Fbml Aldo Poli, al Sole 24 Ore, nei giorni scorsi si era detto aperto a «valutare e studiare i termini (dell’offerta di Intesa, ndr). Ciò che ci interessa è la tutela del territorio e la valorizzazione dell’investimento». Parole che sono state lette come segnale di disgelo nei confronti del gruppo guidato da Carlo Messina. Questa settimana la fondazione lombarda si riunirà per fare il punto sull’offerta, e si capirà se vorrà uscire allo scoperto oppure se prenderà nuovamente tempo. Del resto, il termine per aderire all’Ops è il 28 luglio, e non è da escludere che si voglia attendere gli ultimi giorni”.

COSA SI DICE IN CATTOLICA

La compagnia presieduta Paolo Bedoni (che ha in corso una tenzone legale con l’ex ad, Alberto Minali) fino ad ora aveva condiviso le posizioni del Car, che da subito aveva giudicato come “irricevibile e ostile” l’offerta del gruppo bancario capeggiato dall’ad, Carlo Messina. Il cambio di fronte arriva dopo che Cattolica, spinta dall’Ivass a una ricapitalizzazione da 500 milioni per mettere in sicurezza i propri coefficienti patrimoniali, ha stretto un accordo con Assicurazioni Generali, che la inietterà 300 milioni di euro in cambio di una quota del 24,4% e dell’addio alla forma cooperativa. Le sintonie tra Leone e Intesa non mancano: Generali ha in Mediobanca, advisor di Intesa Sanpaolo nell’Ops su Ubi Banca, il suo primo azionista.

I RAPPORTI TRA CATTOLICA E UBI

In realtà fonti finanziarie evidenziano che la scelta è stata presa dopo che Ubi – con l’aggiornamento del suo piano industriale – ha annunciato l’intenzione di internalizzare il business assicurativo, puntando al 100% di Aviva Vita, come prevede l’aggiornamento del piano di Ubi Banca presentato dal capo azienda Victor Massiah su cui si è innescata un’ulteriore polemica con Intesa. Venuto meno l’interesse a una partnership ‘industriale’, Cattolica ha preferito optare per l’adesione all’Ops, allo scopo di evitare – in caso di fallimento – ripercussioni sul valore della quota.

CHE COSA HANNO DETTO FONTI DEL CAR

“La scelta di Cattolica appare essere probabilmente una scelta motivata da ragioni che non sono comuni a quelli della generalità degli azionisti di Ubi Banca”, hanno fatto notare all’Ansa ieri fonti del Car, dove anche la Fondazione Banca del Monte di Lombardia ha aperto a un’analisi senza pregiudizi dell’ops, affidata a Socgen, advisor scelto di comune accordo con la Fondazione Crc.

LE PAROLE DI BEDONI E FERRARESI

Intanto Bedoni e il dg di Cattolica, Carlo Ferraresi, hanno scritto ai dipendenti e agli agenti per difendere gli accordi con Generali, criticati da una parte dei soci. L’operazione ha “difeso Cattolica” da “chi voleva distruggerne il valore” e “qualsiasi scelta diversa dalla trasformazione in Spa per seguire l’aumento di capitale, metterebbe in grave rischio la forza della nostra Compagnia, la sua capacità futura di essere protagonista nel mercato”, ha detto Bedoni. Mentre Ferraresi ha negato che l’intesa rappresenti una “svendita” della compagnia, che ha spuntato “un premio di oltre il 53%” dal Leone mentre “altri (il riferimento è Vittoria assicurazioni, ndr) si erano affacciati alla nostra porta proponendoci un accordo a condizioni di mercato, cioè a 3,6 euro per azione”

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IL POST DI CARLOTTA SCOZZARI, GIORNALISTA DI BUSINESS INSIDER ITALIA, VIA FACEBOOK:

Storia di come Cattolica Assicurazioni ha cambiato idea sull’1% di Ubi Banca (o di come in finanza, e non solo, anche le convinzioni all’apparenza più ferree possano sfaldarsi):

26 febbraio 2020, ore 18.46: Cattolica fa sapere di avere aumentato la quota in Ubi dallo 0,5% all’1,01% e che con quella quota ha aderito al Comitato Car, che non c’entra con la leva (militare, non finanziaria) ma che è il patto che riunisce un certo numero di soci di Ubi che si sono appena detti contrari all’offerta annunciata da Intesa Sanpaolo su Ubi a metà febbraio.

13 luglio 2020, ore 20.10: Cattolica fa sapere che il consiglio di amministrazione (come a febbraio presieduto da Paolo Bedoni), all’unanimità, “ritenuto il proprio interesse alla luce sia delle autorizzazioni di vigilanza ottenute dall’offerente, sia del comunicato dell’emittente, sia ancora dell’andamento del mercato, ha deliberato l’adesione di Cattolica all’offerta pubblica di scambio lanciata da Banca Intesa San Paolo su Ubi”.

Cos’è successo tra il 26/2 e il 13/7? Che Generali ha annunciato che investirà almeno 300 milioni in Cattolica per toglierle le castagne dal fuoco (deve completare in tempi stretti un aumento di capitale sollecitato dall’autorità di vigilanza sulle assicurazioni).

E l’azionista più importante delle Generali è quella stessa Mediobanca che fa anche da consulente a #Intesa nell’offerta su Ubi.

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