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Ecco gli effetti dei dazi Usa sulla geografia economica della Germania

Che cosa emerge da una ricerca dell’istituto ifo di Monaco sulla nuova geografia dei dazi che ridisegna l’economia tedesca.

Il vento dei dazi statunitensi soffia da Sud, dove l’industria tedesca è più esposta all’export e alla produzione di beni finiti. È qui che i tagli più profondi si fanno sentire, mentre nel Nord il fenomeno si traduce addirittura in qualche spiraglio inatteso. Secondo una ricerca dell’istituto ifo di Monaco, le misure commerciali adottate dagli Stati Uniti dall’amministrazione di Donald Trump – con un’imposizione generale del 15% sulle merci europee entrata in vigore nel settembre 2025 – stanno generando effetti diversi e disuguali tra i Länder e i singoli distretti tedeschi.

UNA MAPPA ECONOMICA A DUE VELOCITÀ

Lo studio, basato su simulazioni aggiornate allo stato della politica commerciale statunitense dell’autunno 2025, mette in luce una frattura geografica netta: “da un lato il Nord-Est, dove alcune città registrano addirittura miglioramenti; dall’altro il Sud-Ovest, dove le regioni più industrializzate affrontano perdite sensibili in termini di valore aggiunto”.

Nei territori dello Schleswig-Holstein, del Meclemburgo-Pomerania Anteriore e del Brandeburgo, gli impatti macroeconomici risultano “contenuti o addirittura positivi”. A Potsdam, ad esempio, la variazione stimata è pari a +0,2%, mentre altri centri “mostrano lievi progressi nel saldo complessivo”.

Scenario opposto per aree come la Baviera e il Baden-Württemberg, dove “le specializzazioni manifatturiere sono più marcate e fortemente orientate all’esportazione verso gli Stati Uniti”. Le previsioni indicano che le perdite, in questi casi, tendono a superare ampiamente gli eventuali benefici generati in altri settori dell’economia.

I NODI CRITICI DELL’INDUSTRIA

Le distorsioni maggiori riguardano le filiere caratterizzate da produzioni ad alta intensità industriale, come la metallurgia e l’automotive, protagoniste storiche dell’export tedesco negli Usa. Lo studio dell’ifo segnala Salzgitter come l’area più penalizzata, che tuttavia si trova nella Germania settentrionale, nel Land della Bassa Sassonia, con una contrazione del valore aggiunto che sfiora l’1,2%. Un risultato attribuito alla forte dipendenza della città dalla produzione di metalli, uno dei comparti colpiti più duramente dai dazi mirati introdotti durante la seconda presidenza Trump.

Alle sue spalle si collocano distretti di grande peso nell’industria automobilistica: Dingolfing-Landau (–1,08%), Wolfsburg (–1,06%), Böblingen (–1,05%) e Ingolstadt (–0,98%). Qui si concentrano gli stabilimenti dei principali produttori tedeschi di veicoli, esposti ai dazi specifici che gli Stati Uniti hanno imposto anche sulle automobili europee.

Le conseguenze si estendono fino ai grandi centri urbani: tra le città con più di un milione di abitanti, è Monaco di Baviera a registrare l’impatto negativo più significativo, pari a –0,18%. Colonia subisce un lieve arretramento, mentre Amburgo, grazie a una struttura economica più orientata ai servizi e alla logistica, mostra un leggero miglioramento (+0,13%).

IL RUOLO DEI SERVIZI COME AMMORTIZZATORE ECONOMICO

La composizione produttiva dei territori è la chiave che spiega le differenze, scrivono i ricercatori dell’ifo. Dove predominano imprese manifatturiere, i rincari degli scambi con gli Stati Uniti alimentano un immediato calo di competitività. Al contrario, nelle aree in cui i servizi hanno un peso maggiore, gli effetti risultano più mitigati.

Secondo il rapporto, “l’aumento dei prezzi dei prodotti intermedi importati negli Usa rende meno competitive le aziende statunitensi del terziario”. Poiché i servizi tedeschi non rientrano tra i beni colpiti dai dazi, alcune imprese riescono a guadagnare spazio sui mercati interni e internazionali. Questo comporta “un possibile spostamento dell’attività economica dall’industria ai servizi nel medio periodo”, con un parziale riequilibrio delle perdite iniziali.

La maggior uniformità territoriale del comparto terziario contribuisce inoltre a distribuire in modo più omogeneo gli effetti positivi: in alcuni territori del Nord-Est essi riescono a compensare del tutto i danni industriali, generando un saldo finale positivo.

CONSEGUENZE INDIRETTE TRA LE REGIONI

I ricercatori sottolineano anche l’esistenza di possibili “ripercussioni indirette” tra le diverse regioni. I distretti adiacenti ai poli industriali più colpiti potrebbero sperimentare contraccolpi dovuti al rallentamento della domanda interna: un fenomeno che, “pur non essendo portato alla luce in maniera esplicita dalle simulazioni, potrebbe aggravare ulteriormente le criticità locali”.

Nel complesso, tuttavia, lo studio ribadisce un elemento centrale: la politica doganale degli Stati Uniti nel contesto del secondo mandato di Donald Trump “non produce un effetto uniforme sull’economia tedesca”. Le differenze strutturali – nella tipologia di produzioni, nella presenza di settori export-oriented e nella capacità dei servizi di assorbire gli shock – definiscono un panorama articolato, in cui alcuni territori perdono terreno e altri riescono a recuperare competitività.

È dunque soprattutto il Sud, il motore economico della Germania degli ultimi trent’anni, almeno dal declino dell’industria mineraria della Ruhr, che è chiamato a fronteggiare le difficoltà generate dai dazi. Il Nord è impegnato a cogliere opportunità inattese, anche se non tutto lo slancio di queste regioni arriva dalle inattese opportunità aperte dai dazi. Gli esperti dell’ifo concludono suggerendo al mondo politico una lettura attenta di questa dinamica regionale per individuare le misure di sostegno più adatte alle aree maggiormente esposte.

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