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Ecco dove il Made in Italy tornerà a crescere. Report Sace

Export Distretti

A partire dal 2021 l’export italiano seguirà sentieri di rapida ripresa e crescita in alcuni mercati e recupererà il terreno perso in altri nell’anno buio della pandemia. Buone soddisfazioni dovrebbero arrivare al nostro Paese dall’estremo oriente e non solo nei rapporti commerciali con il gigante cinese. Il rapporto Sace “Ritorno al futuro: anatomia di una ripresa post-pademica”, fa una disamina delle economie orientali più promettenti per il nostro Paese.

Corea del Sud: il contrasto alla pandemia la chiave del successo

La Corea del Sud è uno dei Paesi che ha saputo contrastare meglio gli effetti della pandemia. Il piccolo Stato orientale è diventato il terzo mercato per i nostri prodotti nella regione a seguito del crollo delle vendite italiane verso Hong Kong (-25,6%). Secondo gli analisti di Sace la domanda coreana di prodotti italiani continuerà con vigore anche nel 2021, superando anche i valori pre-crisi grazie a un tasso di crescita previsto all’11,2%. Il Paese beneficia dell’accor­do di libero scambio tra il Paese e la Ue in vi­gore da un decennio. A guidare la ripartenza saranno i beni di consumo, che valgono per oltre il 40% delle nostre esporta­zioni. Nel Paese è molto apprezzata la moda italiana, tanto che il tessile e l’abbigliamento rappresentano un quinto delle nostre esportazioni che dovrebbero crescere del 20,2%. Prospettive favorevoli anche per i mez­zi di trasporto (+15,4%), che continueranno la crescita dopo il risultato positivo dello scorso anno.

Giappone: crescita dell’export al +14%

In Giappone è atteso un recupero a pieno ritmo delle esportazioni di beni italiani. Anche in questo caso a favorire le relazioni commerciali c’è un Accordo di partenariato economico con l’Ue in vigore dal 2019. Nel prossimo anno l’export italiano in Giappone dovrebbe crescere del 14,3%. Il balzo sarà rilevante per i beni di consumo (+14,8%, soprattutto tessile), seguito da alimentari e be­vande (+12,1%), beni di investimento (+18,4%, soprattutto meccanica strumentale e mezzi di trasporto) e, in misura relativamente inferiore, per i beni intermedi, seppure con la gomma e plastica a +16,1%.

Vietnam: l’attrazione per la moda italiana

L’Italia è il secondo fornitore europeo del Vietnam dopo la Germania e anche per il 2021 le dinamiche delle esportazioni si confermano positive. La ripartenza del settore tessile e abbigliamento vietnamita, le cui vendite estere valgono oltre il 15% del Pil, si traducono in opportunità di export per le nostre aziende produttrici di macchine per impieghi tessili e per quelle della moda (+22,8% nel 2021). Anche in Vietnam, come in Cina, Usa e in UE, lo Stato farà la sua parte per garantire la ripartenza del Paese mettendo in piedi un sostanzioso piano di investimenti pubblici da 119 miliardi di dollari in quattro anni. Il programma vuole sviluppare le infrastrutture e migliorare la connetti­vità con le altre economie della regione. Le imprese italiane tecnologiche e delle costruzioni infrastrutturali potranno fare la loro parte.

Taiwan: bene apparecchi elettrici e meccanica strumentale

L’economia dell’isola è stata tra le meno impattate dalla pandemia, grazie a una gestione efficace del sistema sanitario e al boom della doman­da estera di prodotti elettronici, in cui il Paese è altamente specializzato. Nel 2021 le esportazioni italiane nel paese saliranno +7,5%. Il contesto economico e produttivo taiwanese ha creato inte­ressanti opportunità per le nostre imprese degli apparecchi elettrici (+41% nel 2020 e +6,1% nel 2021). Risulta positivo anche l’export di mezzi di trasporto (+16,7%), e di meccanica strumentale (+9,7%) che quest’anno recupererà completa­mente il calo dei dodici mesi precedenti.

Malesia: l’export italiano punta sui beni di investimento

A spingere la crescita dell’export italiano in Malesia, stimata dagli analisti di Sace al +14,1% nel 2021, saranno le oscillazioni delle quotazioni petrolifere e la crescita di domanda di prodotti elettronici. Tuttavia biso­gnerà attendere il 2022 per il completo recupe­ro dei valori pre-crisi. I rischi del mercato malese derivano da una recrudescenza dei contagi che già nella tarda primave­ra ha costretto il governo a imporre nuove restrizioni. Il Made in Italy potrà contare sulla domanda malese di beni d’inve­stimento, in particolare meccanica strumentale (+19%) e apparecchi elettrici (+12,6%), fun­zionali al continuo sviluppo della manifattura avanzata nel Paese.

Thailandia: attesa della ripartenza del turismo

L’economia thailandese, fortemente dipendente dal settore turistico (circa il 20% del PIL), è stata fortemente danneggiata dalle restrizioni alla libera circolazione imposte dalla pandemia. Le autorità di Bangkok aspettano nel 2021 di ri­cevere solamente 700.000 turisti nel Paese (nel 2019 erano oltre 49 milioni). Questa flessione si riflette anche sull’export italiano che, nonostante la cre­scita dell’8,8% prevista per quest’anno, riuscirà a recuperare i livelli pre-crisi solo nel 2022. Anche il Thailandia lo Stato interverrà per risanare le sorti dell’economia. È previsto un piano di investimenti pubblici di 33 miliardi di dollari e della durata di 7 anni, dal 2020 al 2027. Le nostre esportazioni, che sono legate all’andamento dei beni di investimento (+7,6% nel 2021), potranno beneficeranno anche di un aumento di domanda derivante dal sostanzioso intervento pubblico.

India ripresa lenta e difficoltosa

La ripresa della pandemia da Covid19 in India nei mesi di aprile e maggio ha rallentato la ripresa economica. La frenata ha avuto ripercussioni anche sull’export italiano nel Paese che, seppur previsto in crescita dell’11% nel 2021 dopo il -23,9% del 2020, impiegherà ancora diverso tempo prima di tornare ai livelli pre-crisi. La ripar­tenza economica di Delhi dipenderà dall’evoluzione della domanda interna che è strettamente legata al successo della campagna vaccinale. Anche in questo caso il Governo interverrà con un massiccio piano di aiuti pubblici molti dei quali saranno dirottati nella costruzione della “National Infrastructure Pipeline” che influenzerà inevitabilmente il re­cupero delle esportazioni italiane di beni di in­vestimento nel Paese che nel 2021 cresceranno del 12% (-25,2% nel 2020).

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