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Ecco cosa prevede la dieta finanziata dell’Ue

Secondo uno studio britannico, manzo e agnello ricevono 580 volte più sussidi dall’Ue rispetto ai legumi, nonostante Bruxelles promuova una transizione verso modelli alimentari più vegetali e anche gli scienziati invitino ad assumere una quota maggiore delle proprie proteine da altre fonti. Fatti, numeri e commenti

 

Chi decide cosa mangiamo? Secondo Martin Bowman, attivista e autore di un recente rapporto dell’organizzazione benefica Foodrise, i politici sono profondamente coinvolti nell’influenzare la produzione e il consumo alimentare. Questo perché scelgono loro quali industrie sostenere. E stando al rapporto di Foodrise, ci sarebbe un abisso tra i sussidi riservati alla carne e quelli destinati ai legumi, con una particolare generosità nei confronti di manzo e agnello. A dispetto di quanto auspicato dagli scienziati, che raccomandano di passare a diete con meno carne sia per ragioni sanitarie che ambientali.

I dati dell’analisi si basano su uno studio accademico disponibile come preprint, che ha ricostruito la distribuzione dei sussidi europei nel 2020 utilizzando la stessa metodologia di una ricerca pubblicata nel 2024 sulla rivista Nature Food. All’epoca, alcuni esperti avevano invitato alla cautela sull’entità esatta della disparità, pur senza contestarne l’esistenza.

IL DIVARIO NEI SUSSIDI

Il dato più evidente emerso dal rapporto di Foodrise riguarda le proporzioni. Nel 2020 manzo e agnello hanno ricevuto sussidi 580 volte superiori rispetto ai legumi. Anche il maiale presenta uno scarto significativo, con finanziamenti quasi 240 volte maggiori rispetto a quelli destinati alle colture proteiche vegetali. I prodotti lattiero-caseari, inoltre, hanno beneficiato di sovvenzioni 554 volte più elevate rispetto a noci e semi.

Secondo l’analisi di Foodrise, questi numeri riflettono un sostegno definito “ingiusto” alle diete ricche di carne, considerate poco salutari dalla comunità medica e dannose per il clima dagli scienziati ambientali.

COME FUNZIONA LA POLITICA AGRICOLA COMUNE

Quasi un terzo del bilancio dell’Unione europea è destinato al sostegno degli agricoltori attraverso la Politica agricola comune (Pac). La maggior parte dei fondi viene assegnata in base alla dimensione delle aziende agricole, più che a obiettivi strategici legati alla salute o alla sostenibilità.

Carne e latticini intercettano una quota consistente delle risorse anche perché il sistema di sussidi include i terreni utilizzati per produrre mangimi destinati agli animali. Una volta conteggiati anche questi finanziamenti indiretti, la distanza rispetto alle colture vegetali aumenta ulteriormente.

LE CIFRE COMPLESSIVE

Nel 2020, secondo il rapporto, carne e latticini hanno ricevuto complessivamente 39 miliardi di euro in sussidi. Nello stesso anno, frutta e verdura si sono fermate a 3,6 miliardi di euro, mentre i cereali hanno ottenuto 2,4 miliardi.

Bovini e ovini, che richiedono superfici più estese rispetto ad altri allevamenti come quelli di suini o pollame, tendono inoltre a beneficiare di fondi aggiuntivi destinati a regioni e settori in difficoltà, che si sommano ai pagamenti calcolati per ettaro.

Per Bowman, inoltre, il sostegno risulta sproporzionato anche prima di considerare i costi sociali indiretti, come l’inquinamento: “È scandaloso che miliardi di euro dei contribuenti europei vengano utilizzati per sostenere un’industria ad alte emissioni in un momento in cui gli scienziati ci dicono che dobbiamo – per ragioni sanitarie e ambientali – passare a diete con meno carne”.

LA QUESTIONE DELLA CATENA DEI SUSSIDI

Anniek Kortleve, ricercatrice dell’Università di Leida e autrice principale dello studio accademico, ha evidenziato la necessità di considerare l’intera catena dei finanziamenti, inclusi quelli che transitano attraverso i mangimi destinati al bestiame. “La nostra analisi mostra che il sostegno della Pac è fortemente concentrato sugli alimenti di origine animale rispetto alle calorie che forniscono, mentre le proteine vegetali come i legumi ricevono un supporto molto limitato – ha detto -. [Ciò avviene] anche se le strategie dell’Ue chiedono sempre più spesso di adottare diete più ricche di alimenti vegetali per motivi di salute e sostenibilità”.

Dal 2023 alcuni vincoli ambientali sono stati collegati ai pagamenti della Pac, ma secondo gli esperti non si registrano cambiamenti significativi nella composizione complessiva delle aziende agricole europee.

IL DIBATTITO POLITICO

Nel 2024 un dialogo tra agricoltori, distribuzione, comunità scientifica e organizzazioni ambientaliste, promosso dalla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, ha riconosciuto che il consumo europeo di proteine animali supera le raccomandazioni scientifiche e ha indicato la necessità di favorire una transizione verso modelli alimentari più vegetali.

Nel frattempo, le innovazioni nel settore delle proteine alternative e il progressivo calo dei consumi di carne incontrano la resistenza di parte delle lobby agricole e di alcuni esponenti politici. A novembre, il Parlamento europeo ha votato per vietare ai prodotti vegetali l’uso di denominazioni tradizionalmente associate alla carne, come “bistecca”, “burger” e “salsiccia”, in assenza di ingredienti di origine animale.

“Non credete alle aziende della carne e dei latticini quando dicono che i politici che promuovono diete sane e sostenibili stanno dicendo alle persone cosa mangiare – ha dichiarato Bowman ribadendo il ruolo delle istituzioni nelle scelte alimentari collettive -. È una posizione molto cinica”.

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