Economia

Ecco come Usa, Uk, Francia e Germania fanno il check-up agli investimenti stranieri. Relazione dei Servizi segreti

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Che cosa si legge in un approfondimento sullo “screening degli investimenti esteri” contenuto nella Relazione annuale del Dis presentata oggi a Palazzo Chigi

 

La crescente, avvertita esigenza di rafforzare le capacità di vaglio degli investimenti esteri da parte dei Governi, così da coglierne in sicurezza tutte le opportunità, ha trovato testimonianza, oltre che nelle
iniziative avviate a livello UE, nei provvedimenti adottati dai principali Paesi occidentali per affinare i meccanismi esistenti.

Francia.

Con il Decreto del 29 novembre 2018 – in vigore dal 1° gennaio 2019 – Parigi ha ulteriormente esteso, nella previsione del Code Monétaire et Financier, il novero (già ampliato dal cd. Decreto Montebourg del 2014) dei settori sottratti alla libertà delle transazioni con l’estero in quanto essenziali a garantire gli interessi del Paese in materia di ordine pubblico, sicurezza pubblica o difesa nazionale, includendovi in particolare: cybersecurity, intelligenza artificiale, robotica, fabbricazione additiva (stampa 3D) e semiconduttori.

Germania.

Il 19 dicembre 2018 il Governo Federale ha emendato la normativa in materia abbassando dal 25 al 10% la soglia che, in caso di acquisizione da parte di un soggetto extraeuropeo, fa scattare il potere d’intervento dello Stato, di cui è stato così sensibilmente ampliato il margine di azione. La misura, oltre ad interessare le aziende operanti nei settori difesa e sicurezza ovvero nelle infrastrutture critiche – quali energia e telecomunicazioni – si estende, innovativamente, a quelle dei mezzi di informazione, che contribuiscono a formare l’opinione pubblica. Già nel 2017 Berlino aveva operato una revisione della normativa in senso restrittivo prevedendo, tra l’altro, l’estensione da 2 a 4 mesi del termine di cui dispone il Governo per svolgere gli approfondimenti del caso nonché la possibilità, in ipotesi determinate, di procedere alla revisione di un’operazione sino a cinque anni dopo il suo perfezionamento.

Regno Unito.

È dell’11 giugno 2018 il Decreto con cui il Governo britannico ha drasticamente abbassato da 70 ad un milione di sterline la soglia di fatturato che fa scattare il potere di vaglio dello Stato sulle acquisizioni estere di aziende operanti nei settori della difesa, del dual use e dell’alta tecnologia (hardware informatico e tecnologia quantistica). Il provvedimento, mirante a tutelare le piccole e medie imprese innovative, si inserisce in un vivace dibattito che Oltremanica fa da tempo registrare, da un lato, istanze a sostegno di un inasprimento dei controlli (significativo è l’ampio pacchetto di proposte contenuto nel Green Paper presentato nell’ottobre 2017 dal Department for
Business, Energy and Industrial Strategy) e, dall’altro, spinte a mantenere la tradizionale apertura del sistema britannico ai capitali esteri, anche in vista degli scenari post-Brexit.

USA.

Washington, nell’agosto 2018, ha rafforzato – attraverso il Foreign Investment Risk Review Modernization Act (FIRRMA) – le prerogative del Committee on Foreign Investment in the United States
(CFIUS), organo preposto al vaglio di tutti gli investimenti diretti esteri verso operatori economici del Paese di interesse per la sicurezza nazionale. La novità di maggior rilievo introdotta dal FIRRMA, insieme con la natura obbligatoria di alcune notifiche, è l’ampliamento del mandato del CFIUS che, oltre all’ambito delle operazioni intese ad acquisire il controllo di un’impresa statunitense, arriva ad includere qualsiasi tipo di investimento estero – fatta eccezione per quelli passivi – in aziende che trattino “tecnologie critiche”, “infrastrutture critiche” o dati personali sensibili dei cittadini USA. Tra le operazioni incluse
ex novo tra quelle soggette all’esame del CFIUS, in quanto potenzialmente in grado di facilitare azioni di spionaggio, quelle immobiliari, ove esse riguardino sedimi portuali o aeroportuali ovvero immobili e terreni collocati in prossimità di installazioni militari o comunque sensibili. Di rilievo quanto previsto circa il ruolo dell’intelligence – con il DNI deputato a fornire analisi sui profili di sicurezza e sui rischi delle operazioni disciplinate dalla normativa, individuando anche eventuali gap informativi – nonché in ordine allo scambio informativo con partner ed alleati che il CFIUS è chiamato a procedimentalizzare.

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