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Ecco gli affarucci di Esselunga con le coop (che prima combatteva)

Caso Esselunga-coop. Al centro dell’indagine una presunta “somministrazione illecita di manodopera”: secondo l’accusa, infatti, è stata accertata “una complessa frode fiscale” secondo il meccanismo dei “serbatoi di manodopera”. Ecco come Esselunga avrebbe sfruttato - secondo gli inquirenti - le coop in un giro di fatture false

 

Chissà cosa direbbe Bernardo Caprotti, l’uomo che ha importato il supermercato all’americana in Italia introducendo la grande distribuzione, se potesse leggere le cronache giudiziarie di questi giorni che riguardano la creatura che plasmò nel 1957, difendendola poi con le unghie e con i denti dagli scioperi negli anni di piombo, nella stagione dei picchettaggi violenti. Per decenni il patron di Esselunga si è distinto per gli attacchi ripetuti al mondo delle Coop. Non si contano le volte in cui Caprotti sbottò contro un sistema di aiuti e agevolazioni soprannominato “falce e carrello”  (titolo del suo pamphlet autobiografico) che favoriva i suoi competitor, tacciati di concorrenza sleale ma pure di «aver giocato sporco per fermare Esselunga».

L’OSSESSIONE DEL PATRON DI ESSELUNGA PER LE COOP

Quando sentiva parlare di coop vedeva rosso. Lui che politicamente era ben vicino ad altri colori, avendo finanziato la Lega Nord delle origini di Umberto Bossi, visto con simpatia la discesa in campo di Silvio Berlusconi nel 1994 nella speranza di veder realizzata “la grande rivoluzione liberale” (sappiamo com’è andata) mentre in anni più recenti aveva sorprendentemente tessuto un inedito rapporto di stima con l’ex ministro diessino Pierluigi Bersani (forse perché autore delle poche liberalizzazioni avute realmente nel Paese e una di queste ha portato le parafarmacie in Esselunga).

Una ossessione, quella di Caprotti, per le Coop. Nel 2007 scrisse al Sole 24 Ore accusandole di «pagare la metà delle tasse», coperture politiche da parte dei partiti della sinistra, posizioni di monopolio in intere regioni. Insomma, «disastroso e pericoloso per il mercato» il modo di operare delle galassie cooperative.

Una ossessione che porterà persino nella tomba. Tanto che tra le clausole testamentarie volle inserire il divieto per gli eredi di vendere l’Esselunga alle sue storiche rivali. Caprotti è morto l’ultimo giorno di settembre del ’16, l’Esselunga, sopravvissuta alle ben note battaglie legali scoppiate in famiglia, oggi è di Marina Caprotti e della madre Giuliana Albera.

CHE COMBINA OGGI ESSELUNGA CON LE COOP

Se non puoi vincerle, unisciti a loro, deve aver pensato qualcuno della nuova guardia. E così ecco che a un certo punto Esselunga inizia a porre in essere – secondo l’accusa degli inquirenti – una frode fiscale nelle detrazioni Iva propiziata indirettamente proprio dalle odiate coop, usate come «filtro» di serbatoi di manodopera. Sono indagati l’attuale direttore finanziario Albino Rocca e il suo predecessore Stefano Ciolli, andato in pensione a settembre 2022, con l’ipotesi di reato di dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti e la stessa Esselunga

È scattato così il reato di frode fiscale per avere messo in contabilità come voci di costo le fatture relative a operazioni giuridicamente inesistenti in quanto riferite a contratti di appalto con le cooperative e non a contratti di somministrazione di manodopera: un fondo nero da 221 milioni di euro più Iva superiore a 47 milioni. Il periodo considerato inizia nel 2016 e arriva al 2 maggio 2023. L’indomani della festa del lavoro, per una ben poco ilare coincidenza.

CAPORALATO NELLE COOP

A proposito di primo maggio e di diritti dei lavoratori. L’Ansa ha scritto che l’indagine su Esselunga si incrocia con quella – coordinata sempre da Storari – sulla cooperativa Servizi Fiduciari, parte del gruppo Sicuritalia (qui Esselunga non risulta indagata, compariva tra i clienti), che si occupa di sicurezza e vigilanza privata per la quale il gip Domenico Santoro ha disposto l’amministrazione giudiziaria per ipotesi di caporalato.

La coop da 135 milioni di fatturato e 7.000 lavoratori si sarebbe macchiata di una simile onta sulla base di un assunto giurisprudenziale elaborato nel diritto del lavoro da sentenze di lavoro di Cassazione e Corte d’appello milanese. E cioè che lo sfruttamento possa dipendere non solo da vessazioni sui lavoratori (qui comunque contestate), ma anche solo da un salario sotto la soglia di povertà e incapace di garantire il parametro costituzionale di «una esistenza dignitosa».

«Servizi Fiduciari» applica ai propri vigilanti non armati il livello D del contratto «Vigilanza privata e servizi fiduciari», per 930 euro lordi al mese, ovvero 650 netti (contro i 1.218 dell’altro contratto). Somma che per il gip viola persino la Costituzione dato che l’art. 36 impone «proporzionata a quantità e qualità del suo lavoro, e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa». Tra i clienti: Gs, Carrefour, Lidl, Fincantieri, Regione Sardegna, Bnl, Allianz, Generali, Tnt, Enel, Unicredit, Barilla, Rfi mentre Esselunga aveva interrotto i rapporti in marzo.

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