Economia

Ecco come le banche scaricano sui correntisti i costi dei salvataggi bancari

di

FABI

I salvataggi privati delle banche attraverso in particolare il Fondo interbancario di tutela dei depositi (Fitd) inizia a riverberarsi anche sui correntisti attraverso maggiori commissioni. Tutti i dettagli

I salvataggi privati delle banche – dunque senza l’intervento diretto dello Stato – attraverso in particolare il Fondo interbancario di tutela dei depositi inizia a riverberarsi anche sui correntisti.

E’ questo quello che si ammette nel sistema bancario dopo quello che sta emergendo da approfondimenti giornalistici (qui quello della scorsa settimana di Start Magazine).

Ma ad influire l’incremento delle commissioni sui conti correnti – secondo gli analisti dei bilanci bancari – è anche una risposta alla politica dei tassi negativi. Ecco tutti i dettagli

I NUMERI DELL’ABI

D’altronde l’Abi ha chiarito che tra il 2015 e il 2018 l’impegno degli istituti suoi associati, sommando i contributi ai vari fondi, è stato di 12,2 miliardi. Dunque escludendo i salvataggi di Carige e Popolare di Bari, varati tra settembre e dicembre 2019. E se nel 2018 in media la spesa di gestione annua del conto corrente rispetto al 2017 è cresciuta di quasi il 10% (ovvero 7,5 euro in più), arrivando a toccare quota 86,9 euro, c’è da aspettarsi che per il 2019 e seguenti l’aumento continui.

CHE COSA HA SCRITTO IL CORRIERE ECONOMIA

Stando a quanto riportato il 20 gennaio da L’Economia del Corriere della Sera, l’aumento dei costi per gli utenti è stato marcato negli ultimi mesi. Negli istituti tradizionali l’indicatore del costo annuo standard di un conto corrente per famiglie con uso medio della banca è salito da settembre al 14 gennaio del 4,8% a 145 a 152 euro in media. “Il vero balzo dei costi si ha nelle banche online, da 25 euro l’anno a 33 in media. Dal 1° febbraio sarà il turno di Fineco con l’addio del conto a costo zero (salirà a 3,95 euro al mese). L’era del costo zero per i conti online potrebbe essere quindi finita con l’arrivo di aumenti sia dei canoni che delle commissioni”, ha scritto Finanzaonline.

IL REPORT DI MEDIOBANCA

Ma che cosa dicono gli analisti? “Nella nostra ricerca recente dedicata alle banche italiane – hanno rimarcato gli analisti di Mediobanca Secutities in un report dedicato alle banche – abbiamo fatto riferimento ai margini di repricing alti che Banco BPM e Banca Popolare di Sondrio detengono e sempre a Banca Popolare di Sondrio e Creval, come a quelle banche che beneficerebbero dell’aumento delle commissioni con un rialzo più consistente dell’utile per azione stimato”.

EFFETTO TASSI NEGATIVI?

Tuttavia “notiamo – aggiunge Mediobanca – che un eventuale aumento delle commissioni in risposta ai tassi negativi finirà probabilmente con il distribuire i costi dei tassi di interesse negativi in modo asimmetrico colpendo una platea (di clienti) più alta, con un sostegno agli utili di più lunga durata rispetto a quanto avverrebbe con il semplice trasferimento dei tassi di interesse negativi ai depositanti. Intravediamo una crescita stagnante del giro d’affari su base lorda, accompagnata da una evoluzione piatta dei costi, con la normalizzazione del costo del rischio che si confermerebbe l’unico potenziale fattore di spinta per i conti economici. Siamo outperform su Unicredit, Ubi Banca e Credem“.

L’INCHIESTA DEL GIORNALE

Già a dicembre Il Giornale in un articolo di Camilla Conti scriveva che “a pagare il prezzo di risoluzioni e salvataggi sono state anche le big del credito sane versando copiosi oboli ai vari fondi di sistema aperti come paracadute. Ma ora la tassa si riversa sui correntisti con l’aumento dei costi dei conti. E si fa ancora più salata nell’epoca dei tassi negativi, in ci gli istituti devono ricavare più commissioni da servizi per compensare l’erosione del margine netto da interessi”.

Tra gli istituti che hanno già annunciato rincari, ricordava il Giornale, ci sono Ubi, che ha imposto un aumento di 16,3 euro sui costi di gestione per conti con spese pari a 18,4 euro, e Bper, che da ottobre ha introdotto un fisso trimestrale di 3 euro. Inoltre CheBanca! dal primo gennaio ha portato il canone annuo del conto Yellow da 24 a 36 euro mentre Fineco da febbraio introdurrà un costo di gestione di 3,95 euro al mese. Nessun rincaro previsto al momento per i clienti di Montepaschi e di Banco Bpm.La prima a muoversi è stata però Intesa Sanpaolo, nel 2017: con giacenze superiori ai 2mila euro e fino ai 10mila, sono arrivati rincari da 20 centesimi a 8,4 euro al mese per salire fino a oltre 100 euro.

L’APPROFONDIMENTO DI START MAGAZINE

Ma cosa sta succedendo ai risparmi degli italiani e alle commissioni dei conti correnti bancari? Molto semplice, ha scritto la scorsa settimana Start Magazine in un approfondimento di Manola Piras: le banche – che in questi anni hanno sostenuto costi notevoli per i salvataggi degli istituti in difficoltà foraggiando vari fondi fra cui Atlante, il Fondo di risoluzione e il Fondo interbancario di tutela dei depositi (Fitd) – chiedono un obolo ai propri clienti.

Obolo che, considerando gli oltre 2mila miliardi depositati nei loro forzieri, si trasforma in milioni di ricavi aggiuntivi. Occorre ricordare peraltro che il Fitd – protagonista delle ultime due operazioni salva banche, quella per Carige e quella per Popolare di Bari, ancora non conteggiate tra gli esborsi – risarcisce i correntisti di istituti falliti su giacenze fino a 100mila euro.

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