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Ecco la bozza più recente del Pnrr

Che cosa c’è nella bozza aggiornata del Pnrr (Piano nazionale di ripresa e resilienza). Il testo integrale

Il Mef investirà 4,75 miliardi di euro con l’obiettivo ‘di creare una comunità cashless, incoraggiando l’adozione di nuove tecnologie di pagamento tra gli operatori commerciali e i cittadini’. E’ quanto si legge nella bozza del Piano nazionale di ripresa e resilienza che il governo dovrà presentare alla Commissione Ue, nell’ambito del programma Next Generation Eu. In particolare, si legge, ‘l’investimento comprende iniziative volte a ridurre l’uso del contante e incentivare la diffusione di strumenti di pagamento digitali (e.g. Cashback, Lotteria degli scontrini, etc.), oltre che un piano di comunicazione per promuovere l’uso di tali strumenti e informare sul valore dei pagamenti digitali’.

LA BOZZA INTEGRALE DEL PNRR AGGIORNATA AL 29 DICEMBRE

Il documento consente di distinguere i progetti di investimento dagli incentivi, ha scritto il Sole 24 Ore: “I bonus (una dozzina di progetti) pesano per oltre 55 miliardi di euro. Più di 120 miliardi si riferiscono invece a investimenti e il resto a voci ibride, classificate come investimento/incentivo. Spiccano, tra gli incentivi, i 22,4 miliardi per il superbonus del 110% per l’edilizia”.

LA BOZZA INTEGRALE DEL PNRR AGGIORNATA AL 29 DICEMBRE

Sommando tutte le misure elencate, si arriva a oltre 120 interventi, che restituiscono un quadro ancora molto frammentario, seppur raggruppato intorno alle sei missioni e a una cinquantina di macroprogetti, aggiuynge il Sole 24 Ore: “La direzione in cui lavora il Governo, che vede anche la convergenza con i renziani di Italia Viva, è però il taglio (con l’accorpamento) dei progetti troppo piccoli per poter incidere realmente. Per quanto non definitiva e ancora da rivedere alla luce del round di incontri con i ministri Gualtieri e Amendola concluso ieri con Iv, Leu e Autonomie, la bozza già fotografa comunque alcune variazioni dei lavori in corso. L’importo per il macroprogetto Transizione 4.0 ad esempio scende da 24,8 a 21,7 miliardi. Da rilevare che sia Pd che Italia Viva avevano sottolineato l’opportunità di non finanziare nell’ambito del pacchetto 4.0 anche i beni tradizionali dell’ex superammortamento. Trovano conferme altre voci frutto delle proposte del ministero dello Sviluppo economico, ad esempio i 5,8 miliardi per il «patent box» (sgravi fiscali sulla proprietà intellettuale) e i 450 milioni per l’internazionalizzazione, anche questi incentivi che vanno semplicemente a rifinanziare vecchi strumenti. Per banda ultralarga e 5G ci sarebbero 2,64 miliardi, per la «space economy» 890 milioni. Nel pacchetto per l’economia verde, restano prioritari gli interventi per avviare gli impianti energetici da fonti rinnovabili oggetto del Piano nazionale energia clima, con 8,7 miliardi, e per lanciare la strategia sull’idrogeno «verde» con 1,34 miliardi”.

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Dal documento è sparito il riferimento al potenziamento della riforma della prescrizione, inviso ai renziani. Sul fronte lavoro si confermano invece i 4,5 miliardi per rilanciare l’occupazione femminile e una miglior conciliazione vita-lavoro. Tra le misure più significative tratteggiate dal Governo il potenziamento degli asili nido e dei servizi di prima infanzia, sottolinea il Sole 24 Ore: “L’obiettivo è raggiungere un’offerta media nazionale del 55% con la creazione di circa 415mila nuovi posti entro il 2026. Oggi l’Italia è ferma a un modestissimo 25,5%, contro una media europea del 35,1% di posti coperti. Spagna e Francia sono sopra il 50%. Altro capitolo delicato è quello che riguarda l’allineamento delle competenze, soprattutto dei giovani, e il decollo delle politiche attive, potenziando le prime misure previste in manovra (assegno di ricollocazione che torna a vantaggio di lavoratori disoccupati o in cig e fondo nuove competenze). Qui la sfida è gestire la delicata fase di transizioni occupazionali all’indomani della fine delle misure emergenziali messe in campo in questi mesi dall’Esecutivo Conte. Confermati gli 1,5 miliardi per il potenziamento degli Its, gli Istituti tecnici superiori”.

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