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Ecco i 3 tesori dell’agricoltura italiana. Report Sace

Vino Italiano

Che cosa emerge dal focus “Agroalimentare: Italia, una (pen)isola felice” realizzato dall’ufficio studi di Sace

I tre pilastri dell’export agroalimentare italiano sono il vino, l’olio e la pasta. Nel 2021 il loro export complessivo si è attestato a 11,7 miliardi di euro (il 22,4% del totale export agroalimentare), in crescita del 7% rispetto all’anno precedente e con una buona dinamica positiva decennale (CAGR: +4,4%). Tali dati sono presenti nel focus “Agroalimentare: Italia, una (pen)isola felice” realizzato dall’ufficio studi di Sace per testare lo stato di salute del settore italiano.

SETTORE AGROALIMENTARE: IMPRESE PICCOLE E MOLTO ATTIVE NELL’EXPORT

Il tessuto imprenditoriale del settore agroalimentare italiano è caratterizzato da imprese di modesta entità: circa 55mile le imprese operanti nelle industrie alimentari, delle bevande e del tabacco, e oltre 400mila con più di 800mila addetti, quelle operanti nel settore agricolo Aziende piccole ma molto attive nel commercio con l’estero. Oltre l’85% delle esportazioni di agroalimentare è composto da alimentari, bevande e tabacco, mentre i prodotti agricoli compongono la restante parte.

LA CRESCITA DELL’AGROALIMENTARE NEL 2020 E LE INCOGNITE PER IL 2022

“Nel periodo 2010-2019 il valore dell’export italiano di agroalimentare è cresciuto a un tasso annuale composto (CAGR) del 6,3% – si legge nel report di SACE -, una performance migliore delle esportazioni complessive (+5,1%)”. Nel 2020, l’annus horribilis della pandemia, il settore è stato tra i pochi a registrare un incremento (+3,2% su base annua) raggiungendo esportazioni per oltre 46 miliardi di euro, circa l’11% del totale delle nostre esportazioni. È andato molto bene anche il 2021, anno in cui l’export ha toccato il massimo storico di 52 miliardi di euro (+11,1% rispetto all’anno precedente contro il +18,2% per l’export italiano complessivo). A guidare questo risultato il commercio di alimentari e bevande (+11,6%) ma l’andamento è stato positivo anche per i prodotti agricoli (+8,8%). Le prospettive sono buone anche per il 2022 (+19,5% tra gennaio e marzo rispetto allo stesso periodo dello scorso anno). Il contesto internazionale e i rincari delle risorse energetiche e agroalimentari sono le due incognite più grandi che gravano sulle previsioni del settore.

ITALIA SECONDA AL MONDO PER L’EXPORT DI VINO. REPORT SACE

Quello del vino è un comparto rilevante per l’export agroalimentare italiano: il 13,6% del settore, e il 24,3% del settore ridotto a alimentari e bevande (riduzione che esclude i prodotti agricoli). Francia, Italia e Spagna compongono il podio dei maggiori esportatori di vino, con Parigi che vede il proprio peso scendere sotto il 30% e Madrid che arriva al 9% delle vendite globali realizzate oltre i confini nazionali.

I VINI FERMI SONO I PREFERITI ALL’ESTERO: IL VENETO 1° ESPORTATORE

La vendita oltreconfine del vino ha ripreso a crescere, dopo lo stop imposto dalla pandemia, chiudendo il 2021 con un incremento del 12,4% rispetto all’anno precedente (per un valore di €7,3 miliardi). I preferiti all’estero sono i vini fermi, esportati per un valore di 5,2 miliardi di euro e che hanno segnato un +9,1% rispetto al 2020. A seguire gli spumanti, con un export dal valore di 1,8 miliardi di euro e che “dal 2011 riportano una crescita media a doppia cifra e nell’ultimo anno hanno segnato un marcato incremento (+23,7%)”. A trainare il segmento dei vini frizzanti è la domanda di prosecco, che segna una crescita del 31,5% nel 2021 e del 14,1% di media negli ultimi quattro anni. Del resto nel 2021 il vino veneto è stato quello più esportato, grazie all’ottima performance del Prosecco di Treviso, che nel 2021 ha esportato bollicine per quasi 830 milioni di euro. A seguire Piemonte e Toscana, ma vanno molto bene anche Trentino-Alto Adige, Emilia-Romagna e Lombardia – grazie anche all’ottima performance estera del Franciacorta (+10,3%).

LE DESTINAZIONI DEL VINO ITALIANO, TRA MERCATI CONSOLIDATI E NUOVE OPPORTUNITÀ

Il primo paese di esportazione dei nostri vini sono gli Stati Uniti ma stanno crescendo anche Cina e Giappone. La Germania, seconda destinazione per valore del nostro export, vede una grande presenza delle imprese vitivinicole italiane ma i consumi di vino per il prossimo biennio dovrebbero essere al di sotto della media di previsione. Bene anche l’export di vino in Canada e Regno Unito e spiccano Norvegia, Finlandia, Messico e Repubblica Ceca, paesi nei quali il nostro export è inferiore alle maggiori destinazioni, ma le opportunità di crescita sono tanti. “Nel 2021 la Russia ha rappresentato il 12° mercato di destinazione per le esportazioni di vini italiani (con €149 milioni, pari al 2,1% del totale di vini esportati) – si legge nel report -, dietro al Giappone e davanti alla Cina, con una crescita (+18,4% rispetto al 2020) superiore alla media”. La guerra in Ucraina sta avendo e avrà inevitabili ripercussioni sull’andamento futuro delle importazioni di Mosca.

SPAGNA LEADER DELLA PRODUZIONE DI OLIO D’OLIVA, L’ITALIA SUBITO DOPO

Dopo tre anni di raccolti poco soddisfacenti la campagna 2021/2022 è prevista, a livello globale, in lieve crescita (+2,9%). Il primo produttore mondiale di olio di oliva è la Spagna con 1,3 milioni di tonnellate previste, circa il 40% della produzione mondiale e il 65,9% di quella europea) che quest’anno dovrebbe, però, riscontrare una contrazione del 6,4%. Al secondo posto, mka beb distanziata, c’è l’Italia, la cui produzione quest’anno è stimata a 315 mila tonnellate (+15,2% rispetto alla precedente campagna), a seguire Tunisia, Turchia, Grecia e Marocco, tutti Paesi con una produzione di più di 200 mila tonnellate.

IN ITALIA L’OLIO PIÙ CARO (E PIÙ BUONO)

I prezzi dell’olio si formano nelle piazze che ne producono di più. Ciò significa che è molto frequente che i prezzi definiti in Spagna determinino a catena anche quelli di altri mercati. Sono tre le piazze che fissano i livelli di prezzo “benchmark” per il mercato europeo: Jaén (in Spagna), Bari e Chania (in Grecia). “Con riferimento in particolare all’olio extravergine d’oliva, la piazza di Jaén a marzo 2022 ha registrato un prezzo di 3,29 €/kg (+40,7% rispetto allo stesso periodo del 2021), quella di Bari 4,13 €/kg (-11,8%) e quella di Chania 3,10 €/kg (+19,2%)”, si legge nel rapporto. Il prezzo dell’olio italiano è il più alto per via dell’alta qualità e dell’ampia varietà.

I CONSUMI: SPAGNA E GRECIA LE PIAZZA CHE CHIEDONO PIÙ OLIO

Spagnoli e greci sono i cittadini europei a consumare più olio, circa 11 kg di olio d’oliva pro capite annuali, a seguire Portogallo e Italia con quasi 7 chili mentre la media UE è di 3 chili all’anno. Francia e Germania arrivano molto dopo, con valori simili agli Stati Uniti e al Regno Unito, perchè la dieta non prevede un utilizzo frequente di olio d’oliva.

TOSCANA LEADER DELL’EXPORT DI OLIO

“Per l’Italia le esportazioni in valore di olio d’oliva, nel 2021, hanno rappresentato il 3% delle vendite estere del settore agroalimentare (per la Spagna il 5,6% e per la Grecia il 7,8%)”, scrive SACE.  L’export dell’olio d’oliva è cresciuto negli ultimi due anni: +5,5% nel 2021 dopo un anno di pandemia più che positivo, +6,6% rispetto al pre-Covid. Nel 2021 l’export è stato pari a 1,5 miliardi di euro: oltre l’80% dell’export di olio d’oliva è costituito dall’olio extravergine, altro elemento ascrivibile all’ottima qualità dell’olio italiano che può vantare 49 denominazioni Dop, Igp e Stg (di cui 7 in Sicilia, 6 in Puglia e 5 rispettivamente nel Lazio e nelle Marche). Leader nella vendita oltreconfine è la Toscana, forte anche del proprio brand regionale, con esportazioni per un valore di poco inferiore ai 680 milioni, a seguire Emilia-Romagna e Veneto.

IL 60% DELL’OLIO CONSUMATO IN GERMANIA È ITALIANO

Stati Uniti, Germania, Francia e Giappone rappresentano il 55,8% dell’intero export italiano di olio d’oliva e dove l’Italia è presente con una quota in media del 40%. L’export di olio italiano raggiunge un picco di quasi il 60% in Germania, paese nel quale l’export nel 2021 ha raggiunto un valore di quasi i 200 milioni di euro, e che vede gli Stati Uniti principale mercato di destinazione con 450 milioni di euro. I Paesi che in prospettiva possono essere un ottimo mercato per il nostro olio sono Bulgaria, Danimarca, Brasile e Cina. Invece Regno Unito e i Paesi del Golfo, sono paesi dalla crescita potenziale, ma restano un passo indietro.

UN PIATTO DI PASTA SU QUATTRO AL MONDO È PRODOTTO IN ITALIA

Un dato per capire quanto il connubio pasta e Italia sia stretto: un piatto di pasta su quattro al mondo è prodotto in un pastificio italiano. Nel 2021 nel mondo sono state prodotte 16,9 milioni di tonnellate di pasta, l’Italia è il primo produttore mondiale con 3,9 milioni di tonnellate e una quota del 23%, a seguire Stati Uniti, con 2 milioni di tonnellate (12% la sua quota), Turchia con 1,9 milioni di tonnellate (quota pari all’11%). Il nostro Paese è anche il primo consumatore con 23,5 kg pro-capite, al secondo posto, ben distanziata, c’è la Tunisia con 17 kg a testa, il secondo Paese europeo, invece, è la Grecia con 12,2 kg pro-capite. Il consumo di pasta è aumentato durante gli anni della pandemia, nel 2020 stati consumati 17 milioni di tonnellate di pasta, 1 milione in più rispetto al 2019.

EMILIA ROMAGNA LEADER NELL’EXPORT DI PASTA: 515 MILIONI DI EURO

Per il nostro Paese le esportazioni di pasta nel 2021 hanno rappresentato il 5,8% delle vendite estere del settore agroalimentare, il 10,4% del solo comparto alimentare. Nel 2020 le esportazioni sono cresciute del 16,3% mentre il 2021 si è chiuso con una flessione del 3,1%, nell’ultimo anno le vendite oltreconfine sono state pari a 3 miliardi di euro. Tra le regioni italiane leader nell’export di pasta è l’Emilia-Romagna, con una quota poco superiore al 20% e vendite oltreconfine pari a 515 milioni di euro, a seguire la Campania con export pari a 510 milioni di euro, e poi Veneto, Lombardia e Puglia, con esportazioni pari a 350 milioni, 187 milioni e 174 milioni rispettivamente.

NEL 2022-2023 ATTESA UNA CRESCITA DELL’EXPORT DEL 4% SECONDO SACE

“Per il biennio 2022-2023 i consumi di pasta Made in Italy sono attesi crescere in media del 4%, in linea con i consumi di olio e un punto superiore a quello del vino”, si legge nel report SACE.  Tra i mercati che attraggono la pasta made in Italy c’è la Germania, ma anche Francia, Danimarca, Polonia, Repubblica Ceca e Spagna si presentano come ottimi mercati di sbocco. In ottica futura sono soprattutto il Brasile e la Finlandia a fornire ottime prospettive. Si attende una forte anche per i consumi cinesi e canadesi.

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