Economia, Primo Piano

Ecco come e quanto la frenata della Germania impatterà sull’Italia. Numeri e analisi

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L’approfondimento dopo i negativi dati congiunturali della Germania su pil e produzione industriale

 

“Nel 2019, l’Italia si troverà a fronteggiare un forte rallentamento della domanda da parte del suo partner strategico, la Germania. Sono undici le regioni italiane più esposte al rallentamento tedesco: quelle le cui esportazioni verso la Germania pesano più del 20 per cento del loro valore aggiunto (in un caso, il Trentino Alto Adige, superano il 40 per cento). Queste regioni dipendenti dalla domanda tedesca contribuiscono quasi all’80 per cento del valore aggiunto italiano”.

E’ quello che scriveva con una certa lungimiranza il centro studi di Confindustria a marzo, prefigurando l’impatto del rallentamento dell’industria tedesca sul settore manifatturiero italiano.

I dati degli ultimi giorni giunti dalla Germania confermano le previsioni di molti analisti.

GLI ULTIMI DATI CONGIUNTURALI DELLA GERMANIA

L’economia della Germania si contrae nel secondo trimestre. Nel secondo trimestre il Pil è sceso dello 0,1% rispetto al trimestre precedente. Una contrazione del pil che “spalanca la porta di una recessione tecnica, dopo due trimestre consecutivi in negativo”, ha commentato Klaus Borger del centro studi tedesco Kfw Research.

LE RELAZIONI ECONOMICHE GERMANIA-ITALIA

Quali sono i rapporti economici e industriali fra Germania e Italia? “I tedeschi acquistano in Italia componenti, semilavorati ad alto valore aggiunto, li assemblano con le loro produzioni e vendono il tutto in Cina, con la potenza di fuoco di marchi come Bmw, Volkswagen, Bosch o Siemens, arrivando lì dove noi non abbiamo la dimensione d’impresa e la capacità distributiva per arrivare”, ha scritto oggi il Sole 24 Ore.

I NUMERI DELL’INTERSCAMBIO

Nel 2018 l’interscambio Italia-Germania ha raggiunto la cifra record di oltre 128 miliardi di euro. Di solo export “Made in Italy” abbiamo totalizzato oltre 58 miliardi di vendite, pari a un +3,7% di crescita sul 2017. Quattro macro-settori, da soli, compongono quasi la metà di tutto l’export italiano in Germania: meccanica strumentale (17%), metalli (15%), mezzi di trasporto e componentistica automotive (12%) e chimica-farmaceutica (10%) – ha aggiunto il Sole – Su 100 miliardi di export di componentistica automotive, nel 2018, 40 miliardi derivano da vendite verso la Germania.

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Ecco di seguito un estratto del report del Csc di Confindustria diretto da Andrea Montanino (qui il report integrale):

La Germania è il principale partner del manifatturiero italiano, non solo commerciale (il 12,5 per cento delle esportazioni italiane sono dirette in Germania), ma anche produttivo. Infatti, l’economia italiana e quella tedesca sono specializzate in fasi diverse e complementari delle filiere internazionali di produzione: relativamente più a monte quella italiana, ossia come fornitore di semilavorati e componenti, e più a valle quella tedesca, cioè più vicino agli acquirenti di beni finali.

Si tratta, nella maggioranza dei casi, di commercio di beni intermedi e d’investimento, quindi di scambi che avvengono prevalentemente tra le imprese. Ciò vale, con diversa intensità, in entrambe le direzioni degli scambi: da una parte, valore aggiunto manifatturiero italiano attivato dalla produzione tedesca (dato dai semilavorati italiani incorporati nei beni finali tedeschi); dall’altra, in minor misura, valore aggiunto tedesco incorporato nei manufatti finali italiani. Tutto ciò si riflette nell’elevato grado di correlazione dell’economia italiana con quella tedesca, che si riscontra nell’export (Grafico A), nella produzione e più in generale nel PIL.

La presenza del manifatturiero italiano nel mercato tedesco è ben radicata e diversificata. In particolare, la metallurgia (20 per cento del totale esportato italiano), la gomma e materie plastiche (18,6 per cento) e gli autoveicoli (16 per cento) sono i principali prodotti italiani venduti in Germania.

Quest’ultimo comparto rappresenta al meglio il grado di integrazione raggiunto dai due Paesi. L’Italia, grazie all’eccellenza nella produzione di componenti per auto, partecipa indirettamente al successo tedesco e ne trae beneficio; nel 2017, il 20 per cento della componentistica auto italiana venduta all’estero è stato destinato alle imprese tedesche.

 

Nel 2019, l’Italia si troverà quindi a fronteggiare un forte rallentamento della domanda da parte del suo partner strategico, la Germania. Sono undici le regioni italiane più esposte al rallentamento tedesco (Grafico B): quelle le cui esportazioni verso la Germania pesano più del 20 per cento del loro valore aggiunto (in un caso, il Trentino Alto Adige, superano il 40 per cento).

Queste regioni dipendenti dalla domanda tedesca contribuiscono quasi all’80 per cento del valore aggiunto italiano. Dunque, proprio la forte integrazione produttiva che si è realizzata negli ultimi venti anni tra i due paesi, che sono i due più importanti esportatori manifatturieri europei, contribuendo al successo delle esportazioni italiane negli scorsi anni, potrebbe frenare la crescita dell’economia italiana, come già nella parte finale del 2018.

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