Economia

Ecco i veri motivi della guerra fra Del Vecchio e i francesi in EssilorLuxottica

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Che cosa divide i due maggiori azionisti di EssilorLuxottica. Fatti, nomi, ricostruzioni e scenari

 

Il livello di scontro tra Leonardo Del Vecchio e Hubert Sagnières si alza ancora. Dopo le accuse incrociate delle scorse settimane, con minaccia di adire alle vie legali, adesso il primo azionista (32,5% che corrisponde al 31% dei diritti di voto) del colosso mondiale dell’occhialeria EssilorLuxottica, ha deciso di passare alle vie di fatto.

CHE COSA HA DECISO DELFIN DI DEL VECCHIO SU ESSILOR-LUXOTTICA

Così Delfin ieri ha depositato una domanda di arbitrato alla Camera di Commercio Internazionale, «per far accertare le violazioni dell’accordo di combinazione del 2017, che secondo Delfin sono state commesse da Hubert Sagnières e da EssilorLuxottica dietro suo impulso, per ottenere un’ingiunzione a rispettare tale accordo fino alla sua scadenza».

ECCO LE ACCUSE DI DEL VECCHIO AI FRANCESI DI ESSILOR

Secondo la cassaforte dei Del Vecchio, «tali violazioni consistono nel mancato rispetto dei doveri di leale cooperazione e buona fede previsti dall’accordo di combinazione del 2017 tra Essilor e Delfin, la quale è stata privata del potere di gestione paritetico che le pertiene ai sensi dell’accordo». Inoltre, constatando lo stallo creatosi all’interno del cda e come questo ostacoli l’implementazione del processo di integrazione e delle relative sinergie, Delfin ha ritenuto che il ricorso alla Camera di Commercio Internazionale fosse allo stato una soluzione necessaria e la più appropriata al fine di preservare gli investimenti di tutti gli azionisti». Del Vecchio, in buona sostanza, «non chiede altro che il rispetto rigoroso degli accordi e in particolar modo delle regole di governance congiunta e paritaria che da parte sua intende continuare a osservare».

CHE COSA DIVIDE I DUE CONTENDENTI DI ESSILOR-LUXOTTICA

Un terreno di scontro sul quale da mesi i due contendenti se le suonano di santa ragione, se è vero che già alla prima assemblea dei soci post-aggregazione, dal fronte transalpino erano arrivate stoccate e affondi nei confronti di Del Vecchio in merito alla nomina del nuovo amministratore delegato di EssilorLuxottica.

LE VERE MIRE DI DEL VECCHIO CON MILLERI

Non è un segreto che l’industriale italiano covasse il sogno di promuovere a top manager del big mondiale dell’occhialeria il suo delfino, ovvero Francesco Milleri, già posto a capo di Luxottica Italia. Da Parigi si faceva e si fa ancora oggi notare come Milleri, titolare di una società di consulenza informativa e servizi Sap, la Mea (fatturato 2017 di poco superiore ai 26 milioni, 20 milioni dei quali garantiti dal contratto pluriennale in essere con la stessa società di occhialeria italiana), non abbia le capacità per guidare un colosso da 16-18 miliardi di giro d’affari e oltre 43 miliardi di capitalizzazione.

Una posizione ribadita nella lettera fatta circolare in azienda da Sagnières, che lamenta anche la volonta di Del Vecchio di prendersi tutto il gruppo. Una guerra che rischia di minare le basi sulla quali poggia la stessa EssilorLuxottica, azienda che garantisce lavoro a 156mila dipendenti. Così Delfin, seppure vincolata per statuto al 31% dei diritti di voto, potrebbe rastrellare azioni sul mercato per evitare che il fronte transalpino, sostenuto dai fondi, accresca la sua forza in vista di una prossima assemblea.

(estratto di un articolo pubblicato oggi su Mf/Milano Finanza)

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