Economia

Ecco il contributo di solidarietà sulle pensioni elevate proposto da Alberto Brambilla (Lega)

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Pubblichiamo il capitolo dello studio di Itinerari Previdenziali a cura di Alberto Brambilla, Gianni Geroldi e Antonietta Mundo che contiene la proposta alternativa al ricalcolo sulle pensioni d’oro proposto da un progetto di legge del Movimento 5 Stelle

E allora cosa si può fare? Se possibile bisognerebbe lasciare tutto com’è senza alcuna operazione; tuttavia se si vuole dare un segnale di un “rafforzamento del patto intergenerazionale” insito e base del sistema gestionale a ripartizione si potrebbe percorrere la strada del contributo di solidarietà che pure presenta profili costituzionali (si vedano le ultime sentenze della Suprema Corte) ma che se previsto per un periodo limitato (3 anni) e finalizzato a garantire una maggiore sostenibilità del sistema stesso, con criteri di proporzionalità, ragionevolezza e progressività, può soddisfare i principi definiti dalla Corte e può consentire una copertura dei costi iniziali di due importanti strumenti: il fondo per l’occupazione e il fondo per la non autosufficienza.

L’INTERESSE DEI PENSIONATI

Infatti, considerando che il nostro sistema è a ripartizione (le pensioni di oggi si pagano con i contributi dei lavoratori attivi di oggi) risulta immediato l’interesse dei pensionati a pagarsi una chiamiamola “polizza” che favorisca una maggiore e più ampia occupazione: come? Attraverso un contributo di scopo per il “Fondo per l’occupazione” che tuttavia, per soddisfare i requisiti della Corte, dovrebbe essere spalmato su una platea più numerosa di 58.000 pensionati.

IL CONTRIBUTO NON E’ UNA TASSA

Non si tratta quindi di una “tassa”, ma di una contribuzione straordinaria per rafforzare il sistema pensionistico consolidandone la sostenibilità di medio lungo termine, in previsione di ulteriori misure finalizzate a dare occupazione al maggior numero di soggetti (risistemazione degli attuali strumenti di sostegno al reddito e dei fondi per la formazione).

L’OBIETTIVO DELLA PROPOSTA

L’obiettivo è quello di raggiungere nel giro di 3 anni i 24 milioni di occupati portando sopra il 61% il tasso di occupazione e all’1,5 il rapporto attivi – pensionati. In sostanza si tratta di un aumento di circa 250 mila unità l’anno per 3 anni. Dopo il terzo anno il fondo verrebbe alimentato da un contributo dello Stato favorito da maggiori imposte dirette e indirette versate da questa nuova platea di occupati che quindi autoalimenterebbero il fondo; altre risorse, soprattutto per il fondo per la non autosufficienza, proverrebbero dalla conclusione della realizzazione del Casellario dell’Assistenza che potrebbe produrre, con l’eliminazione di duplicazioni e prestazioni improprie, circa 5 miliardi l’anno.

COME FUNZIONA IL CONTRIBUTO DI SOLIDARIETA’

Applicando il contributo di solidarietà, i risparmi sono molto più alti del ricalcolo e valutabili in circa 1,2 miliardi netti per ogni anno da usarsi per finanziare il “super ammortamento” del costo del lavoro al 130% per chi assume un under 29 o un over 57 anni o una donna over 50, per poi arrivare al 100%, al quinto anno di assunzione; questo credito d’imposta (da calcolarsi sulla RAL aumentata del valore dei contributi sociali Inps e Inail) e di importo massimo per il primo anno di 7.000 € per ogni assunto (che decresce del 20% l’anno) è alternativo alla decontribuzione prevista dai Governi precedenti che va a beneficio anche delle aziende decotte, le quali a fine incentivo licenziano o chiudono (peraltro i due partiti al Governo si proponevano anche di cancellare il Jobs Act che appunto prevede la decontribuzione ma che invece, esattamente come per la legge Fornero, viene utilizzata e rafforzata).

IL COINVOLGIMENTO DELLE PARTI SOCIALI

Il tutto con il coinvolgimento delle parti sociali che rappresentano questi lavoratori. Si potrebbe pensare di sottoporre tutte le pensioni da 2.000 € lordi (ma questa è una decisione eminentemente politica) a un contributo di solidarietà (di cui 0,40% verrebbe versato al fondo per la non autosufficienza e il resto al fondo occupazione) che cresce progressivamente fino al 12%-15% per le pensioni più elevate; il contributo è calcolato sulla base dei singoli scaglioni di pensione (non sull’importo totale).

IL SOLLIEVO PER LE FAMIGLIE CON UN NON AUTOSUFFICIENTE

Tra l’altro ciò consentirebbe di dare un sollievo alle famiglie che si trovano con un non autosufficiente, raddoppiando l’indennità di accompagnamento quando un soggetto non è autosufficiente in 3 funzioni su 5 (+ un plus per casi particolarmente gravi); sono veramente tante a oggi le famiglie o i singoli individui in grave situazione, considerando che la pensione media della gran parte dei pensionati vale la metà della media delle rette richieste dalle RSA.

IL RAPPORTO COMPLETO DI ITINERARI PREVIDENZIALI

 

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