Economia

Ecco i milioni (più di 15) che Di Maio può sfilare a Whirlpool. I veri conti del Mise

di

Di Maio

Perché sono più dei 15 milioni di euro indicati dal ministro Di Maio i fondi di cui il governo potrebbe chiedere la restituzione al gruppo Whirlpool

Tutti i conti sulla controversia in atto tra governo e gruppo Whirlpool. Ecco i dettagli.

L’ANNUNCIO DI DI MAIO

“Whirlpool non ha tenuto fede ai patti e si è rimangiata la parola e dice di voler chiudere lo stabilimento di Napoli” e per questo oggi “firmerò una direttiva ministeriale che revoca all’azienda tutti gli incentivi, ne hanno avuti circa 50 milioni di euro dal 2014 a oggi, perché in Italia ci dobbiamo far rispettare”. E’ quello che ha annunciato il ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico, Luigi Di Maio a Rtl: “Se vieni in Italia e prendi i soldi dello stato non è che poi te ne vai e chiudi gli stabilimenti tenendo un atteggiamento contrario ai patti”.

LA REPLICA DI WHIRLPOOL

“Con rammarico Whirlpool prende atto della dichiarazione rilasciata questa mattina a radio Rtl dal Ministro dello Sviluppo Economico e del Lavoro, Luigi Di Maio, di voler revocare gli incentivi concessi e di bloccare il pagamento su quelli richiesti, pur non avendo l’Azienda mai proceduto ad alcuna disdetta dell’accordo siglato”. E’ quanto si legge in una nota della multinazionale che replica alle parole del vicepremier dopo la decisione del gruppo – annunciata nei giorni scorsi – di voler cedere lo stabilimento di Napoli che impiega 430 lavoratori.

IL SITO DI NAPOLI

“In linea con il Piano Industriale firmato lo scorso ottobre, l’azienda non intende procedere alla chiusura del sito di Napoli, ma è impegnata a trovare una soluzione che garantisca la continuità industriale e i massimi livelli occupazionali del sito”, ha ribadito il gruppo nella nota “riconfermando la centralità dell’Italia e la volontà di continuare a lavorare con tutte le parti coinvolte per trovare una soluzione condivisa”. “Nel corso dell’incontro al ministero previsto per domani, 12 giugno, ci auspichiamo di poter iniziare il percorso con le istituzioni presenti e le organizzazioni sindacali volto a risolvere la vertenza”, si legge nella nota.

CHE COSA PREVEDE IL DECRETO DIGNITA’

Il decreto Dignità entrato in vigore lo scorso agosto detta nuove regole anti-delocalizzazione, introducendo, per le imprese che abbiano ottenuto dallo Stato aiuti per impiantare, ampliare e sostenere le proprie attività economiche, un vincolo di mantenimento obbligatorio delle attività agevolate di 5 anni.

In caso di trasferimento dell’attività economica in Stati fuori dall’Unione europea e non aderenti allo Spazio economico europeo, l’impresa beneficiaria decade dal beneficio concesso nel caso di delocalizzazione entro 5 anni dalla data di conclusione dell’iniziativa agevolata e inoltre è sottoposta a una sanzione amministrativa pecuniaria di importo da 2 a 4 volte quello dell’aiuto fruito.

I MILIONI IN BALLO: PIU’ DEI 15 MILIONI INDICATI DA DI MAIO

Ma quanti sono davvero i milioni che potenzialmente il governo può chiedere all’azienda di restituire allo Stato? Vediamo i numeri che circolano in queste ore a livello istituzionale.

Si tratta – secondo la ricostruzione di Start – di 27 milioni pubblici a fronte di oltre 800 milioni di investimenti privati di Whirlpool dal 2014 ad oggi. Dei 27 milioni pubblici, circa 12 milioni sono precedenti a 5 anni fa (quindi il decreto dignità è inefficace).

Dei 15 milioni a rischio solo 8 potrebbero essere revocati, gli altri 7 verrebbero congelati o bloccati. Gli 8 milioni sono riferiti a investimenti su Napoli, gli altri 7 milioni sono relativi a investimenti su Melano (Ancona) e Carinaro (Caserta).

Inoltre Whirlpool ha una domanda di contratto di sviluppo per i siti di Melano (Ancona) e Carinaro (Casera) ed è in fase di istruttoria: vale 5,4 milioni circa rispetto ai circa 34 milioni di investimento del gruppo. E questi 5,4 milioni il Mise potrebbe bloccarli.

C’è poi un fondo di 1,9 milioni (distretto elettrodomestico del 2002, quindi gestione Indesit) sbloccato con decreto Mise a febbraio 2018 ma non ancora pagato.

Ci sono infine circa 19,8 milioni già erogati nel periodo 2014-2018, e relativi a investimenti effettuati prima del 2014, di cui 8 milioni potrebbero essere a rischio in quanto i 5 anni scadono a ottobre 2019.

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