Economia

Ecco fini e rischi della mossa della borsa di Hong Kong su Londra. Report

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Tutti i giudizi degli analisti sull’offerta della Borsa di Hong Kong per il London Stock Exchange (Lse)

La Borsa di Hong Kong e Clearing Ltd stanno tentando la conquista della Borsa di Londra (London Stock Exchange, Lse), mettendo sul piatto quasi 36 miliardi di euro per unire le due società in un unico colosso del settore finanziario. Ma i seri ostacoli politici che si potrebbero presentare stanno portando anche altri attori a fare offerte. Tra loro emergono soprattutto Intercontinental Exchange Inc. e CME Group Inc, come evidenzia Bloomberg.

L’AFFAIRE REFINITIV

A complicare la chiusura dell’operazione lanciata dal colosso asiatico c’è l’annuncio di inizio agosto da parte di Lse che aveva raggiunto un’intesa per rilevare il provider di dati finanziari e di piattaforme di trading Refinitiv in un’operazione da 27 miliardi di dollari. Il London Stock Exchange, che gestisce anche la Borsa di Milano oltre alla piattaforma Mts (Mercato titoli di Stato), ha confermato che prenderà comunque in esame la proposta della Borsa di Hong Kong senza abbandonare gli impegni presi per l’acquisizione di Refinitiv. Ma secondo gli esperti interpellati da Bloomberg, occorrono una serie di condizioni affinché un’offerta come quella di Hong Kong o di altri investitori del settore, possa andare in porto.

PROCESSO CONDIZIONATO DA REFINITIV?UNA POSSIBILE GUERRA DELLE OFFERTE

Per Guy de Blonay, del gestore di fondi Jupiter, azionista LSE, “l’elemento cruciale dell’accordo è se è effettivamente condizionato al fatto che l’accordo della Borsa di Londra con Refinitiv venga tolto dal tavolo. Se questo è il caso, sembra incerto il fatto che gli azionisti possano accettare l’offerta, dato che l’accordo con Refinitiv è popolare tra gli azionisti”. Non solo. Secondo de Blonay, “se l’offerta dovesse venire respinta su questa base, potrebbe aprire la porta ad altri offerenti, il che potrebbe portare ad una situazione di guerra delle offerte”. In definitiva, “si tratta di un accordo altamente condizionato con un tortuoso processo antitrust che porta con sé molta incertezza”.

LONDRA POTREBBE DIVENTARE TROPPO GRANDE PER ESSERE COMPRATA

Neil Wilson, capo analista di mercato di Markets.com, parla invece di “ultimo lancio del dado”: “Si tratta delle ultime offerte per Lse” visto che con l’assorbimento di Refinitiv “probabilmente diventerebbe troppo grande per essere inghiottita dalla Borsa di Hong Kong. La questione ora – ha aggiunto – è se questo approccio costringerà altri a unirsi al party e a scatenare una guerra di offerte. Non tutti sono così entusiasti di un accordo con Refinitiv come suggerisce l’aggiustamento del prezzo delle azioni”.

GLI OSTACOLI POLITICI FRENANO L’OPERAZIONE

Più scettico sull’operazione Ben Kelly, analista di Louis Capital, secondo cui “a prima vista l’approccio” all’operazione di Lse con Hong Kong “appare opportunistico e basato sulla debolezza della sterlina, ma non tanto se si guarda al multiplo EV/Ebitda di LSE, già a livelli storicamente elevati”. Tuttavia, ha chiarito, “non ci si aspetta che l’affare venga concluso, sopratutto per ragioni politiche” visto che Lse verrebbe rilevata “da una società di Hong Kong che è per il 6% di proprietà dello Stato, e anche gli Stati Uniti potrebbero obiettare. L’offerta è inoltre destinata a fallire in quanto non è abbastanza alta, gli azionisti britannici non vorranno azioni quotate a Hong Kong, e perché è anche condizionata alla chiusura dell’operazione Refinitiv”.

I CINESI METTEREBBERO LE MANI SULLE BORSE BRITANNICHE, ITALIANE E I MERCATI DEL DEBITO EUROPEI

Sulla stessa linea anche Chris Turner, analista di Berenberg, per il quale l’offerta di Hong Kong per la Borsa di Londra “è sorprendente, data l’assenza di sovrapposizioni operative tra i due gruppi”. Tuttavia, “i rischi politici sono l’ostacolo principale”, in quanto la potenziale acquisizione “vedrebbe una società cinese acquisire i principali mercati azionari sia del Regno Unito sia dell’Italia, nonché infrastrutture chiave per i mercati europei del debito”. Per questo Turner si aspetta che LSE continui a perseguire “la logica reddituale a breve termine e la logica strategica a lungo termine dell’accordo con Refinitiv”.

ANCHE PROBLEMI DI SICUREZZA NAZIONALE POTREBBERO MINARE L’ACCORDO

Alberto Tocchio, responsabile degli investimenti di Colombo Wealth, si è detto “non troppo sorpreso” della notizia dell’offerta di Hong Kong, dato che la Cina “è ancora un mercato inesplorato per gli stranieri e il recente flusso di notizie stava lavorando in quella direzione. Il mercato cinese – ha aggiunto – si sta aprendo a un ritmo molto veloce. In questo caso specifico, tuttavia, l’accordo potrebbe anche essere annullato in quanto potrebbero sorgere problemi politici e di sicurezza nazionale. Non sarà un processo facile”.

L’ACCORDO HA SENSO PER LONDRA CHE VUOLE ESSERE UN HUB PER LO YUAN

Andrew Sullivan, direttore di Pearl Bridge Partners, ha invece evidenziato come un acquisto della London Stock Exchange da parte dei cinesi “abbia senso, perché esiste già un legame con la London Metal Exchange”. Ed è anche “opportuno sulla base di una sterlina debole. La combinazione proposta avrebbe senso per Londra, che vuole rimanere un hub per lo yuan”.

LA CINA STA CERCANDO DI UTILIZZARE LA LSE PER LA QUOTAZIONE DI AZIONI ASIATICHE

Manish Singh, direttore degli investimenti di Crossbridge Capital, ha evidenziato che “ci vorranno decenni, se non anni, prima che qualsiasi paese asiatico costruisca uno scambio del calibro e dell’importanza di LSE. Il modo più semplice per la Cina/HK/Asia” di averne uno simile “è acquistare una partecipazione azionaria o addirittura la piena proprietà, dato che la Cina sta cercando di utilizzare la LSE per la quotazione di azioni asiatiche. La fiducia tra Cina e Stati Uniti non è destinata a crescere e il Regno Unito potrebbe trarne beneficio”.

L’OFFERTA DELLA HKEX AFFRONTA RISCHI NORMATIVI SIGNIFICATIVI MA SE ANDASSE IN PORTO CREEREBBE LA PIÙ GRANDE BORSA A LIVELLO GLOBALE

Infine, per Sharnie Wong, analista di Bloomberg Intelligence “l’offerta della HKEX affronta rischi normativi significativi. Ad esempio la mancata fusione di Deutsche Boerse con LSE è stata ostacolata da questioni politiche e l’offerta di SGX del 2011 per ASX è stata respinta dalle autorità di regolamentazione australiane per motivi di interesse nazionale. L’operazione, se dovesse procedere, creerebbe la più grande borsa a livello globale e coglierebbe opportunità di reddito, dato che la Cina sta accelerando l’apertura dei suoi mercati dei capitali ai competitor internazionali”.

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